Un hobby per il lockdown

Un hobby per il lockdown
Chiusi in casa in questi periodi di lockdown si cucina per un esercito, ci si svaga, si studia... chi più ne ha ne metta. Se ne sono viste di tutti i colori in questo 2020 e i social network sono pieni di testimonianze dei passatempi praticati da noi confinati. Un hobby sano e da tener nascosto, che ha visto crescere i propri amatori è quello del coltivatore di canapa casalingo. Oltre ai cactus e alle piante carnivore c’è anche questa bellissima pianta da coltivare che rende tante soddisfazioni,soprattutto in tempi di lockdown. Forse qualcuna in più delle piante grasse della vicina... 

Lockdown. Era la metà di febbraio e avevo deciso di comprare un piccolo kit di coltivazione per mantenere in vita degli esemplari di alcune varietà di canapa rarissime in Italia. Il mio acquisto è stato: un growbox da 60×60 cm per 160 cm di altezza, una lampada a led da 150 Watt, un estrattore minuscolo, un filtro anti odori, vasi, terriccio non prefertilizzato e due ventilatori piccolissimi. La scelta di comprare un terriccio così scarico di fertilizzanti è dovuta al fatto che scelsi di semplificare al massimo la mia coltivazione di modo da poter esser sostituito in qualsiasi momento da un amico inesperto.

Al che ho deciso di provare la tecnica del supersoil perché ancora non sapevo quanto tempo avrei potuto dedicare alla cura delle mie piante e dovendo affidare la fioritura a un supplente ho scelto la soluzione meno difficoltosa: solo acqua. Le cose sono andate diversamente a causa del confinamento a cui siamo stati obbligati tra marzo e aprile, ma ormai era impostato il supersoil e alla luce dell’esperienza posso ritenermi soddisfatto. Ho dovuto solo aggiungere acqua e madre natura ha fatto il resto, senza far mancar nulla alle mie piccole ospiti.

Se non si ha la fortuna di aver comprato un kit per coltivare giusto prima del lockdown e il growshop è lontano allora si può improvvisare una coltivazione con le risorse casalinghe del periodo del lockdown.

Il growbox è un armadio pieghevole col vantaggio di avere le aperture pensate per un cablaggio con gli estrattori e l’hardware in genere che si utilizza nella coltivazione amatoriale. In più un growbox è chiuso, quindi con un estrattore può venir creata una depressione, in modo da non lasciar uscire aria con odori pericolosamente piacevoli.

Può andare bene per sostituirlo anche un armadio e se si vuole coltivare fino a due-tre piantine, piccole, non serve un estrattore d’aria. Ovviamente se si può fornire un cambio d’aria è ben meglio. Si ha il vantaggio di abbattere gli odori installando un filtro anti odori e si fornisce alle piante aria fresca per respirare e compiere la fotosintesi. Un mio amico coltiva in un armadietto sotto la scrivania, pitturato di bianco all’interno per riflettere meglio la luce. In un armadietto di circa un metro quadro coltiva due piante. Dato il volume d’aria e lo spazio non utilizza estrattori d’aria, ma solo un piccolo ventilatore ricavato da una ventolina da pc.

La fonte luminosa può essere una coppia di lampadina a led di quelle recenti, che sprigionano molta luce. Tanti anni fa utilizzavo tre neon da 18 Watt per la fase vegetativa e tre lampadine a risparmio energetico per la fioritura… son passati tantissimi anni da allora, ma il ricordo dei miei primi fiori autoprodotti è ancora vivo.

Il terriccio è il componente forse più facile da reperire: va bene del terriccio universale trovato al supermercato. Se non si hanno fertilizzanti solidi da incorporare al terriccio allora si può fornire un vaso più grande del dovuto alle nostre piante e lasciare che si sfamino da sole. Produrranno meno rispetto a chi coltiva utilizzando fertilizzanti specifici, ma comunque la qualità sarà gustosa. Un mio amico fa come si fa in certi paesi dell’Africa: diluisce la propria urina tre o quattro volte e la utilizza come soluzione per fertilizzare. È una pratica poco diffusa nel nostro paese, ma una ricerca su Google saprà convincere anche i più dubbiosi.

I semi più indicati sono quelli delle varietà autofiorenti, così da poterci dimenticare anche del fotoperiodo e non comprare un timer.

Queste idee sono degli stimoli o tuttalpiù dei suggerimenti, se non si hanno grandi pretese, per iniziare un sano hobby casalingo. Il primo ingrediente è la passione, che non manca sicuramente in chi inizia a coltivare con strumenti recuperati in casa. I professionisti sono degli ex-dilettanti ai quali va aggiunta la conoscenza e l’esperienza, senza scordare la passione. La passione è il motore della coltivazione di canapa, finché non sarà regolamentata e alla luce del sole. Per ora accontentiamoci di passare un altro lockdown badando a delle creature capaci di farci sorridere e di smorzarci lo stress prima, durante e dopo il raccolto.

Buone fioriture!

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