Cannabis legale

Ecco come si combatte la criminalità e il narcotraffico

Si chiama José Pepe Mujica, ha 78 anni, è il presidente dell'Uruguay, e negli ultimi mesi è assurto agli onori delle cronache per il suo stile di vita contadino, per la semplicità con cui lui e la moglie interpretano il ruolo, ma soprattutto per le sue scelte, di indirizzo palesemente progressiste in tema di droghe leggere.

L'ultimo atto della sua deregulation è stato l'approvazione definitiva di una legge con cui si legalizza la coltivazione e la vendita della marijuana. Il Senato ha detto “sì”, con 16 voti favorevoli e 13 contrari. La Camera aveva già approvato la proposta e ora, entro pochi mesi, il nuovo regime normativo potrebbe entrare in vigore. Se la costituzionalità della legge sarà confermata, il provvedimento diverrà attuativo nell'aprile del 2014. L'Uruguay è quindi il primo Paese al mondo ad aver varato una legge così “aperta” alle droghe, più di quanto avvenga in altri Paesi tolleranti, quali Olanda, Spagna e alcuni Stati americani. Mujica ha tenuto a precisare che « l'Uruguay non diventerà il Paese del fumo libero».

La nuova normativa autorizzerà la produzione, distribuzione e vendita di cannabis e permetterà ai privati cittadini di coltivare in proprio l'erba su scala ridotta per poterla rivendere a gruppi di consumatori, ma tutto sotto il controllo e la supervisione dello Stato.

La legge consente agli adulti di acquistare fino a 40 grammi al mese in rivendite autorizzate e regolamentate dello stato, oppure coltivare fino a sei piante di marijuana alla volta se si registrano in un database in qualità di consumatori. Viene inoltre consentita la formazione di «mariujana club»; ciascuna associazione potrà annoverare un numero di soci compreso tra 15 e 45 membri, autorizzati a coltivare fino a 99 piante alle volta.

L'idea degli governanti uruguayani non è quella di creare un Eldorado delle droghe leggere, bensì quella di combattere la microcriminalità e rendere poco profittevole l'attività commerciale dei venditori illegali. Julio Calzada, segretario dell'Ufficio nazionale delle droghe, ha dichiarato che «lo Stato offrirà un prodotto di buona qualità, a un prezzo competitivo». Altri commenti sono arrivati dal senatore uruguayano Roberto Conde, sostenitore della legge, secondo cui «si tratta di una risposta pragmatica al traffico di droga, visto che la guerra al narcotraffico in Sudamerica è fallita». Non mancano tuttavia i critici che accusano il presidente di voler sperimentare l'efficacia di questa liberalizzazione sulla pelle dei cittadini. Anche Papa Francesco, durante il suo viaggio in Brasile dello scorso luglio, ha criticato la legalizzazione della cannabis, pur senza fare riferimento esplicito all'Uruguay.

Secondo quanto si legge dai comunicati del Senato, verrà affidato al Governo «il controllo, la regolamentazione delle attività di import, export, coltivazione, raccolto, produzione, stoccaggio, marketing e distribuzione della cannabis e dei suoi derivati». La marijuana di Stato, nelle intenzioni dei legislatori, offrirà qualità migliore a un prezzo inferiore rispetto a quella del mercato illegale. Infine va specificato che rimangono in vigore i divieti per i minorenni e per i cittadini stranieri; ciò rende improbabile che Montevideo si trasformi in un'Amsterdam dell'America del Sud. La cannabis rappresenta il 70% del consumo di droghe in Uruguay e il suo uso si è ampiamente diffuso nell'ultimo decennio, con circa 200mila consumatori su 3,5 milioni di abitanti.

 

 

Fonte: IlSole24Ore

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