Uruguay. Proteste internazionali

Le proteste della Chiesa e di organi internazionali contro la decisione dell'Uruguay

Pullulano proteste in ambito internazionale e ONU dopo la decisione del Governo dell'Uruguay di legalizzare non solo il consumo, ma anche la produzione, lo scambio e il commercio di droghe leggere.

È la prima volta che un Paese prende una decisione di tale portata, anche se in Europa ha sempre suscitato una certa attenzione la legge dei Paesi Bassi che ha permesso l'esistenza dei celebri coffee shop di Amsterdam. Ma il Governo di “Pepe” Josè Mujica non è nuovo a una certa politica di sinistra che ha scatenato polemiche e consensi nel mondo, per questioni formali e non solo. Mujica rifiuta di vivere nel Palazzo Presidenziale, e vive come un normale cittadino in una piccola casetta, in condizioni discretamente umili, guadagnando dodicimila dollari al mese, ma donandone il novanta per cento a ONG; ne riceve perciò come un qualsiasi stipendiato pubblico. Si è inoltre distinto per la grande apertura nei diritti civili (ad esempio con l'approvazione del matrimonio egualitario), per la lotta alle attività criminali, e per discorsi pubblici molto apprezzati.

È anche nella lotta delle attività criminali che Mujica intende inquadrare questa legalizzazione: il suo Governo preferisce infatti distribuire gratuitamente la marijuana piuttosto che vedere i giovani entrare nel giro della micro-criminalità, finanziando campagne per insegnare come inalarla senza fumarla in maniera da essere nociva per i polmoni. È evidente che, da un punto di vista medico, restino problematiche per quanto riguarda i danni al cervello e la dipendenza: anche Mujica ha riconosciuto che la tossico-dipendenza è una malattia, ma intende usare questa modalità per limitarne i danni e limitare quelli del narco-traffico. Diversi esponenti della sinistra governativa, infatti, dichiarano come la battaglia tradizionale nei confronti di questo sia tristemente fallita, e che servono mezzi innovativi e non ortodossi.

La sua decisione tuttavia sembra suscitare proteste, oltre che delle opposizioni di centro-destra, in ambito internazionale. L'INCB, Organo Internazionale per il Controllo degli Stupefacenti, parte dell'ECOSOC, Consiglio Economico-Sociale delle Nazioni Unite, si dichiara, per mezzo del suo capo Raymond Yans “sorpreso” per la decisione del Governo di Montevideo, rilevando tra l'altro come la cosa possa entrare in contrasto con le leggi e i trattati in ambito internazionale sul tema. Anche la Chiesa cattolica critica la legalizzazione, tramite il suo Pontefice Francesco, che ha parlato in prima persona contro questa tipologia di volontà politiche durante il suo ultimo viaggio in Brasile per la Giornata Mondiale della Gioventù.

Comunque, sarebbe più corretto parlare di “via libera” più che di “liberalizzazione”: infatti il monopolio rimarrà comunque statale, e la quantità mensilmente ottenibile sarà al massimo di quaranta grammi. Inoltre, per evitare un “turismo della droga”, non sarà in alcun caso consentita la vendita a stranieri.

 

Fonte: Giornale Il Referendum 

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