Monopolio-No-grazie
Sono stato alla fiera di Milano. Era appena uscito un emendamento, da parte di una classe politica che si proclama "antiproibizionista" (solo per prendere voti?) che proponeva, per la canapa, una specie di monopolio... E tanti rappresentanti di movimenti antipro sembravano contenti di questa porcata: "almeno, se ci si mette in regola, si può ottenere la licenza x coltivare...".

Ma siamo diventati tutti cretini? Ci hanno ipnotizzato a tal punto da farci dimenticare che sono più di 40 anni che diciamo “attenti che se la legalizzano non la passino come monopolio, se no non la potremo coltivare mai più!”?

Non riusciamo a renderci conto che se diventasse monopolio la potrebbero produrre solo le aziende certificate, che rispondono a standard imposti perché’ un piccolo privato non possa rispettare? Non riusciamo a renderci conto che non potremo mai più coltivarci le nostre amate piantine: non per venderle, ma per gioirne in simbiosi?

Se diventasse monopolio, come per il tabacco le grandi aziende ci obbligherebbero a usare quello che per loro è più redditizio, e non quello che ci potrebbe far meglio. Per il cibo, per tutto quello che usiamo nella vita lo fanno già, ma non vorremmo che fosse così… (la Bayer, prima della fusione con la Monsanto, ha detto: “il mercato dell’alimentare deve essere gestito dalla farmaceutica”, ma nessuno ha dato il giusto peso a questa terribile affermazione).

Ho sentito tante volte dire “ci servono regole precise, se no non possiamo lavorare”. Ma rendiamoci conto che, se chiediamo regole in un regime proibizionista ci diamo la zappa sui piedi e le regole saranno sempre fatte per favorire chi è in grado di muovere maggiori somme di denaro e per soffocare chi cerca di non dipendere…

Sono anni che non sento più parole come “autodeterminazione”, “coscienza individuale”, “auto responsabilità”, “diritto di scelta” (a tal proposito: poco tempo fa una pubblicità diceva “liberi di non dover scegliere”. Plagio totale…), “LIBERTÁ” parola dimenticata e da dimenticare… “Autosufficienza”… non si sente più nemmeno questa parola.

Vorrei che si continuasse a chiedere a gran voce la possibilità di coltivarsi quello che si vuole, senza imposizioni bigotte o speculative. Vorrei che il movimento per la liberazione della nostra amata pianta non diventi solo una richiesta di un possibile mezzo per lavorare e sopravvivere, ma si ricordi che la richiesta di liberazione della cannabis andava di pari passo con la speranza di cambiamento verso un mondo più giusto, più onesto, più sano e più rispettoso delle libertà individuali. Che ci si ricordi che la cannabis è un esempio, ma che se la prendiamo come esempio ci sono tantissime cose da cambiare, a cominciare dalla coscienza, dal renderci conto che ci hanno ipnotizzato: in modo molto sottile, molto subdolo, fin dall’asilo. Ci hanno sempre di più detto: “non preoccuparti di nulla, c’è qualcuno che pensa per il tuo bene, e quello che ti diamo è proprio quello di cui avevi bisogno”. Mentre quello che ci fanno credere che ci serve è in realtà quello che ci devono vendere in quel momento.

Vale anche per le idee e convinzioni…Vale anche per il Sapere: diviso in compartimenti stagni, e non comunicanti fra loro. Non bisogna conoscere troppe cose, se no se ne riconoscerebbe la qualità. E spesso (e nel mondo cannabico lo vediamo bene) la qualità si inventa: ad esempio in un’erba, più cannabinoidi significa oggi più qualità. Serve per vendere, ma non è così: non è il vino che fa più gradi alcolici quello di qualità migliore, ma quello più rotondo, più piacevole al gusto, al palato, al corpo e alla mente.

Se coltivo canapa dovrei avere un’azienda con certificazioni elettroniche e centinaia di migliaia di euro in macchinari e infrastrutture. Ma io non voglio avere decine di ettari e correre dietro ad un ricavo per pagare i macchinari, non voglio essere obbligato ad usare concimi e pesticidi per avere un raccolto decente. Voglio potermi fare la mia verdura, usare il mio trattorino (sarebbe meglio un animale da tiro, ma anche questo è diventato quasi impossibile…) e coltivare canapa in rotazione con altri seminativi.

La canapa non deve essere soggetta a restrizioni monopolistiche, ma deve essere “normalizzata”. Diventare una coltura normale, come i pomodori: se ho i miei pomodori nell’orto e me ne porto un paio di cassette in macchina, nessuno mi può dir nulla. Se giro con un camion pieno di pomodori o li vendo in negozio saranno necessari fatture e controlli di qualità.

E ancora sulla questione cannabis terapeutica: l’utilizzo di cannabis è sempre un tentativo di migliorare il proprio stato fisico o mentale (se mi voglio “stonare” è meglio mi beva una bottiglia di vino: costa meno, ha un’azione più rapida e più violenta, si trova ovunque ed è accettato socialmente). Siccome penso di avere il diritto di essere io a gestirmi a mia salute, voglio anche potermi fare la mia medicina. E voglio tutte le informazioni corrette per potermela fare. E nessuno ha il diritto di portarmela via!

Buon anno a tutti!

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