Family Business – Altro che caffè

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Family Business: Il cannabusiness di famiglia che ha conquistato Netflix

Come trasformare una macelleria kosher nel primo coffee shop di Francia? È la domanda che si fa il protagonista di “Family Business”, una brillante commedia in 12 episodi, approdata sulla piattaforma di Netflix nel 2019 e ora in attesa della sua terza stagione.

Una serie decisamente gradevole, seppure un tantino stereotipata, che si lascia guardare in modalità binge e promette di strappare sicuramente qualche risata.

Al centro di tutto la famiglia Hazan – composta da padre, nonna, fratello, sorella e un paio di amici – che, a seguito della morte della madre, si trova ad affrontare difficoltà personali e finanziarie.

Determinato a non seguire le orme di suo padre, il “millennial incapace di crescere” Joseph sogna di lanciare la sua app ma, com’era prevedibile, le cose non vanno secondo i piani e il giovane si trova suo malgrado a ereditare l’attività di famiglia.

Con la legalizzazione della marijuana all’orizzonte e determinato a trarne il massimo vantaggio, Joseph decide di trasformare la macelleria kosher in un coffee shop e iniziare invece a vendere cannabis.

Da qui, il resto degli episodi – sei per ogni stagione – vede i diversi membri della famiglia venire lentamente a condividere l’idea e adoperarsi per la riuscita del progetto, incluso un viaggio improvvisato ad Amsterdam per provare le ultime tendenze in fatto di erba. Ogni episodio conduce piacevolmente al successivo, con alcuni cliffhanger degni di “Lost”, e la serie si sviluppa in un crescendo di eventi che porterà i componenti della famiglia Hazan a confrontarsi – in modo ovviamente comico – con tutti i soliti cliché legati al narcotraffico.

Spoiler: la cannabis in Francia non viene legalizzata e il progetto del commercio legale di cannabis va a farsi benedire.

Alcuni di questi eventi sono infatti ben prevedibili. C’è mai stata una serie su come entrare nel business della droga che non abbia coinvolto alcune persone generalmente ben intenzionate che alla fine si sono mescolate con criminali incalliti? Ma per la maggior parte “Family Business” fa un buon lavoro nel bypassare questi prevedibili accostamenti, innestando alcuni elementi drammatici sui personaggi e dando spazio a temi socialmente rilevanti. L’equilibrio tra la farsa spensierata e il dramma familiare di solito viene mantenuto, e mentre l’umorismo a volte può vergere un po’ troppo sul lato della semplice crudezza o della stupidità esagerata, raramente è davvero scoraggiante.

Nonostante l’abbondanza di umorismo spicciolo, scorregge e giochi di parole non proprio brillanti (colpa forse del doppiaggio), “Family Business” racchiude infatti in sé alcuni temi sorprendentemente toccanti, come il lutto familiare, l’accettazione e il superamento che ne costituisce il punto cruciale. Ogni membro della famiglia ha un carattere riconoscibile – dalla sorella lesbica, all’amica ricca e strafatta, fino al padre vizioso -, ha motivazioni comprensibili e problemi facilmente riconoscibili, siano essi economici o romantici o altro. Le dinamiche relazionali rimangono credibili e la commedia rimane divertente, non solo a livello situazionale ma nella scrittura stessa, che è piena zeppa di gag.

E la cannabis? Di quella se ne vede parecchia e la descrizione della filiera produttiva che vediamo svilupparsi nella serie – dove gli Hazan, ebrei kosher, brevettano la loro personalissima “PastraWeed” – è una descrizione accurata e veritiera. La coltivazione messa su dalla nonna ottuagenaria con il pollice verdissimo, fa venire l’acquolina in bocca e quando la famiglia pensa a come coprire l’odore di erba in fiore ci sentiamo davvero tutti a casa.

Un po’ meno veritiero è il ritratto che si fa delle “gang” che si troveranno a minacciare il cannabusiness di famiglia – più vicine ai narcos colombiani che agli spacciatori di quartiere – e dei possibili guadagni che il traffico illegale di cannabis può fruttare. Nella serie si vede come la famiglia Hazan calcoli di guadagnare oltre 2 milioni di euro da una manciata di talee e i metodi per riciclare questo “denaro sporco” sono decisamente fantasiosi. Ma “Family Business” rimane comunque un prodotto valido che, nel suo complesso e nonostante il suo umorismo terra-terra, rispetta la nostra amata pianta e ne da tutto sommato un’immagine positiva.

Le commedie francesi possono risultare un po’ incostanti o perlomeno di dubbio gusto, ma quando si tratta di “Family Business”, possiamo tranquillamente dire che la serie vale bene 6 ore del nostro tempo. Con un umorismo bislacco, alcune battute veramente divertenti e un gruppo di personaggi carismatici al centro (hurrà per la nonna con il pollice verde!), “Family Business” è una commedia sorprendentemente commovente e in fondo ben scritta, cui vale decisamente la pena dare un’occhiata.

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