La cannabis può aiutare contro il Coronavirus?

La cannabis può aiutare contro il Coronavirus?

Una ricerca canadese avrebbe individuato uno strain anti-Covid_19

Nei mesi che ci hanno visto chiusi in casa causa Coronavirus, abbiamo seguito con apprensione le numerose ricerche mediche che tentavano di individuare strumenti utili a combattere il terribile Covid_19. Tutti abbiamo letto delle cure al plasma e dei respiratori fatti con maschere da sub modificate e, con un probabile sospiro di sollievo, abbiamo appreso di come i fumatori di cannabis potessero forse avere una chance in più di passare questa pandemia indenni.

La notizia è arrivata dal Canada – nuovo Eldorado della cannabis legalizzata – dove due ricercatori ritengono di aver identificato uno strain che potrebbe potenzialmente rappresentare uno strumento prezioso nella lotta contro il Covid_19. Secondo quanto riportato da Forbes, i ricercatori Olga e Igor Kovalchuck hanno sviluppato e testato per anni un nuovo ceppo di cannabis, con l’obiettivo di creare uno strain che aiuti a combattere il cancro e l’infiammazione. Ma quando la pandemia ha colpito, il duo ha deciso di concentrare i propri sforzi su come questa nuova varietà potesse essere utilizzata per aiutare a combattere e debellare il SARS-CoV2.

Il lavoro della coppia di ricercatori è stato pubblicato sul numero di aprile della rivista medica online Preprints ed è consultabile gratuitamente all’indirizzo https://www.preprints.org/manuscript/202004.0315/v1.

“Simile ad altri patogeni respiratori, SARS-CoV2 viene trasmesso attraverso muco e saliva e usa l’ingresso mediato dal recettore nell’ospite umano attraverso l’enzima II di conversione dell’angiotensina (ACE2) che viene espresso nel tessuto polmonare, nonché nella mucosa orale e nasale, nei reni, nei testicoli e nel tratto gastrointestinale”, si legge nello studio. “La modulazione dei livelli di ACE2 in questi tessuti può quindi rivelarsi una strategia possibile per ridurre la suscettibilità alla malattia”. 

Dopo aver esaminato la ricerca condotta su cannabis e COVID da altri scienziati, Olga e Igor Kovalchuck sono stati in grado di determinare che la cannabis, una varietà speciale in particolare, potrebbe potenzialmente impedire al virus Covid_19 di entrare nel corpo di una persona. Arrivando a concludere che “L’inibizione dell’ingresso virale e quindi la sua diffusione, costituiscono vie terapeutiche plausibili.”

Tutto dipenderebbe dai recettori ACE2 del nostro corpo che, per il virus, funzionano in qualche modo come le porte nei nostri corpi. Nel caso del lavoro dei Kovalchuck, la cannabis verrebbe utilizzata per ridurre il livello di espressione del gene ACE2, essenzialmente chiudendo temporaneamente le porte al virus. Oltre a ciò, è anche possibile che lo strain possa essere usato per impedire al virus di propagarsi una volta che è già entrato nel sistema di qualcuno.

“La cannabis sativa, in particolare quella con alte percentuali di cannabidiolo (il cannabinoide antinfiammatorio CBD), è già stata proposta per modulare l’espressione genica e l’infiammazione ed ha comprovate proprietà anticancro ed antinfiammatorie”, afferma lo studio. “Lavorando sotto la licenza di ricerca di Health Canada, abbiamo sviluppato oltre 800 nuove linee ed estratti di cannabis sativa e abbiamo ipotizzato che gli estratti ad alto contenuto di CBD possano essere utilizzati per modulare l’espressione di ACE2 nei tessuti target del Covid_19”.

In questo momento lo studio dei Kovalchuck è ancora una teoria e avrà bisogno di un’estesa serie di dati per essere comprovata; tuttavia, offre qualche speranza per il futuro. Se l’intuizione dei ricercatori canadesi dovesse rivelarsi esatta, il prossimo passo sarebbe quello di cominciare a produrre varietà di cannabis ad hoc che potrebbero essere utilizzate per la prevenzione e il trattamento di specifiche patologie. Ciò significa che in un futuro non troppo lontano, i dispensari potrebbero trasformarsi in vere e proprie farmacie.

Ma la coppia di ricercatori tiene anche a sottolineare che, proprio come con l’high, non tutte le varietà di cannabis agiscono sul corpo allo stesso modo. Mentre è possibile che i canadesi riescano a trovare un ceppo che possa aiutare a prevenire o curare il Covid_19, è altrettanto possibile che ci siamo altri strain che potrebbero potenzialmente peggiorare la situazione. Pare non esistere, quindi, una soluzione valida per tutti.

“Mentre i nostri estratti più efficaci richiedono un’ulteriore validazione su larga scala, il nostro studio è cruciale per la futura analisi degli effetti della cannabis medica su Covid_19. Gli estratti delle nostre linee di sativa ad alto contenuto di CBD, in attesa di ulteriori indagini, possono diventare uno strumento utile e sicuro al trattamento di Covid_19 come terapia aggiuntiva”, afferma lo studio. “Possono essere utilizzati per sviluppare trattamenti preventivi di facile utilizzo sotto forma di prodotti per gargarismi con collutorio e gola, per uso sia clinico che a domicilio. Tali prodotti dovrebbero essere testati per il loro potenziale di ridurre l’ingresso virale attraverso la mucosa orale. Data l’attuale situazione epidemiologica disastrosa e in rapida evoluzione, è necessario prendere in considerazione ogni possibile opportunità e via terapeutica”.

Dalla ricerca emerge infine un dato chiaro: gli strain ad alto contenuto di THC tendono ad avere effetti negativi sul sistema respiratorio (infiammazioni, bronchiti, deterioramento dei parametri spirometrici) e possono causare sintomi confondenti che renderebbero più difficile un’eventuale diagnosi del virus Covid-19.

di Giovanna Dark

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