Intervista a Beppe Croce presidente di Federcanapa

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Intervista a Beppe Croce, presidente di Federcanapa. A seguito del decreto del Ministero della Salute del primo ottobre scorso, che ha stabilito che le “composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di cannabis” rientrano nella tabella medicinali, sezione B, del Testo Unico Stupefacenti (DPR 309/1990), la federazione italiana di settore Federcanapa ha annunciato ricorso al Tar per impugnare il suddetto decreto.

Qual è il suo punto di vista su quanto deciso dal Ministero della Salute con il Decreto del 1° Ottobre?
A mio avviso si è trattato di un atto che ha portato ad un grave arretramento della situazione. La controversia di base è rappresentata dal fatto che questa decisione sia stata presa nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia decisamente scoraggiato gli Stati dall’inserire il CBD e i relativi derivati nelle tabelle degli stupefacenti. Questo è accaduto a ridosso della riunione del Comitato delle Nazioni Unite sugli stupefacenti tenutasi a Vienna negli scorsi giorni. Sono state affrontate una serie di raccomandazioni sulla cannabis e il CBD dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, con le posizioni dell’UE che appaiono tutt’ora incerte. Sarebbe necessario che sia adottata una linea guida a favore di quanto richiesto.
Tornando alla situazione nazionale, nonostante dalla legge in vigore sulla filiera certi utilizzi siano ammessi, la presa di posizione del Ministero della Salute italiano rischia di creare grandissimi problemi alle attività adibite all’estrazione sia a livello di cosmesi che a livello alimentare.


Per il vostro ricorso al Tar riguardo l’impugnazione del decreto Speranza, come intendete basare la vostra azione?
Confermo che il percorso del ricorso al Tar sarà da noi intrapreso insieme all’EIHA (associazione europea per la canapa industriale). Questo ente comunitario fornirà piena collaborazione per cercare di risolvere al più presto queste controversie con il governo italiano.
Quanto stabilito nel decreto del 1°ottobre è in netto contrasto sia con la legge 242 del 2016 sia a quanto previsto dal decreto Ministero delle politiche agricole e forestali del 23 luglio 2020, il quale menziona la “canapa sativa infiorescenza” a usi estrattivi tra le piante officinali assicurabili al mercato. Si tratta quindi di una doppia contraddizione quanto è stato stabilito.
Sottolineo inoltre una controversia pure sull’Epidiolex (il farmaco a base di CBD recentemente approvato dall’agenzia europea del farmaco, ndr) per il quale la posizione del Ministero della Salute italiano è in antitesi con le decisioni assunte da altri Paesi come Inghilterra e Germania, i quali hanno escluso questo farmaco dalle tabelle degli stupefacenti. Si rischierebbe quindi di creare anche una situazione di disparità di trattamento per questo tipo di prodotto a livello comunitario.

Tornando indietro ai periodi antecedenti e subito successivi all’approvazione della legge 242/2016, la canapa si può dire che abbia subito una sorta di battuta d’arresto. Cosa ne pensa in merito?
Sicuramente nel periodo antecedente la legge del 2016 le cose risultavano più semplici poiché la canapa non era normata. Il seme alimentare di canapa era coltivato basandosi su una circolare del 2009 che aveva consentito anche in Italia questo utilizzo. Non si parlava ancora di limiti per il Thc, poiché era preso come assodato il fatto che il seme fosse privo di principio attivo salvo contaminazioni accidentali. Posso affermare che la legge 242 del 2016 ha sicuramente avuto dei risvolti positivi per aver salvaguardato tanti agricoltori. Prima capitavano spesso situazioni arbitrarie e controverse con le forze dell’ordine dettate spesso da questo vuoto normativo. Con l’approvazione della suddetta norma abbiamo visto un miglioramento ma non un completamento del quadro per la mancanza della menzione delle infiorescenze tra le destinazioni d’uso. Con il mercato italiano che si è concentrato su questo prodotto è inevitabile che questo vuoto arrechi problemi a diverse realtà del settore, bloccandone la crescita potenziale.

Di quali numeri siete in possesso per la filiera della canapa nel nostro Paese?
Noi rappresentiamo soltanto una parte di operatori nazionali di settori. Tuttavia possiamo parlare, a livello nazionale, di un numero nell’ordine di qualche migliaio di addetti ai lavori tra agricoltori e trasformatori e un indotto nell’ordine di alcuni milioni di euro.

Quali prospettive vede per il futuro della canapa industriale in Italia?
Mi sento ancora molto ottimista. Contemporaneamente al ricorso al Tar faremo al governo una proposta che miri a tutelare tutte le aziende che lavorano nel settore delle estrazioni della canapa. Il nostro intento è quello che sia stabilita una soglia massima di concentrazioni di THC e di CBD con i quali sia possibile lavorare per gli addetti. Mi sento altresì positivo che possano essere accolte le istanze che portino ad un miglioramento anche delle normative in vigore. Questo settore con molti addetti potrebbe vedere una crescita molto più grande in termini di posti di lavoro se sarà normato e stimolato nel modo migliore possibile.

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Intervista a Beppe Croce Presidente di Federcanapa.
Foto copertina Beppe Croce dal sito di Federcanapa.

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