Cannabis Social Clubs subito!

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Il destino politico dell’Italia è troppo legato a quello degli Usa e anziché volgere lo sguardo alle politiche sulla marijuana di nazioni europee come l’Olanda e la Spagna, anche in questo settore si preferisce subdolamente ascoltare le indicazioni americane.

Il destino politico dell’Italia è troppo legato a quello degli Usa e anziché volgere lo sguardo alle politiche sulla marijuana di nazioni europee come l’Olanda e la Spagna, anche in questo settore si preferisce subdolamente ascoltare le indicazioni americane.     

Similmente a come sta succedendo negli Stati Uniti, infatti – dove a partire dalla metà degli anni novanta diversi Stati hanno legalizzato l’uso medico della marijuana – dal 2010 in Italia le Regioni stanno lentamente approvando leggi volte a favorire la distribuzione di marijuana terapeutica. Tra Usa e Italia ci sono quindi almeno quindici anni di differenza nell’ordine delle vedute, seppur la maggior efficienza burocratica americana riesca realmente a fornire cannabis a malati, laddove quella italiana si incarta. 

L’opinione pubblica è comunque leggermente cambiata e c’è una maggiore accettazione, seppur teorica, sulla cannabis medica, mentre su quella ludica continua a rimanere il tabù politico. Nell’ordine delle cose, vista la legalizzazione della marijuana ludica negli Stati americani del Colorado e di Washington avvenuta nel 2012, in Italia dovremmo aspettare fino 2027 prima di poter farci uno spinello e due risate in santa pace. 

Una prospettiva che sicuramente non condivido e che reputo perfino pericolosa. La televisione elvetica Tele Ticino ha infatti recentemente proiettato un servizio di Matteo Bernasconi, titolato “Allarme canapa avvelenata: abbiamo inalato piombo”, sulla pericolosità dell’erba importata dall’Albania, probabilmente quella che va per la maggiore in Italia. Riporto le testuali parole: l’erba albanese sarebbe «coltivata con pesticidi, poi imbevuta in acetato di piombo per aumentarne il peso, coperta di lana di vetro per simulare la cristallizzazione del fiore ed infine spruzzata con la lacca per tenere insieme il tutto». 

Che la maggior parte della cannabis importata sia una porcata non è una novità, ma che lo Stato chiuda gli occhi anziché proteggere la salute dei propri cittadini è una vera e propria vergogna. Fossimo in una Nazione civile certe cose passerebbero per il controllo dei NAS prima di arrivare al consumatore e, in caso di avaria, come per qualsiasi altro prodotto, scatterebbero le comunicazioni pubbliche. Il piombo, per esempio, è un metallo molto velenoso, può portare a malattie del cervello e del sangue, e sembra possa avere implicazioni con la demenza. Invece le urgenze sono sempre altre, per quanto vane.

Eppure si tratta di un erba che fa ridere, ludica appunto, così come i Cannabis Social Club (CSC) spagnoli somigliano a delle ludoteche con giochi in scatola e di carte, carambola, calcio balilla e play station. Cosa c’è di male allora? Non chiediamo i coffeshop – anche se sarebbe bello per tutti poter consumare liberamente come in Olanda in un bar senza doversi registrare. A meno che non diventi legale in tutto il mondo, però, parte del commercio resterebbe nella mani della criminalità organizzata, e Napoli ´non me ne vogliano i napoletani) non è certo l’Aja. Dateci quindi i Cannabis Social Club all’europea, come quelli no profit organizzati della rete ENCOD (European Coalition for Just and Effective Drug Policies). Li desideriamo subito, perché siamo europeisti convinti. CSC ludici perché abbiamo voglia di giocare, di non prenderci troppo sul serio, convinti sia questo quel di cui ha bisogno l’Italia dopo il ventennio berluscodraculiano.

Il consumo ludico di cannabis crea un’atmosfera da Club, di complicità collaborativa, e un luogo di ritrovo di questo tipo potrebbe offrire un posto giusto anche per la terapia ai pazienti con bisogno di socialità, o semplicemente essere un ritrovo dove gli artisti possano confrontarsi e magari trarre ispirazione per abbellire la nostra nazione, aiutandola nel vivere. Così come succedeva a scrittori del calibro di Alexandre Dumas padre, Victor Hugo, Honoré de Balzac e Charles Baudelaire, che si ritrovavano una volta al mese al Club de Hashischins, il primo Cannabis Social Club d’Europa, organizzato da Theolfile Gautier, a Parigi, per poi scrivere parole suggestive e colorate ai lettori. 

I Cannabis Social Club quindi, anche per ricongiungerci alla storia europea spezzata nel buon senso dal proibizionismo, e poter stare al di fuori dal malaffare generato dalla proibizione ed evitare la criminalizzazione che andrebbe risarcita per i danni morali, in modo da poter alchemicamente trasformare quello che ormai è diventato il circolo vizioso della cannabis, in una situazione virtuosa per l’ambiente e la società.

Dovete quindi lasciarci coltivare almeno una pianta, anche se 10 sarebbe l’ideale per levare la criminalità dal campo, perché ENCOD appoggi pienamente la nascita dei Club, anche se mi sembra assurdo doverlo chiedere a un primo Ministro come Renzi, più giovane di me di un paio d’anni, e che sembra ancora non aver inteso come la rivoluzionaria transizione eco-tecnologica che stiamo vivendo avrà come destinazione finale il ritorno in auge della canapa in tutti i suoi impieghi. Canapa e energie alternative, chissà il perché, vanno di pari passo, ma l’Italia stenta a parlarne per convertirsi al bene.

Legalizzare la cannabis ludica è ormai un imperativo per una svolta sociale e riportare la giocosità ad essere il motore della società. Le persone troppo serie hanno fallito, trascinato con la loro tristezza e depressione l’Italia nel baratro criminale e delle crisi. Lo Stato del Colorado, grazie al denaro incassato dalle tasse sulla marijuana ludica, ha finanziato con 10 milioni di dollari la ricerca scientifica volta a trovare nuovi campi d'utilizzo terapeutico per questa incredibile pianta. Il progetto statunitense riguarderà in particolare lo studio nella cura di forme di cancro aggressive, nel rallentamento dell'Hiv, nel supporto alle difficoltà psicologiche.

Legalizzare il ludico, quindi, per favorire la ricerca medica e perché l’Italia possa tornare ad essere un esempio da seguire in questo nuovo millennio connesso da internet, che richiede nuovi modi di vivere e convivere, a partire dall’accettazione di usi e costumi che ormai riguardano milioni di persone.

Anche se è paradossale, vista la congettura economica, vi chiediamo quindi civicamente di lasciarci lavorare. Lavorare a un nuovo orizzonte con tanta luce per le nostre piante, fuori dal tunnel buio imboccato a tutta velocità dal treno del governo qualche decennio fa.

Ora tocca uscire in retro marcia, tornado a ribadire che di canapa stiamo parlando. Una volta fuori dal tunnel, gireremo il treno e riprenderemo la strada maestra.

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