E' stato morto un ragazzo

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Con questo libro e filmato Filippo Vendemmiati ha illuminato con tinte intense il tentativo casualmente fallito di insabbiare la morte del diciottenne Federico Aldrovandi, deceduto la mattina del 25 settembre 2005 in via dello Stadio a Ferrara, dopo un incontro con una pattuglia della pubblica sicurezza. Il documentario edito da Promo Music è stato presentato alla Biennale di Venezia a coronamento della giornata dedicata ad Aldro a 5 anni dalla morte. Ora, grazie all'effetto tsunami, sta girando per tutto il paese per approdare probabilmente anche all'estero.

Con questo libro e filmato Filippo Vendemmiati ha illuminato con tinte intense il tentativo casualmente fallito di insabbiare la morte del diciottenne Federico Aldrovandi, deceduto la mattina del 25 settembre 2005 in via dello Stadio a Ferrara, dopo un incontro con una pattuglia della pubblica sicurezza. Il documentario edito da Promo Music è stato presentato alla Biennale di Venezia a coronamento della giornata dedicata ad Aldro a 5 anni dalla morte. Ora, grazie all'effetto tsunami, sta girando per tutto il paese per approdare probabilmente anche all'estero.

 

Il film potrebbe esser considerato perfetto per dipanare l'ennesimo depistaggio di uno dei tanti casi di omicidio di Stato che, come al solito, si voleva far passare come un caso di overdose, come poi successo a Stefano Cucchi a Roma e per tanti, troppi casi di giovani morti in circostanze sospette. Anche in questo caso essere o sembrare un drogato avrebbe dovuto fungere da alibi per una delle tante operazioni di bassa macelleria che hanno trovato il loro brodo di cultura grazie alla legge Fini-Giovanardi. Vendemmiati e il suo film sembrano rompere la routine di una cronaca nera spesso costruita ad uso e consumo di media spesso conniventi con l'attività repressiva ma poco avvezzi ad uno sguardo tanto cristallino quanto indipendente su vicende sicuramente poco edificanti. Un lavoro acuto e sensibile, reso possibile anche grazie ai genitori di Federico, Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi e ai tanti che si sono mobilitati per la verità e la giustizia in tutta l'Emilia-Romagna e che sono stati capaci di rompere la zona del silenzio frapposta dalle istituzioni che, fin dall'inizio e con una dose notevole di vera e propria energia criminale, hanno cercato di mascherare questo massacro extra-giudiziario. Anche qui, con il pretesto delle sostanze o addirittura della frequentazione di Federico dei centri sociali di Bologna. Una manfrina strombazzata anche questa volta dal solito Giovanardi e rivelatasi pretestuosa.

Questo per dimostrare ancora una volta la natura criminale e criminogena delle pratiche e delle ideologie proibizioniste che fungono da alibi per giustificare ogni tipo di abuso.
In questo caso però la vicenda di Federico e dei genitori, Patrizia e Lino ha influenzato positivamente altri famigliari delle vittime e si è trasformata in una fonte di energia per chi non vuole che casi simili si ripetano.

La parola d'ordinenon si può morire così ha fatto scuola, anche perché il film diFederico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia è subito divenuto un caso che ha coinvolto una intera città, e che dopo esser stato presentato alla Biennale ora attende un'audience più vasta e una maggiore illuminazione della vicenda. La richiesta di una proiezione in prima serata RAI è stata peraltro sottoscritta da decine di migliaia di persone che hanno risposto alla richiesta di Articolo21, affinché questa storia, oggetto di una sentenza di condanna per vari agenti da parte di un tribunale italiano, possa finalmente raggiungere il grande pubblico. Per strappare il velo di Maja che opacizza tante vicende analoghe in cui sono coinvolte le nostre istituzioni e una fantomatica guerra alle droghe – diretta soprattutto alla canapa -,che diventa la scusa per comportamenti aberranti ed indegni di un paese civile.
Il film è stato presentato e proiettato a Ferrara in coincidenza con il quinto anniversario della morte. In questa occasione i familiari hanno organizzato un frequentatissimo incontro con altri genitori in rappresentanza dei troppi ragazzi morti o ammazzati mentre si trovavano in custodia delle istituzioni democratiche. Per riaffermare che non si può più morire così. Proprio e soprattutto dopo i due milioni di euro dello Stato offerti come contropartita. Il 25 settembre a Ferrara si è radunata una folla umana in una giornata densa di parole e di suoni che ha ricordato il giovane Aldro e che si è conclusa con una partecipatissima fiaccolata fino a via dell'Ippodromo dove Federico fu ucciso.

E' stato merito di Patrizia se le foto del figlio massacrato sono state pubblicate e se questa vicenda ha lasciato per sempre la zona del Silenzio. Il blog su Aldro fu immediatamente ripreso da migliaia di persone e scatenò l'interesse di un piccolo gruppo di giornalisti come Checchino Antonini di Liberazione, Federica Sciarelli e Dean Buletti di Chi l'ha visto?. Era l'inizio di un processo importante che ora tende a collegare consumatori e genitori, un fenomeno intergenerazionale e genuinamente bipartisan di una battaglia per i diritti umani non più procrastinabile.

Lino e Patrizia sono diventati il simbolo di tutti gli italiani onesti che lottano per la verità, per la giustizia ma anche e soprattutto per la libertà di noi tutti. Patrizia è addirittura finita sotto processo per aver definito delinquenti gli aguzzini di suo figlio che, nonostante siano stati condannati per omicidio sono ancora attivi nella pubblica sicurezza.

Ma la tragica morte di Federico ha avuto l'immenso pregio di aver dato la forza ad un gruppo di famigliari colpiti da simili tragedia di unirsi in un comitato nazionale: Lino e Patrizia hanno dato il coraggio di lottare e di denunciare le tante morti orribili che costituiscono una macchia nella storia del nostro paese. Alla manifestazione di Ferrara ha partecipato anche Ilaria Cucchi sorella di Stefano, arrestato per pochi grammi di cannabis, trovato morto dopo un'odissea tra caserme, celle di custodia ed ospedali, e il cui caso si tenta ancora di dissimulare, con il rifiuto reiterato di una ulteriore perizia sul suo corpo massacrato.

La giornata in memoria di Aldro è stata una vera e propria maratona di scrittori, attori, musicisti, disegnatori, registi e blogger che hanno dedicato parte delle opere alla figura di Federico, come lo scrittore Stefano Tassinari. Ma anche il livello artistico ed emozionale è stato molto alto tra gli abbracci di Giorgio Sandri – padre del tifoso e dj romano Gabriele, ucciso in un'area di servizio – passando per Lucia Uva di Varese il cui figlio è stato ucciso in una caserma, passando per tante performance con Francesca Boari, autrice diAldro e l'incredibile recita di Massimiliano Martines con le sue taglientiAnime dell'inferno. Non poteva mancare la cultura hip hop e reggae con Icoman e la estense crew.

Ferrara è una bella città, capitale a pari merito con Bologna dell'area storica della canapicoltura italiana. Famosa per esser la città italiana con l'uso più popolare e diffuso della bicicletta ed una città dove più forte fu il fascismo agrario e la Resistenza. Con una viva offerta culturale che culmina con la celebre rassegna Ferrara sotto le stelle. Ma in quella mattina di settembre Federico fece un incontro inaspettato, quello che qualcuno spesso definirebbe un normale controllo.

Fino alle telefonate angosciate sul suo cellulare e le ricostruzioni di comodo. Sarà un funzionario della Digos, amico del padre di Federico, un appartenente al corpo della polizia municipale, a consigliarlo di consultare un perito ed un buon avvocato. Da quel momento la battaglia di verità e giustizia di Lino e Patrizia è diventata una battaglia di tutti.

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