Il diritto a drogarsi ed altro ancora

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Il diritto a drogarsi: Intervista a Line Beauchesne

In questo mondo sempre più complesso che galleggia immerso nella sovra stimolazione sensoriale e dove la Dittatura del Risultato regna indisturbata, che ruolo spetta alle sostanze stupefacenti? Ha ancora senso la distinzione fra droghe leggere e droghe pesanti? Siamo ancora convinti che la cannabis conduca inevitabilmente al consumo di eroina? Esiste un definitivo diritto a drogarsi?

Lo abbiamo chiesto a Line Beauchesne, criminologa canadese specializzata in sostanze stupefacenti e diritto penale.

SSIT: Che ruolo hanno le droghe nella nostra società e cosa implica esserne dipendenti?

Partiamo dal presupposto che non è detto che una dipendenza sia automaticamente negativa. Tutti siamo dipendenti. Dipendenti da un prestito, dal nostro lavoro, da nostro marito, da nostra moglie o dai nostri figli. Tutti abbiamo delle dipendenze. Come diceva Freud, assumere una qualsiasi droga rappresenta una ricerca d’indipendenza. Attraverso il suo consumo vogliamo fare finta di non avere tutte le altre dipendenze.

SSIT: Ha ancora senso distinguere fra droghe leggere e droghe pesanti?

Non ha senso isolare una sostanza affermando che sia leggera o pesante in sé. Se racconto che ieri ho bevuto due birre nessuno mi darà importanza, ma se racconto che ieri ho bevuto due birre, prima di andare al lavoro, alle nove di mattina, il discorso è diverso. Parliamo dello stesso prodotto che però svolge due funzioni differenti relative al contesto. È ovvio che ci siano delle sostanze che producano una farmacodipendenza maggiore, ad esempio, non bevo uno whisky alla stessa maniera con cui bevo una birra, ma tutto dipende da come si consuma, dalla relazione con la sostanza e dal contesto in cui mi trovo. Invece che di droghe leggere o pesanti, preferisco parlare di consumo leggero o pesante perché una cosa è un giovane che fuma cannabis dalla mattina alla sera e ne fa quindi un consumo pesante, un’altra cosa e se lo stesso giovane qualche volta fuma una canna con gli amici per divertirsi o per ridurre l’ansia, alla vigilia di un esame. Siamo d’accordo che il consumo non sia più un consumo problematico.

SSIT: Droghe leggere e droghe pesanti, è un limite seguire questa separazione fittizia?

La differenza è banalizzante e impedisce di vedere che non sono le sostanze in quanto tali ad essere buone o cattive, ma che, al contrario, la riflessione da approfondire è in relazione al tipo di consumo e soprattutto in relazione al tipo di mercato che inquadra una sostanza. Se il mercato è legale e quindi regolamentato, oppure se è illegale, e quindi si può alterare la qualità dei prodotti e la distribuzione non è controllata. Questi aspetti rendono problematica la gestione di una sostanza e possono complicare la relazione della persona con la sostanza stessa. Le ragioni per le quali abbiamo cominciato a proibire alcune droghe non hanno assolutamente niente a che vedere con la protezione della salute pubblica. Se domani mattina proibissero il caffè sono sicura che si svilupperebbe un mercato illegale dove si potrebbe comprare caffè di ogni tipo, prodotto in maniere non verificabili e quindi potenzialmente pericolose. Il problema, quindi, è il caffè o il suo status di illegalità?

SSIT: Cosa ne pensa della “teoria del passaggio” e cioè di chi afferma che il consumo di cannabis conduca a quello delle droghe pesanti?

Penso che delle semplici correlazioni vengano trasformate in causalità.

SSIT: In che senso?

Si dice che tutti gli eroinomani hanno consumato cannabis e quindi la cannabis porti all’eroina. Questa è una correlazione. Come lo è dire che, quando erano bambini, tutti gli eroinomani hanno bevuto latte. Alla stessa maniera tutti i motociclisti hanno cominciato pedalando sopra una bicicletta, ma non vogliamo mica sostenere che andare in bicicletta conduca per forza alla patente per la moto? Potrei anche arrivare a dire che, forse, ogni volta che bevo un bicchiere d’acqua, qui in Canada, qualcuno si suicida a New York. Forse, statisticamente, può anche essere vero, ma questa resta una correlazione. Può essere che esista una relazione fra questi due comportamenti ma non è di causa, non c’è causalità. Non è certamente il mio bicchiere d’acqua che provoca il suicidio. Nel nostro caso, affinché si tratti di una relazione di causalità, bisognerebbe che la maggioranza dei consumatori di cannabis consumi anche eroina, ma non è certamente il nostro caso.

SSIT: Lei crede esista un diritto a drogarsi?

Certo, il diritto a drogarsi è uno dei diritti più evidenti. Le nostre vite sono gestite grazie a differenti droghe. Se avete male alla testa, ad esempio, andrete a cercare dell’aspirina. Oppure, se volete, potete bere del vino mangiando o ubriacarvi per svariati motivi. E ancora, prendiamo il caffè tutti i giorni, per cominciare le nostre giornate. Bisogna semplicemente uscire dalle definizioni giuridiche riguardanti le droghe e riflettere sulla definizione medica: una droga è qualsiasi sostanza che agisce sul sistema nervoso centrale. Il tabacco è una droga, il caffè è una droga, le medicine sono droga, la differenza è la loro prescrizione, oppure il loro stato di legalità o illegalità.

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