Progetto apertura CSC a Ginevra

Si discute la possibile sperimentazione, a Ginevra, dei Cannabis Social Club 

Un gruppo trasversale di deputati lancia un progetto su coltivazione e consumo

GINEVRA – Un gruppo di deputati appartenenti a diversi partiti ginevrini propone il lancio di un'esperienza pilota: permettere per tre anni la coltivazione, la distribuzione e il consumo di cannabis nel quadro di associazioni, i “Cannabis Social Club”. Il progetto potrebbe interessare altre città.

Combinata ad una repressione più severa del commercio di cannabis, la soluzione adottata da un gruppo di riflessione composto di parlamentari permetterebbe di limitare gli effetti del mercato libero, dal quale derivano numerosi altri reati “annessi” che irritano la popolazione, osserva il presidente del gruppo, il professore di sociologia all'Università di Ginevra Sandro Cattacin.

Il gruppo – nel quale sono rappresentati tutti i partiti in Gran consiglio – ha portato avanti la riflessione “in modo spassionato e non politicizzato” per un anno e mezzo. “Siamo giunti alla conclusione che, malgrado i mezzi enormi – circa 200 milioni di franchi all'anno – investiti nella repressione, a Ginevra non riusciamo a far altro che contenere il mercato”, rileva la deputata socialista Lydia Schneider Hausser.

Il gruppo ha esaminato quattro modelli sperimentati all'estero: la vendita in negozi specializzati, i coffee shops olandesi, l'accesso subordinato ad un medico e le associazioni di consumatori di cannabis (ACC), spiega dal canto suo la deputata del MCG Marie-Thérèse Engelbeerts.

Il gruppo ha aderito alla soluzione delle ACC – anche soprannominate “Cannabis Social Club” – un sistema esistente in Spagna dal 2002. I consumatori si organizzano in associazione e pagano una quota in funzione del loro consumo. La cannabis può essere consumata nel club, oppure in casa.

A scopo di prevenzione, alla vita del club partecipano volontari e professionisti. I luoghi di coltivazione della cannabis sono mantenuti segreti. Ciò consente alla polizia di verificare che i quantitativi prodotti dal collettivo non eccedono le quantità consumate e non alimentano una rete mafiosa, rileva la deputata del PPD Sophie Buchs. È simultaneamente possibile controllare la qualità dei prodotti e il loro tasso di principio attivo (THC), separando in questo modo il mercato della cannabis da quello di droghe ben più pericolose.

Per il PLR, Rolin Wavre il modello proposto dai deputati ginevrini non equivale ad una liberalizzazione della cannabis. Nei paesi in cui sono praticate esperienze analoghe non si constata un aumento del numero dei fumatori, né della quantità consumata. In Svizzera, il numero di consumatori (dal 6,2 al 8,5% della popolazione) è superiore a quello dell'Olanda, dove il consumo è tollerato.

Il gruppo ginevrino spera di poter lanciare il progetto in collaborazione con altre città svizzere, quali Basilea e Zurigo, dopo aver ottenuto una deroga da parte della Confederazione.

Il rapporto del gruppo di riflessione è stato trasmesso ai partiti ginevrini, che non si sono ancora pronunciati. Si è espressa soltanto l'UDC, che ha rifiutato la proposta benché uno dei suoi membri abbia partecipato alle discussioni. Secondo il partito democentrista, il progetto “ha quale unico obiettivo di liberalizzare la cannabis”.

 

 

Fonte: Corriere del Ticino

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