Farmacisti in prima linea

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La Farmacia S. Carlo in provincia di Ferrara è una delle strutture private italiane, all’interno della quale si è voluto credere nelle potenzialità mediche della cannabis, un investimento economico, ma anche culturale, la scommessa nel diventare fornitori di un medicamento sulla bocca di tutti, ma per il quale latita purtroppo ancora, un contesto informato composto da professionisti della salute pronti a divulgare, in scienza e coscienza, le proprie conoscenze per il benessere della popolazione.
Durante una calda mattinata di metà maggio, i farmacisti Paolo e Matteo rispondono con cortesia alle mie interrogazioni. Ecco quanto discusso:
Quando e come avete cominciato e quanti clienti seguite? Per quali patologie?
Abbiamo cominciato timidamente appena la legge lo ha reso possibile e sono perlomeno 3 anni e mezzo. Al momento seguiamo circa 200 clienti al mese e di essi la maggioranza utilizza la cannabis contro il dolore, sia esso neuropatico, fibromialgico o oncologico. Poi ci sono pazienti epilettici o chi lo usa contro la spasticità. Abbiamo anche pazienti che lo utilizzano in chiave anti tumorale con il Rick Simpson Oil.
Ricevete più frequentemente prescrizioni per infiorescenze o per le estrazioni?
Le estrazioni rappresentano circa l’80% delle prescrizioni, gli estratti infatti hanno un’efficacia nelle patologie croniche e con una posologia corretta non causano gli effetti psicotropi che al contrario insorgono con la vaporizzazione. Con le estrazioni l’effetto psicotropo diventa più gestibile dal paziente.
Farmacisti in prima linea
Quali genetiche avete attualmente a disposizione e quanto è durata la scandalosa carenza di farmaco?
In questo momento c’è disponibilità di tutte le inforescenze salvo BEDIOL e FM2, il primo dovrebbe arrivare nel giro di 2/3 settimane mentre per quella di produzione italiana, l’ultimo buono evaso è arrivato a fine aprile. L’FM2 mancava da 5 mesi in farmacia. Ne avevamo chiesti 800 grammi, ma ne sono arrivati solo 300. Da ottobre 2017 ad oggi sono stati evasi due ordini da 300 grammi ciascuno di FM2.
La mancanza assoluta di inforescenze è durata da ottobre 2017 sino a fine gennaio 2018 poi con il contagoccie sono cominciate a riapparire le genetiche olandesi, ma sempre con l’evasione di buoni parziali rispetto a quello che chiedevamo: all’inizio evadevano ordini per meno della metà di quanto richiesto. Ci sono stati 3 mesi interi con gente in lista di attesa e fra questi c’erano anche malati terminali. Alla fine di gennaio abbiamo richiamato pazienti che erano in lista a partire da ottobre. Io mi chiedo immaginate se dovesse mancare la tachipirina in una farmacia, cosa succederebbe?
Ma il progetto dei militari nasceva proprio per procurare ai pazienti una cannabis a basso costo e sempre reperibile, cosa non funziona?
Non lo so, non so come e cosa stiano producendo a Firenze, sembra che a metà maggio abbiano annunciato l’immissione in commercio della seconda varietà made in Italy, diciamo quella analoga del BEDROCAN, ma non sappiamo ancora molto a riguardo.
Come valutate l’assenza di un protocollo omogeneo per titolare la cannabis?
Se ci fosse una metodica condivisibile da tutti verrebbero meno molti problemi relativi alla variabilità dell’effetto terapeutico, una variabilità che molti pazienti hanno provato sulla propria pelle. Ad esempio quando noi eravamo senza cannabis i pazienti che si sono recati da altri farmacisti che preparavano il medicamento con metodologie differenti dal nostro hanno avuto effetti terapeutici differenti.
Quindi come si può migliorare questa criticità?
Il punto è la relazione fra medico e farmacista perché se il medico nella prescrizione ci comunica di seguire una certa metodologia di preparazione (Romano Hazekamp, Sifap, Citti Cannazza o Calvi Panseri) noi eseguiamo esattamente ciò che il medico richiede. Il problema è dato dal fatto che molti medici non sanno quello che prescrivono e, a dire il vero, credo che i medici che lo sappiano si contino sulle dita di due mani, in tutto il paese. In più lo Stato impone la titolazione di due molecole il THC e il CBD in totale e non ci chiede di conoscere la loro forma acida e la forma basica e questo comporta la possibilità di avere due medicamenti con la medesima titolazione eppure con effetti farmacologici differenti. Abbiamo a che fare con un fitocomplesso di 600 molecole, quindi non è interessante conoscere esclusivamente l’equilibrio fra THC e CBD. Queste analisi insomma lasciano il tempo che trovano non servono a nulla nel comprendere l’efficacia dell’estrazione, né la conseguente bontà nell’effetto clinico. Le analisi dovrebbero essere più specifiche e per questo una gascromatografia IR risulterebbe più appropriata della metodologia attualmente richiesta a livello ministeriale ossia la gascromatografia gasmassa che individua solamente THC e CBD.
E per quel che riguarda la forma di distribuzione (infiorescenze integre o macinate)?
Di tutte le genetiche che trattiamo quella prodotta in Italia, insieme a due genetiche della PEDANIOS, sono le uniche macinate, poi, ad esclusione del BEDROCAN, tutte le altre genetiche olandesi vengono granulate perché più gestibili dai pazienti. C’è da dire che la macinazione degrada il materiale vegetale e rompendo i terpeni espone l’inforescenza all’ossidazione, d’altra parte i militari lo hanno fatto per standarizzare e rientrare nel corretto range di titolazione del THC e del CBD.
Fabrizio Dentini

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