Sul conseguimento della maggiore età

Sul conseguimento della maggiore età

Esiste davvero un'età minima per poter consumare cannabis?

L'età minima legale esiste praticamente per tutti i tipi di cose "da adulti". Che si parli di alcol, di tabacco o sesso consenziente, di guida o esercizio dei diritti democratici, ogni nazione ha messo nero su bianco quale sia l'età minima legalmente richiesta per accedere a determinati tipi di esperienze. E la cannabis?

Impariamo a guidare il motorino a 14 anni, dai 16 in poi siamo in grado di avere rapporti sessuali consenzienti e a 18 possiamo finalmente andare a votare – ma non per eleggere i rappresentanti del Senato, per quello serve avere 21 anni. Se la maggiore età in Italia è istituzionalmente fissata a 18 anni, esistono diverse tappe in cui una persona è legalmente autorizzata a fare determinate cose. Lo stesso avviene similmente in tutte le altre nazioni, con età minime leggermente diverse, decise sulla base del contesto culturale. E quando si parla di cannabis, una sostanza ancora imprigionata nella zona grigia della semi-legalità, il dibattito si fa naturalmente acceso e interessante, soprattutto riguardo l’età minima ideale per consentire l’uso ricreativo.

Se nell’illegalità tutto è permesso e in moltissimi di noi hanno probabilmente fumato la loro prima canna ben prima di avere 18 anni, ad oggi in Italia si può ufficialmente consumare cannabis legale solo se si è maggiorenni. Ma se si guarda oltre oceano, dove la cannabis ad alto contenuto di THC è in prevalenza legale, la lista delle diverse “legal ages” in tutto il Nord America è quantomeno curiosa. Ogni Stato degli Stati Uniti che consente la vendita di cannabis ricreativa richiede che i clienti abbiano almeno 21 anni; in Canada l’età minima è 19 anni, tranne che in Alberta (dove servono 18 anni) e Québec, dove invece si deve avere almeno 21 anni. Nella maggior parte delle giurisdizioni nordamericane poi, la marijuana medica è legale per le persone di età pari o superiore a 18 anni, ovviamente con prescrizione.

Ma che differenza può fare davvero se si ha 18, 19 o 21 anni? Un gruppo di ricerca della Memorial University di Newfoundland, in Canada, ha recentemente indagato sulla questione e ha voluto dare una risposta. Invece di guardare alla salute e alla sicurezza immediate dei giovani, hanno preferito valutare i risultati del consumo nella loro vita da adulti, vale a dire il livello di istruzione, le abitudini di fumare sigarette per tutta la vita e la salute fisica e mentale in generale. Nel loro studio, i ricercatori canadesi hanno concluso che l’età legale minima ideale per consumare cannabis la prima volta sarebbe 19 anni.

Mentre l’età di 19 anni è in linea con età legale minima nella maggior parte delle province e dei territori canadesi, l’autore principale dello studio, Hai Van Nguyen, afferma che lo studio del suo team non voleva mettere in discussione o confermare le normative vigenti. Si trattava piuttosto di misurare l’impatto di una sostanza proibita da tempo e gli effetti a lungo termine del suo utilizzo nella prima età adulta. “Non ci accontentiamo se i nostri risultati supportano o contraddicono l’attuale età legale minima nella maggior parte delle province. – ha detto il ricercatore – Riteniamo che i nostri risultati possano aiutare a informare il dibattito sull’età legale minima in Canada, nonché a informare i responsabili delle politiche in altre giurisdizioni che stanno cercando di legalizzare la cannabis non medica come Messico, Nuova Zelanda, Russia, Lussemburgo e diversi stati degli Stati Uniti”.

L’American Academy of Pediatrics ha rifiutato di commentare direttamente lo studio ma la sua opinione sull’uso di cannabis in giovane età è ben nota. Si legge infatti sul suo sito web: “Visti i dati a sostegno degli effetti negativi della marijuana sulla salute e sullo sviluppo del cervello nei bambini e negli adolescenti di età compresa tra 0 e 21 anni, l’AAP si oppone all’uso di marijuana in questa fascia di popolazione”. Nel 2019, anche il l capo esecutivo dello United States Public Health Service Commissioned Corps, Jerome Adams, ha reso pubblica la sua opinione riguardo l’uso di cannabis durante l’adolescenza. Adams si è concentrato sulle preoccupazioni circa l’effetto del consumo di cannabis sul cervello e ha concluso con un “invito all’azione a livello nazionale” sulla sicurezza della cannabis per i giovani. Adams non è entrato nei dettagli sull’età, ma ha espresso preoccupazione per l’uso di cannabis mentre il cervello continua a svilupparsi fino a raggiungere i 20 anni. Dello stesso avviso anche gli esperti europei che, nella famosa mozione al Parlamento di Bruxelles in cui si auspicava un uso più esteso della cannabis a livello medicinale, hanno chiesto precise norme per la tutela dei minori nell’accesso alla sostanza.

Detto questo, la scienza sull’uso precoce della cannabis e sullo sviluppo del cervello è ancora in fase embrionale. Gli esperti medici indicano come l’esposizione al THC negli adolescenti, tra gli altri sintomi, potrebbe causare cambiamenti nei modelli neurali, diminuzione della connettività neurale, assottigliamento della corteccia e sostanza bianca inferiore. Tuttavia uno studio recente, pubblicato dalla rivista Drug and Alcohol Dependence, suggerisce che eventuali cambiamenti alla struttura del cervello causati dall’uso di cannabis nell’adolescenza, vengano in larga parte riassorbiti e corretti prima che i soggetti compiano 30 anni.

Se davvero il problema principale è la salute del nostro cervello, perché allora non rendere la cannabis illegale fino ai 20 anni? Perché, nel mondo reale, chi fa le leggi deve soppesare la propensione della natura umana per il proibito con regole e conseguenze appropriate. In un mondo ideale, i minorenni non vanno mai a cercare cannabis da fonti illecite ma, si sa, non viviamo certo in un’utopia. Prima dell’apertura delle vendite legali di cannabis in Canada nell’ottobre 2018, una task force governativa ha esaminato attentamente la questione dell’età legale, scoprendo che maggiore è l’età minima legale, più è probabile che gli adolescenti cerchino fonti non regolamentate, rischiando sia il consumo di prodotti potenzialmente più pericolosi che l’incarcerazione. Poiché i gruppi sanitari hanno spinto per un’età legale minima di 21 e anche 25 anni, il Cannabis Act canadese alla fine ha lasciato che fosse compito delle singole province e territori stabilire un’età minima. La maggior parte ha finito per seguire la regola già in vigore per l’alcol: 19.

Sul conseguimento della maggiore età

Douglas Berman, professore di diritto presso la Ohio State University e direttore esecutivo del Drug Enforcement and Policy Center del college, sottolinea il danno individuale e comunitario che deriva dagli arresti in giovane età “e le conseguenze collaterali di una possibile condanna”. Sebbene sensibile alla scienza che suggerisce che il THC possa avere effetti negativi a lungo termine sul cervello in via di sviluppo, Berman sottolinea che l’età minima legale federale per bere era in gran parte basata sulla guida e sulla sicurezza stradale, non sulla salute del cervello e che non vede per quale motivo la cannabis debba essere trattata diversamente.

Da un punto di vista legale, il professor Berman crede infatti che una soluzione possa essere trovata nel concetto di gradualità: “Penso che sia interessante immaginare i limiti di potenza del THC regolati in base ai diversi gruppi di età: i più giovani avrebbero un accesso legale e sicuro ai prodotti a basso contenuto di THC, che non dovrebbero compromettere alcuna funzione cerebrale. E poi, una volta raggiunti i 25 anni e con il cervello completamente sviluppato, ti consentiremo di avere accesso anche a livelli più alti di THC”. Berman riconosce che questa idea non è perfetta ma è convinto che potrebbe rappresentare una sfida per l’industria commerciale e per i legislatori che si confrontano con le nuove disposizioni di legalizzazione.

E in Italia cosa ne pensano? Il nostro paese è tra i primi consumatori di cannabis in Europa e tutti i dati pubblicati da almeno un decennio a questa parte indicano che nel bel paese si comincia a fumare decisamente presto. La stragrande maggioranza dei soggetti presi in esame per le statistiche ha ammesso di aver consumato cannabis per la prima volta molto prima di aver compiuto 18 anni, con una media che si attesta tra i 14 e i 16 anni. Forse anche in ragione della tutela dei minorenni, gli esperti medici italiani hanno sempre sconsigliato l’utilizzo di cannabis (anche medicale) ai soggetti non adulti. Di più, ancora nel 2020 in Italia si discute ufficialmente di come cominciare a fumare cannabis in giovane età sia l’anticamera della dipendenza da droghe pesanti in età adulta: roba di 50 anni fa.

Da noi, insomma, le istituzioni preferiscono ancora sventolare lo spauracchio del “tossico” e l’accesso alla cannabis, sia essa a bassissimo o alto contenuto di THC, rimane privilegio dei maggiorenni. Ma la proposta del professor Berman potrebbe avere interessanti applicazioni nel caso in cui finalmente si decidesse di legalizzare tout court anche in Italia. L’idea di permettere l’acquisto e il consumo di cannabis a bassissimo contenuto di THC anche ai minorenni, potrebbe disincentivare il ricorso al mercato nero e al conseguente contatto con una sostanza più potente, meno controllata e potenzialmente più pericolosa. Ma, come dicevamo sopra, non viviamo certo in un’utopia e i ragazzi di ogni generazione avranno le proprie mele proibite da cogliere.

Bisognerebbe forse fare come in Svizzera dove, anche per i minorenni, il possesso ad uso personale di meno di 10 grammi di hashish o marijuana non è legalmente perseguibile, in quanto la legge non prevede alcun trattamento speciale per gli adolescenti rispetto agli adulti in questi casi. Magari gli Svizzeri non avranno a cuore il cervello dei loro ragazzi… Di sicuro, hanno capito che criminalizzarli per qualche canna può causare danni molto peggiori al loro sviluppo come adulti.

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