Estratti di CBD come stupefacenti: reazioni e possibili scenari

Estratti di CBD come stupefacenti. La situazione della canapa industriale, tra lo stallo della politica e in balia delle interpretazioni arbitrarie, ha preso una piega peggiore quando il Ministero della Salute ha inserito nella scorsa settimana “le composizioni per somministrazione ad uso orale di CBD ottenuto da estratti di cannabis” nella tabella degli stupefacenti. Sono state innumerevoli le reazioni degli operatori del mondo cannabico, con un’indignazione netta dei confronti dell’ennesimo scempio della politica. In attesa e nell’auspicio che il Ministro Roberto Speranza torni sui propri passi, le nostre riflessioni con i possibili scenari sul tema.

I paradossi della politica nell’epoca del governo giallorosso

Quando nel 2016 venne approvata la legge sulla canapa industriale e la relativa filiera fu una boccata di ossigeno per tanti agricoltori e addetti. Fino al periodo antecedente la data di entrata in vigore della legge 242/2016 tutti coloro che volevano intraprendere impresa nel mondo della canapa industriale dovevano basarsi sulla circolare europea allora vigente.
Questo fu possibile anche grazie al voto unanime per ottenere l’approvazione della legge. Tuttavia, analizzando le forze politiche attualmente al governo e i proclami effettuati da ciascuna di esse in passato, sembra paradossale che la situazione stia andando a peggiorare per tutti gli operatori della filiera italiana della canapa. Questa tematica, assieme alla legalizzazione tout court, ha rappresentato fin dalla fondazione dei primi meetup uno dei cavalli di battaglia dei grillini.
In particolare risulta davvero paradossale che con il Movimento 5 Stelle al governo sia avvenuto un fatto assurdo come l’entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute.
L’affievolimento della posizione del Movimento sulla cannabis ha rappresentato uno degli indicatori, a nostro avviso, cruciali nella perdita del consenso di milioni di elettori nelle più recenti elezioni amministrative.

estratti di cbd stupefacenti

Categorico ai nostri microfoni il deputato pentastellato Michele Sodano: “Se il governo intende proseguire questa ostilità nei confronti della cannabis e dei derivati, per quanto mi riguarda verranno a meno i miei voti per la fiducia. Come intergruppo parlamentare sulla cannabis abbiamo richiesto a Speranza un incontro urgente per risolvere questa problematica scellerata. Purtroppo le persone che lavorano per il Ministro della Salute hanno cercato di tutelare esclusivamente gli interessi delle grandi industrie farmaceutiche. Questo per il nostro punto di vista è rigorosamente inaccettabile. Oltre a tutelare la filiera della canapa è necessario proseguire sul percorso che possa portare la pianta verso la liberalizzazione (come previsto dal Manifesto Collettivo sulla cannabis)”. Sodano ha definito inaccettabile che un esecutivo, sulla carta, di natura progressista possa aver intrapreso una strada diametralmente opposta. “L’appello mio e di altri colleghi è che il Ministero torni sui propri passi riguardo estratti di CBD definiti come stupefacenti, di iniziare una seria lotta alle mafie con azioni concrete sulla tematica della cannabis e di avere del coraggio per realizzare queste riforme. Come richiesto da una parte importante dei cittadini italiani. In caso contrario, assumendomi il 100% delle responsabilità di quanto dichiaro, mancherà il mio appoggio a questo esecutivo”.

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Abbiamo interpellato anche il Senatore del Movimento 5 Stelle Matteo Mantero, uno dei principali promotori della legalizzazione della cannabis nell’attuale maggioranza. Il parlamentare savonese si è così espresso ai nostri microfoni: “Trovo assurdo che stiamo lavorando da molti mesi su due binari: sistemare una volta per tutte la filiera della canapa industriale e legalizzare la cannabis. Adesso ci troviamo addirittura con la demonizzazione del CBD con l’inserzione dei derivati dello stesso tra le sostanze stupefacenti. Abbiamo fin da subito interpellato il Ministro Speranza perché questa cosa non sta né in cielo né in terra.” Secondo il senatore pentastellato “è necessario altresì chiudere la filiera per tutti i possibili utilizzi della canapa, senza questi bastoni tra le ruote. Non è possibile chiudere un mercato come quello nazionale che sta generando migliaia di posti di lavoro e un indotto nell’ordine di diversi milioni di euro nelle casse dello Stato italiano”. Sul tema della legalizzazione Mantero ha dichiarato che potrebbe esserci un parossistico assist da parte della Lega che ha voluto a tutti i costi che fosse votata alla camera la proposta “droga zero”. Quest’ultima è stata ovviamente accompagnata da almeno due leggi di iniziativa sia popolare che parlamentare che chiedono l’esatto opposto del volere del partito di Salvini (il Manifesto della cannabis libera e l’iniziativa di Riccardo Magi). Secondo Mantero, nonostante una parte larga dei parlamentari di maggioranza sia favorevole alla legalizzazione, non avrebbero mai avuto il coraggio di chiedere una calendarizzazione della legalizzazione. La speranza, quindi, è che si possa sfruttare questa opportunità per portare avanti questo tema. La discussione all’interno delle commissioni parlamentari è già da tempo in corso, ma ha ricevuto una frenata a causa dell’emergenza Covid-19. Poiché attualmente è in corso anche il dibattito sull’eutanasia, dovrebbe a breve riprendere pure quello sulla cannabis.

Estratti di CBD come stupefacenti: Federcanapa ricorrerà al TAR

In attesa di mosse urgenti da parte della politica, mediante un comunicato stampa nella giornata di ieri, Federcanapa ha annunciato il proprio ricorso al TAR per impugnare questo decreto del Ministero della Salute. Lo ha annunciato la federazione nazionale di settore direttamente dal proprio sito internet e sarà appoggiata nella battaglia dall’EIHA (Associazione europea per la canapa industriale). Nel comunicato si legge: “Il provvedimento, infatti, se da un lato riconosce le innegabili proprietà farmacologiche delle preparazioni contenenti cannabidiolo e rappresenta una logica conseguenza dell’immissione in commercio dell’Epidiolex (farmaco a base di CBD), dall’altro include tutti gli estratti di canapa nella nozione di “stupefacenti” a prescindere da ogni basilare distinzione tra canapa industriale e canapa stupefacente in base al contenuto del principio attivo THC che, come noto, risulta l’unico principio attivo della cannabis in grado, oltre una certa soglia, di produrre efficacia drogante”.
“Le destinazioni per la canapa industriale –
ha ribadito Federcanapa – sono infatti consentite dalla legge entro limiti ben definiti sull’impiego di alcune parti della pianta ed entro definiti limiti di THC nel prodotto finito (zero THC nei cosmetici e i limiti stabiliti dal Decreto Ministeriale sugli alimenti del 4 novembre 2019). L’inserimento tout court degli estratti di canapa nella tabella medicinali del Testo Unico Stupefacenti comporta dubbi interpretativi che rischiano di compromettere anche le attività di estrazione ammesse dalla legge. Inoltre la posizione del Ministero è in antitesi con le decisioni assunte dalle analoghe autorità tedesche, inglesi e francesi, che hanno escluso l’assoggettabilità dell’Epidiolex tra gli stupefacenti, ed è in contrasto con la normativa comunitaria in materia di organizzazione del mercato comune e di antitrust”.

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