Coltivazione di marijuana outdoor: inizia la stagione!

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Preparazione di una coltivazione all'aperto

È arrivata la primavera, il momento ideale per iniziare a progettare una nuova coltivazione di marijuana in outdoor. I preparativi comprendono la scelta del luogo, le tecniche di coltivazione da adottare, la preparazione del substrato, l'acqua da utilizzare e tanto altro da scoprire.

Coltivazione di marijuana outdoor: SCELTA DEL LUOGO

I fattori da tenere in considerazione per eleggere un posto ideale dove coltivare marijuana outdoor sono la sicurezza ed il clima. Il luogo deve essere protetto da sguardi indiscreti, lontano da eventuali vicini per via dell’odore che si potrebbe diffondere quando le piante sono in piena fioritura, allertandogli sulla presenza di una piantagione di marijuana nelle vicinanze. Deve avere a disposizione un accesso diretto ad una fonte d’acqua perché durante i mesi estivi le piante ne consumano grandi quantità; gran parte del successo di una coltivazione di marijuana outdoor dipende dalla disponibilità di acqua. I fattori climatici da valutare nella scelta di un luogo sono le ore di luce solare diretta, l’esposizione al vento e il tasso di umidità. Per una crescita ottimale le piante hanno bisogno quotidianamente di almeno 6 ore di luce solare diretta, bisogna tenere in considerazione che la posizione in cui ci troviamo rispetto al Sole cambia costantemente nel corso dei mesi. Possiamo servirci di una applicazione che simula la traiettoria del Sole per scegliere il posto adatto.

Le piante esposte continuamente a forti correnti si disidratano molto velocemente, di conseguenza scegliere un luogo riparato dal vento. Anche il tasso di umidità è molto importante, un posto molto umido favorisce la formazione di malattie fungine come botrite o l’oidio.

VASI, LETTI DI TERRA, IN SUOLO

La coltivazione di marijuana outdoor può essere realizzata nei classici contenitori per piante oppure costruendo dei letti di terra o semplicemente piantando direttamente nel terreno. Vediamo quali sono le differenze.

I vasi sono comodi da muovere in base alle proprie necessità, ad esempio, per proteggere le piante dalle intemperie o dalla vista dei ficcanaso, possono essere spostate in un altro luogo o in una posizione più protetta. Risultano perfetti quando si coltiva sul balcone e in terrazzo. Tuttavia le piante coltivate in vaso dispongono di uno spazio limitato per la crescita delle radici, richiedono maggiore frequenza d’irrigazione e delle specifiche attenzioni riguardo la loro dieta. Coltivare in contenitori di grandi dimensioni è un’ottima soluzione, un vaso di almeno 45 litri rappresenta un buon compromesso.

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I letti di terra offrono diversi vantaggi, innanzitutto impediscono fenomeni di asfissia radicale provocati dal ristagno idrico o dal compattamento del terreno, infatti la superficie di coltivazione è separata da quella calpestabile. Un altro vantaggio è che possiamo migliorare la qualità del substrato di coltivazione senza dover necessariamente intervenire su tutta l’area a disposizione. La superficie rialzata dei letti, oltre a fungere da barriera per i piccoli predatori, rende anche più comode le operazioni di manutenzione del giardino. Generalmente i letti di terra hanno forma rettangolare, le dimensioni ideali sono di massimo 120 cm di larghezza, in questo modo garantiamo l’accesso a qualsiasi punto della coltivazione, l’altezza del letto deve essere di almeno 25-30 cm affinché le radici abbiano abbastanza spazio per crescere, invece la lunghezza varia da pochi metri fino a decine di metri per i letti più grandi in base allo spazio a disposizione e alle esigenze personali. Non dimenticate di lasciare dei corridoi di passaggio tra un letto e l’altro, sufficientemente larghi da poter passare con una carriola. I letti si possono realizzare ammassando semplicemente dei cumuli di terra oppure creando delle vere e proprie pareti intorno al perimetro del letto; generalmente le pareti sono fatte di legno ma a volte anche di mattoni.

Piantare direttamente nel suolo è il sogno di molti grower, non a caso le piante coltivate in questo modo possono raggiungere dimensioni enormi. Basta pensare che le radici della cannabis possono crescere oltre 3 metri di lunghezza se hanno sufficiente spazio a disposizione. Generalmente i substrati naturali sono ricchi di vita, popolati da numerosi microrganismi che rappresentano esclusivamente un vantaggio per la coltivazione di marijuana di ottima qualità. Inoltre le piante coltivate in questo modo hanno bisogno di essere irrigate con meno frequenza. Un svantaggio, non di poco conto, è che le piante non posso essere spostate in base alle proprie necessità.

Quando si pianta direttamente nel suolo la sua struttura viene previamente migliorata realizzando in superficie uno strato ricco di materia organica e di altri ammendanti naturali .

Le grandi aree di coltivazione dedicate alla marijuana outdoor vengono arricchite cospargendo humus di lombrico, compost, stallatico e calce dolomitica alcuni mesi prima di iniziare a coltivare, in modo tale che si integrino completamente nella rete alimentare del suolo.

Un’altra tecnica impiegata soprattutto dall’agricoltura rigenerativa, è quella di piantare per tutta l’area delle cover crop – o colture di copertura – come ad esempio le leguminose che sono efficacissime come azotofissatori; nelle regioni più calde si possono piantare anche a novembre, mentre nelle zone più fredde bisogna anticipare al mese di settembre. Con l’inizio della primavera le colture di copertura vanno tagliate e utilizzate per la pacciamatura del terreno, arricchendolo in questo modo di materia organica.

Una soluzione più pratica per piccole coltivazioni è quella di scavare delle buche che verranno riempite con un substrato realizzato da noi. Piante di medie dimensioni hanno bisogno di una cavità di almeno 60 cm sia di diametro che di profondità. Nei terreni particolarmente compatti questa operazione è necessaria per migliorarne la struttura.

Coltivazione di marijuana outdoor: IL TERRENO

In questo articolo analizzeremo come realizzare una coltivazione di marijuana outdoor al 100% organica, senza l’impiego di fertilizzanti in bottiglia, ma creando da soli in casa propria un substrato che preveda e anticipi le necessità della pianta coltivata durante l’intero ciclo vitale.

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Dobbiamo assicurarci che il substrato sia ricco di materia organica e di vita; nelle coltivazioni 100% organiche sono i microrganismi che si occupano di nutrire la pianta, infatti decompongono materia organica e minerali in forme assimilabili dalla pianta e le rendono disponibili in qualsiasi momento richiesto, le piante in cambio forniscono carboidrati attraverso le radici ai microrganismi che popolano il suolo, stabilendo una simbiosi tra pianta e rete alimentare del suolo.

Un’ottima formula per creare un substrato di qualità eccellente è di diversificare le fonti di materia organica e minerali, ad esempio impiegando due qualità di humus o di compost differenti, in questo modo ampliamo la gamma di sostanze nutritive presenti in esso. Humus e compost sono il perno centrale del substrato, contengono materia organica in abbondanza e sono ricchissimi di vita. Tra gli ammendanti principali c’è anche la calce dolomitica che oltre ad essere ricca di calcio e magnesio, è tra i migliori regolatori di pH del suolo, un grammo di dolomite per litro di terra è sufficiente per alzarne il pH di un punto. Il magnesio è l’elemento al centro della fotosintesi clorofilliana, diversificare le fonti aggiungendo sali epsom nel terreno aumenta la sua disponibilità. La cannabis consuma grandi quantità di calcio e magnesio.

Il kelp è tra le alghe più diffuse in agricoltura, è un ottimo stimolatore radicale e contiene un vasto range di sostanze nutritive, aggiungerlo alla miscela è praticamente obbligatorio. Fosforo e potassio sono due elementi nutritivi di cui le piante hanno continuamente bisogno, molti grower arricchiscono il substrato con guano di pipistrello oppure farina di sangue o di ossa ma la nostra filosofia è di utilizzare piante per nutrire altre piante, perciò integriamo la nostra ricetta con ammendanti vegetali come la consolida, l’ortica e l’alfalfa.

Ecco una ricetta da noi impiegata, ma che può essere semplicemente considerata come base di partenza per i propri esperimenti:

  • 50 L terra organica di buona qualità
  • 50 L perlite
  • 25 L cocco
  • 25 L humus di lombrico
  • 25 L compost vegetale
  • 150 g biochar
  • 150 g dolomite
  • 300 g epsomite
  • 100 g azomite
  • 150 g diatomacea
  • 225 g kelp
  • 300 g ortica
  • 150 g consolida
  • 600 g alfalfa
  • 150 g farina di neem

Gli ingredienti vanno aggiunti uno alla volta e mescolati in maniera omogenea; il substrato ottenuto va conservato in contenitori esposti al sole per circa 30-45 giorni per consentirne il compostaggio, infatti non può essere utilizzato immediatamente perché molti dei suoi ingredienti sono ancora in forma grezza e quindi non assimilabili dalla pianta. La miscela deve essere polverizzata con estratto di ortica o con una soluzione a base di melassa per accelerare il processo di compostaggio oppure possiamo inocularla con LABs o microrganismi effettivi tipo EM1. È importante che il substrato preparato sia sempre umido per salvaguardare la vita all’interno.

Possiamo utilizzare il substrato ottenuto sia nelle coltivazioni in vaso che in quelle sviluppate direttamente nel suolo o in letti di terra. Le quantità da impiegare dipendono dalla genetica che coltiviamo e dalla grandezza delle piante al momento del trapianto, la maggior parte degli strain soprattutto con predominanza sativa hanno necessità nutritive minori, al contrario di una pianta con predominanza indica o di grandi dimensioni che hanno un fabbisogno nutrivo molto più alto. Il substrato da noi preparato deve essere distribuito sul fondo per una quantità che varia dal 30% ad un massimo del 50% del volume totale del substrato di coltivazione. Ad esempio, se utilizziamo un vaso da 45 litri distribuiremo sul fondo la nostra miscela fino a riempirne 1/3, il resto del vaso lo riempiremo con del normalissimo terriccio organico.

Coltivazione di marijuana outdoor: SEMI VS TALEE

La coltivazione di marijuana outdoor si può realizzare partendo sia da semi che da talee, sebbene quest’ultime siano più difficili da reperire nei paesi con leggi meno tolleranti con la cannabis.

Le talee garantiscono omogeneità nella crescita e inoltre si presuppone che siano state già testate da un altro grower, perciò risulta più facile ottenere delle informazioni dettagliate sullo strain e delle garanzie sulla resa e qualità finale. I semi sono più facili da reperire, tramite i growshop della zona oppure semplicemente sul web. La maggior parte dei semi, soprattutto i regolari, possiedono maggiore vigore, danno vita a piante robuste e prive di malattie, a differenza delle talee che potrebbero esserne infestate. Una cosa molto interessante dei semi è la loro variabilità genetica, ogni nuova pianta presenterà dei tratti diversi, oggetto d’interesse di molti breeder e selezionatori.

Una buona pratica è quella di iniziare qualche mese prima a crescere le piante in indoor con l’ausilio di una lampada e trasferirle all’aperto quando il clima lo consente e le piante avranno raggiunto una buona dimensione. Il trasferimento dall’interno all’esterno va eseguito gradualmente, le piante hanno bisogno di abituarsi ai raggi solari e al cambiamento delle condizioni climatiche.

ACQUA E SOLUZIONI NUTRITIVE

L’acqua di migliore qualità per irrigare le nostre piante è quella sorgiva, ricca di minerali e zero contaminazioni ma pochi di noi hanno accesso diretto, in alternativa l’acqua piovana è la soluzione migliore, ma solo nelle zone poco inquinate.  

La maggior parte di noi saranno obbligati ad utilizzare acqua proveniente dalla rete idrica, in quel caso sarà necessario decantarla previamente per eliminare parte del cloro contenuto.

Le piante che crescono in un substrato arricchito come quello su descritto non hanno bisogno di diete particolari perciò le irrigheremo solo con acqua per l’intero ciclo di vita. In caso di carenze o semplicemente per dare una marcia in più al loro sviluppo, possiamo somministrare dei tè di compost ossigenati o qualsiasi altro tipo di fermentato o infusione di altre piante benefiche. Nelle colture in vaso è molto probabile che sia necessario. Anche le applicazioni fogliari forniscono un ottimo sprint.

TUTOR E PROTEZIONE

Le piante di grandi dimensioni hanno bisogno di un sostegno per sopportare il peso dei rami, una rete metallica termosaldata posta intorno alla pianta come un cerchio è una soluzione efficace, oltre a sostenere la pianta funge anche da struttura di appoggio per le reti antinsetto o per i teli ombreggianti. Le reti antinsetto sono necessarie per tenere lontano dalle piante insetti come cavallette, farfalle e falene; la presenza di quest’ultime causa pesanti infestazioni di bruchi.

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