Con la canapa verso la laurea

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Alla prima edizione di CanapaInMostra alla Fiera di Napoli ho conosciuto Gianluca Mantella, autore di questo curioso libro incentrato sulla figura di Paolo Zanaboni, uno studente universitario squattrinato e prossimo alla laurea presso l'Università di Bologna. È un personaggio rappresentativo di milioni di studenti fuori sede che arrivano nelle grandi città per studiare e per divertirsi. In questo contesto, le canne non sono certo una novità ma contribuiscono assieme alla frequentazione di bar, pub, osterie e i tanti centri sociali a formarsi una propria personalità. L'aria delle città rende liberi e le Università, seppur meno vivaci culturalmente e politicamente di alcuni decenni fa, rappresentano tuttora una importante agenzia di socializzazione in una fase di passaggio tra l'adolescenza e il mondo del lavoro e della produzione. Anche se poi nell'epoca della sussunzione reale la differenza tra queste fasi si è fatta relativa.

Alla prima edizione di CanapaInMostra alla Fiera di Napoli ho conosciuto Gianluca Mantella, autore di questo curioso libro incentrato sulla figura di Paolo Zanaboni, uno studente universitario squattrinato e prossimo alla laurea presso l'Università di Bologna. È un personaggio rappresentativo di milioni di studenti fuori sede che arrivano nelle grandi città per studiare e per divertirsi. In questo contesto, le canne non sono certo una novità ma contribuiscono assieme alla frequentazione di bar, pub, osterie e i tanti centri sociali a formarsi una propria personalità. L'aria delle città rende liberi e le Università, seppur meno vivaci culturalmente e politicamente di alcuni decenni fa, rappresentano tuttora una importante agenzia di socializzazione in una fase di passaggio tra l'adolescenza e il mondo del lavoro e della produzione. Anche se poi nell'epoca della sussunzione reale la differenza tra queste fasi si è fatta relativa.

In questo contesto massificato, Gianluca Mantelli ambienta le fasi concitate della emancipazione di Paolo Zaniboni che si muove tra Inghilterra, Ucraina, Bologna ed un paesino di montagna, in un turbine di avventure e di incontri dal sapore picaresco. Guerrilla Plantation è una interpretazione volutamente enfatizzata di quello che possono fare i giovani in una realtà difficile e controversa come quella attuale. Anche sbeffeggiando la legge, con uno sguardo ironico ma mai arrogante o supponente.

Gianluca Mantelli riesce a presentare questo mondo surreale con dei vaghi accenni tognazziani e va ringraziato anche per essere riuscito a fornire uno spaccato auto-ironico della vita di un giovane provinciale nella capitale della vita universitaria dell'Emilia-Romagna con un finale a lieto fine visto che, piuttosto fortunatamente, il protagonista fa coincidere la fine del suo ciclo scolastico con quella della sua piantagione. Paolo riesce a laurearsi e a tranquillizzarsi dopo un lungo ritiro in montagna. La sua esistenza è simile quella di molti giovani italiani che girano il mondo un po' per necessità e un po' per passione, o che sono costretti ad emigrare per praticare le lingue straniere o semplicemente per rendersi un po' più autonomi dalla famiglia. Nel caso del nostro, l'erba diventa per un certo momento quasi una professione e un poker a rischio prigione. Ma alla fine tutto finisce per il meglio e anche il vigile occhio della legge rappresentato da un vecchio poliziotto ci mostra un lato umano ed accondiscendente. 

Una storia decisamente ispirata da avventure personali e che trasuda la struttura caratteriale del giovane scrittore che si nasconde dietro le scene surreali di Guerrilla Prantation. La grande simpatia umana di Gianluca Mantelli si riflette in una prosa decisamente goliardica e scanzonata. Anche grazie al testo – indubbiamente un po' acerbo ma pieno di ironia ed auto-ironia – che descrive la realtà del nostro precariato e degli studenti fuori-sede, che frequentano da tempi immemorabili la più antica università del mondo. In effetti Bologna, nonostante il periodo nero iniziato con il contrasto alla Street Parade antiproibizionista del sindaco Sergio Cofferati, rimane una città che conserva anche un'anima battagliera e carnevalesca. Insomma, pur con alcuni limiti, il libro è interessante nella sua dimensione apparentemente ingenua, tanto da fare di un centro sociale una sintesi con il movimento di rivolta degli anni settanta coniando un improbabile Livello 77 dove Paolo piazzerà infine la merce.

Tra il classico contesto di canne, professori fatui e surreali, le scorribande tra Inghilterra ed Ucraina, Paolo Zanaboni è immerso fino alle scene finali in un ambiente tra il burocratico e il delirante. Mentre sta cercando di passare gli ultimi esami, per colmo della sfiga, si trova anche a dover pagare un riscatto di duemila euro per un lotto di monete antiche bloccato alla dogana e presumibilmente importato via Internet dagli Stati Uniti. Sarà un amico ricco e un po' snob, con la R moscia e fortemente stereotipato, a fare da candidato ideale a cui rifilare tutto il primo raccolto di ganja per poter pagare il riscatto. Seguiranno viaggi d'istruzione e di formazione sentimentale e i momenti di suspense che rendono il racconto molto gradevole fino alla fine. Si va verso la fioritura e le fasi del raccolto sono contrassegnate da alcuni incontri casuali ma anche inquietanti con le forze dell'ordine. Per fortuna tutto va bene. La storia si conclude nei pressi di un mitico centro sociale di Bologna, il Livello 77 a cui l'autore con una certa incoscienza ha storpiato volutamente il nome.

Guerrilla Plantation e il suo autore interpretano una filosofia ribelle in un certo senso contrapposta ma anche parallela all'amico Brizzo che, più politicizzato, era stato beccato dalla polizia mentre assaltava un job center per protestare contro lo sfruttamento dei giovani e il lavoro nero. 

I soprannomi dei professori universitari con cui Paolo Zanabon si scontra e confronta risultano spesso altamente deliranti e certi tratti della loro personalità ne fanno delle caricature. Eppure c'è qualcosa in questa dissonanza di vite non sempre eroiche che commuovono e sommuovono. Mantelli ricorda quei grandi piccoli scrittori del Novecento nati dal popolo che quasi per miracolo emergono e si affermano in un mondo spesso piuttosto snob come quello dell'editoria.

Una letteratura che segue le tracce di Semplicissimus o di scoperte della cultura popolare, quasi per caso accolti ed accettati dalla cerchia dei grandi scrittori. Non ho idea se sarà questo il destino di Guerrilla Plantation, anche perché l'autore si muove in un contesto difficile e, nonostante alcuni difetti, le contraddizioni del libro sono del genere precario e traballante, proprio come la vita dei due amici Paolo e Brizzo che si troveranno poi impelagati in una serie di avventure con un insperato lieto fine. Guerrilla Plantation costituisce in fondo un'ottima scusa per far fare ai lettori e alle lettrici un viaggio nel mondo dei giovani gaudenti e tra studenti che si trastullano con un chiaro invito a non seguirli in queste follie.

Guerrilla Plantation è un'opera prima con molti pregi e molti difetti. Proprio come la vita che emerge dall'Università di massa e dequalificata. Non resta che augurare buona fortuna all'autore ma soprattutto a tutti noi, dopo l'exploit della fiera napoletana che ha visto coinvolti circa 4000 visitatori e che è stata riconfermata anche per il 2015. Tutto questo incoraggia gli organizzatori a migliorare questo evento importante e significativo per l'economia e la cultura di Napoli e di tutto il Meridione. Esser presenti in questo contesto per Gianluca è stato anche un modo di presentare il suo primo libro, che è sicuramente piuttosto curioso nel contesto della letteratura fai-da-te e gli fa di certo onore.

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