Mi curo il mal di schiena

A Pavia processo che può segnare un precedente importante

Se dovesse avere successo, rischia di essere una sentenza storica. Al Tribunale di Pavia è infatti in corso un processo che potrebbe avere delle conseguenze importanti per tutta Italia. La storia, che Affaritaliani.it può raccontare in esclusiva, vede un medico processato per possesso di semi di cannabis.

Finito nei guai, davanti ai giudici non si difende parlando di possesso personale o cercando artifici legali, ma affermando con tanto di perizie mediche che la cannabis può essere usata efficacemente per curare il mal di schiena e l'ernia…

La vicenda inizia nel 2008, quando il Comando dei carabinieri di Bolzano inizia ad indagare su alcuni siti internet che vendevano semi di marijuana. A gestire questo e-commerce è un M.F., che non solo indica la qualità dei vari semi, ma anche la quantità di THC, il principio attivo, presente in ognuno. Il 7 maggio di cinque anni fa la Procura sequestra il magazzino: quasi due chili di prodotto. Successivamente la Procura inizia ad indagare sugli acquirenti. Tra questi c'è R. B., classe 1972, residente nel pavese. B. nomina come suo avvocato Guido Camera del Foro di Milano. B. è un medico che ha collaborato anche con importanti case farmaceutiche. “Sono al corrente degli effetti terapeutici che produce la cannabis – dichiara a verbale – Da circa cinque anni sono affetto da ernia del disco che mi debilita nei movimenti. Per ovviare a ciò facevo uso di medicine antidolorifici che cominciavano ad avere effetti collaterali importanti”.

Il medico inizia a cercare una soluzione al problema. “Tramite internet mi sono informato sugli effetti terapeutici della cannabis. Ho avuto modo di appurare che l'uso di cannabis mi dava dei benefici, lenendo i dolori, senza tra l'altro causare effetti collaterali. Così sempre tramite internet ho acquistato alcuni semi di cannabis che mi sono stati recapitati direttamente a casa”.

Ovviamente R.B. avrebbe potuto rivolgersi ai pusher, con meno rischi di essere rintracciato: “Ho deciso di coltivare la cannabisper non andare a comprare da spacciatori senza conoscere l'effettivo principio attivo della sostanza e anche per non venire a contatto con quel mondo”. Ogni due giorni R.B. fumava cannabis: “Ho deciso di coltivare la cannabis dall'estate 2009. Consumavo una sigaretta di cannabis in media ogni due giorni, vista anche l'efficacia e gli effetti terapeutici che ottenevo”. Il 21 gennaio 2011 i carabinieri di Vigevano sequestrano tutta l'attrezzatura per coltivare la marijuana: armadio in tela con chiusura in cerniera, un telaio di legno con rete in plastica, una lampada alogena con uno specchio, una stufetta, una ventola elettrica, un ventilatore, un filtro per l'aria, un termometro e un igrometro. Ora è iniziato il processo. E la sentenza potrà sancire un precedente sull'uso di cannabis per fini terapeutici.

 

 

Fonte: Affari Italiani

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