Dai nomi alle ricerche più strane: 15 fatti bizzarri sulla marijuana.

fatti bizzarri marijuana

” E la Madonna, quest’erba spacca davvero!” Frasi come questa, accompagnate da schiamazzi e risate,  sono usate tutti i giorni dalla maggior parte dei consumatori di cannabis e specialmente quando assaggiano una nuova, superba, varietà di erba. Adottati per rilassarsi con gli amici, per dormire meglio o semplicemente per alleviare il dolore, gli effetti della cannabis sono stati popolari in tutto il globo fin dall’antichità. A volte, però, le situazioni possono scappare di mano per cui è sempre meglio sapere cosa aspettarsi, non è forse vero?

Con questo articolo, quindi, non pretendiamo condividere una noiosa lezione di storia, ma piuttosto esplorare alcune peculiari vicende legate alla marijuana.

1. È nella genetica

Tutti sanno che la canapa e l’erba sono uguali e allo stesso tempo diverse. Nel 2011, ricerche dell’Università del Saskatchewan hanno annunciato che nelle piante di cannabis psicoattiva (Cannabis sativa) esiste un’espressione genetica che stimola le sensazioni cerebrali euforiche .

D’altra parte, la canapa non è molto popolare o divertente per i fumatori ricreativi. Infatti, anche se la canapa industriale e le piante di marijuana provengono dalla stessa famiglia vegetale, la canapa non produce l’acido tetraidrocannabinolico (THCA), la sostanza chimica chiave necessaria per lo «sballo». Come spiega Jon Pageto, il biochimico della stessa Università, le piante di canapa non dispongono dell’enzima per produrre THCA.

Quando si parla di canapa, comunque le virtù sono sempre dietro l’angolo. La canapa, infatti, è super produttiva d’acido cannabidiolico (CBDA), un CBDA non psicoattivo, che può ridurre l’ansia da prestazione, aumentare le sensazioni e ridurre il dolore, ma non è mai così elettrizzante come la vera erba. Scegliete quindi quello che fa per voi con la necessaria saggezza!

2. Mettere alla prova l’importanza delle fibre

Abbiamo tutti sentito la storia dei Moai – le figure umane monolitiche scolpite dal popolo Rapa Nui sull’Isola di Pasqua nella Polinesia orientale tra il 1250 e il 1500. Proprio come a Stonehenge, questi monumenti sono stati oggetto di innumerevoli studi e ricerche.

Uno di questi include un progetto archeologico guidato dal professor Carl Lipo della California State University. Nel 2012, come riportato dall’Archaeological Journal, il team di Lipo ha lavorato per determinare come le pietre utilizzate per queste statue vennero trasportate dalla cava sino alle attuali installazioni. La teoria dei ricercatori è che gli isolani di Pasqua abbiano usato corda di canapa prendendone le fibre da un cespuglio molto simile alle piante di marijuana moderna. Guardandole meglio adesso, le statue forse sembrano un po’ più stordite, non vi pare?

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3. I ragni fatti di marijuana costruiscono ragnatele incasinate

O forse stavano solo dando sfogo alla creatività. E’ proprio così, alcune ricerche scientifiche si sono davvero spinte in direzioni inspiegabili. Sarebbe interessante, infatti, comprendere l’interesse di voler testare come reagiscono specie dell’ordine degli aracnidi quando gli si inietta THC. Ad ogni modo, la ricerca ha scoperto che i ragni si distraevano facilmente dalla missione di filare la rete e si stancavano rapidamente.

D’altra parte, stimolati con LSD i ragni producevano ragnatele altamente geometriche, anche migliori di quando erano sobri. Quindi un consiglio importante: se avete un ragno come animale domestico, non cercate di intossicarlo con l’erba. Preferite piuttosto dell’ottimo LSD.

4. Marijuana Vs salute umana

I pro e i contro degli effetti sulla salute della marijuana sono legati principalmente alla sfera della salute mentale. Essendo un medicamento che influisce sull’attività cerebrale, esiste sempre il rischio latente per i consumatori a rischio di disturbi psicotici. D’altra parte, è anche vero il contrario e cioè che tante persone usano efficacemente l’erba per problemi di salute mentale.

Altri organi del corpo umano non sono esclusi dalla controversia. Sebbene la marijuana possa essere ottima per organi come il fegato o l’intestino, potrebbe non essere la migliore amica del cuore. Ad esempio, nel 2014, un’analisi di 2.000 casi medici in Francia ha associato l’uso di marijuana a problemi cardiaci. La marijuana aumenta la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, e per questo motivo il suo consumo potrebbe essere nocivo alle persone con una storia di problemi cardiaci.

5. Nomen omen

“Che cos’è un nome?” Questo chiese Giulietta a Romeo. Quando si tratta della comunità dell’erba, il nome ha un grande significato. Tutte le qualità legate al consumo di erba, che essa vi renda felici, euforici, sollevati, rilassati, creativi, hanno le loro varietà autentiche con nomi come Silver Haze, Blueberry o Granddaddy Purple.

A volte l’erba viene denominata rispetto al luogo di provenienza, come Durban Poison, a volte, invece, è la dolcezza dell’effetto e la capacità di fare una buona canna, che attribuisce il nome, come per la Cherry Pie.

La tradizione di nominare i tipi di marijuana è decollata negli anni ’70 alle Hawaii con Maui Waui aka Maui Waui o Mowie Wowie, una classica Sativa, gioiosa ed euforica.

Chi penserebbe a nomi come questi? Apparentemente, tutto nasce da un processo d’ illuminazione creativa, mentre si fuma erba ci si sente liberati creativamente. Quando, nel luglio 2014, i proprietari della DNA Genetics di Amsterdam, una banca di semi di cannabis, sono stati interrogati sull’argomento dal LA Times, la risposta è stata: ” Noi ci sediamo, chiamiamo tutti i nostri amici e fumiamo. Come in una sessione di brainstorming. ” Dove non ci si riesce più a vedere in faccia per la nebbia, però!

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6. Ogni volta che dici marijuana, dici bordello e puttane

La denominazione di Mary Jane ha una storia a sé stante.

Oltre ai nomi delle sue varietà, la cannabis medesima ha dozzine di denominazioni. Cannabis non è sicuramente il nome che sentirai in bocca ad una persona che domanda qualche grammo al proprio pusher. È un nome un po’ più scientifico.

A seconda della provenienza delle persone, alcuni dei gerghi più diffusi sono erba, ganja, maconha, mota, yerba, reefer, hash. Comunque, probabilmente, la parola più popolare che anche tua nonna conosce è marijuana.

Si ritiene che il nome marijuana derivi da un termine gergale messicano per indicare la cannabis e potrebbe derivare dalla pronuncia spagnola dei nomi Mary e Jane. Questi due nomi sono anche usati comunemente nello slang messicano per designare una prostituta o un bordello. Quindi è proprio così, in pratica ogni volta che dite marijuana o Mary Jane, ciò che state anche indirettamente e involontariamente dicendo è bordello e prostituta.

7. La variante italiana

Devi essere davvero sconvolto per pensare che l’Italia sia sotto una grande nuvola di marijuana. Forse questa nuvola sarà in California, sopra il triangolo Smeraldo, ma siamo onesti, la nube sopra l’Italia al massimo profuma di cibo succulento. Secondo una ricerca scientifica poco ortodossa, però, non è tutto così in bianco e nero.

Questa ricerca alternativa si è concentrata sull’esame della presenza di sostanze psicotrope nell’aria, come la marijuana, ma anche cocaina, nicotina e caffeina. Sette città italiane hanno preso parte a questo studio: Roma, Milano, Napoli, Palermo, Torino e le vincitrici per le più alte concentrazioni di erba nell’aria, sono state Firenze e Bologna. Quindi a quanto pare, anche le statue della Galleria degli Uffizi sono ben conciate!

Calmiamo gli entusiasmi a chi ha già prenotato il biglietto, questa concentrazione d’erba nell’ossigeno non è sufficiente per farvi sballare, ma il vantaggio della ricerca è che può rivelare quanto traffico di droga esista in queste città. O meglio ancora, può indicare le abitudini di consumo degli italiani, che, a quanto pare, non sono solo e innocentemente in cerca di cibo succulento!

8. Quando rilevi l’erba nell’urina di un bambino

Nessuno può mettere in discussione il miracoloso effetto calmante provocato dall’odore di un neonato. Forse, però, le istituzioni del North Carolina si sono spinte troppo oltre nelle analisi sulla cannabis quando hanno riferito che in un ospedale alcuni bambini sono risultati positivi al test dell’urina. Che cosa? Le loro madri fumavano? Scioccante.

Prima che questo potesse causare problemi per gli assistenti sociali e accuse riguardo le madri interessate, chiariamo che i bambini erano solo molto, ma molto puliti. La colpa era del sapone!

In altre parole, gli ingredienti di alcuni comuni saponi per bambini possono manifestare la falsa presenza di marijuana nei test delle urine. Ulteriori ricerche su bagnoschiuma e saponi per neonati, come quelli Johnson & Johnson, hanno dimostrato che questi erano senza marijuana. Quindi, non è che ogni sapone abbia tracce di cannabis. Ad ogni modo, i bambini hanno il loro sballo interiore innato e non hanno certo bisogno di marijuana…almeno non ancora.

9. Erba si, ma non così “verde”

Quando si pensa da una piantagione di cannabis, l’immaginazione comune tende a immaginare lo scorcio idilliaco di una valle soleggiata, una piacevole brezza ed un felice giovane agricoltore con i rasta. Mi dispiace disturbare il tuo sogno: Mary Jane non è una donna facile da mantenere.

Nel 2011, un ricercatore del Lawrence Berkeley National Laboratory ha fatto un confronto interessante chiarendo quando questa pianta sia piuttosto dipendente e avida in termini di energia ed elettricità richiesta. Il suo esempio è stato che per produrre 1 chilogrammo di erba indoor si utilizza la stessa quantità di energia impiegata da un veicolo per attraversare più volte gli Stati Uniti. Proprio un bel viaggetto insomma!

Sebbene le piantagioni di cannabis all’aria aperta non possono soddisfare un intero fabbisogno annuale, queste possono ridurre significativamente le emissioni di gas serra causate dalla produzione indoor di marijuana, e quindi la necessità di produrre in strutture chiuse.

Ad ogni modo, in un mondo perfetto, coltiveremmo tutti erba a casa propria e non avremmo bisogno di un’industria high-tech che la produca per noi.

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10. Marijuana Vs dipendenza

“La uso solo dopo una lunga giornata di lavoro”, “Solo due o tre volte prima di andare a dormire” o “Fumo solo durante le occasioni sociali” ecco alcune frasi usate comunemente dai consumatori occasionali di erba. Questo tipo di comportamento potrebbe portare alla dipendenza dalla marijuana e, in tal caso, potrebbe rendere un fumatore «ricreativo» dipendente?

La dipendenza, di solito, significa che, quando smette di assumere una sostanza, una persona manifesta ansie che vanno da una scala da lieve a grave. Secondo alcune ricerche, circa il 9% dei consumatori di marijuana potrebbe diventarne dipendente, il che è ancora oggetto di discussione nei circoli accademici.

Uno studio del 2016 mette tutto in conto all’albero filogenetico, in particolare alle tre varianti genetiche legate alle dipendenze. Secondo il rapporto degli scienziati sulla rivista JAMA Psychiatry, la variante che regola il calcio nel sangue è quella responsabile della dipendenza da oppioidi, e la seconda variante riguarda il sistema nervoso centrale. Queste stesse varianti sono presenti anche nei casi di depressione, che è forse la risposta al motivo per il quale dipendenza e malinconia sono amici molto intimi.

11. Quando il movimento temperanza suggerì l’erba come sostituto dell’alcol.

È stato molto tempo fa, ma vale ancora. Nel 1890, durante il movimento per la temperanza, la marijuana era comunemente raccomandata come sostituto dell’alcol. L’argomento usato era che, a differenza dell’alcol, la marijuana non portava alla violenza domestica.

A quei tempi c’era una guerra generale contro l’alcol. L’alcol era anche associato a bancarotte e naufragi finanziari. Come lo era all’immoralità. Poi è arrivato il proibizionismo. Sfortunatamente, la posizione sull’erba come sicura e salutare per il consumo è cambiata negli anni successivi alla fine del proibizionismo alcolico. E mentre l’alcol ha riacquistato il suo status nella società, l’erba lo ha perso.

12. Il primo traffico transcontinentale della storia

Uno studio condotto nel 2016 ha suggerito che la steppa dell’Europa orientale, il territorio che oggi è abitato dalle popolazioni di Ucraina, Russia e Kazakistan, sia stato il primo luogo in cui si è verificato, nella storia, un traffico di droga.

Più o meno contemporaneamente infatti, tra 11.500 e 10.200 anni fa, la cannabis era popolare in entrambi i continenti, Europa e Asia orientale. La storia che riguarda il primo spaccio di cannabis inizia 5.000 anni fa, quando la rotta del traffico era radicata nella steppa, con la tribù nomade Yamnaya. Gli archeologi indicano di aver scoperto segni di cannabis bruciata, probabilmente mentre la tribù si spostava da un luogo all’altro. Curiosità: la tribù Yamnaya potrebbe essere responsabile della diffusione delle lingue indoeuropee e dell’addomesticamento dei cavalli selvaggi. Già allora la cannabis doveva essere una pianta infernalmente infestante!

P.S. Dato che stiamo parlando di traffici storici, vale la pena notare che anche il primo spaccio online di droga riguarda l’erba.

13. Festa nell’aldilà

Le persone esprimono ogni sorta di desideri mentre sono sul punto di morte. E alcune persone in Asia avevano una percezione dell’aldilà davvero divertente.

Un caso particolare che ha affascinato gli scienziati è quello di un uomo che fu sepolto circa 2.700 anni fa negli altopiani delle montagne cinesi di Tianshan. Le sue ossa furono successivamente trasportate in un cimitero nel deserto del Gobi. Sebbene ci debba essere una grande storia dietro al motivo per cui i resti del defunto furono trasferiti altrove, gli scienziati furono più colpiti da ciò che accompagnava il cimitero dell’uomo: quasi un chilo di erba.

La sostanza è stata oggetto di numerose analisi sostenenti che la pianta dal colore verde vivido, ma senza il caratteristico odore, fosse utilizzata per “scopi mistici”. Inoltre, l’analisi molecolare ha confermato la presenza di cannabidiolo, cannabicromene e cannabiciclolo. Non potendo coltivare marijuana negli inferi, questo ragazzo si voleva far trovare ben preparato.

I risultati della sepoltura sono stati presentati nel Journal of Experimental Botany nel 2008.

14. Chi può battere questo record?

I consumatori di marijuana sono privati dell’esperienza necessaria per far parte del Guinness dei primati. Deludente, ma nel libro dei Guinness non si trova nemmeno una singola citazione di qualsiasi quantità di marijuana coltivata né qualcosa ad essa correlato. Almeno l’ “Operazione Tiburon”, che nel 1982 sconvolse gli Stati Uniti e che all’epoca fu ampiamente segnalata, meritava di essere menzionata con un record. Stiamo parlando del più importante sequestro di marijuana di sempre: con 2.903 tonnellate metriche e 6,4 milioni di sterline provenienti (facile da indovinare) dalla Colombia.

Nell’ambito delle indagini, 495 persone sono state interrogate dalla polizia e fino a 95 barche sono state controllare ulteriormente per accertare un eventuale coinvolgimento. 

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15. L’importante è partecipare, giusto?

Sembra che i consumatori di erba siano più interessati al gioco e meno competitivi rispetto ai non consumatori. In una ricerca del 2016 riguardante un gioco in cui gli individui competevano per piccoli premi monetari mentre, nel frattempo, gli scienziati scansionavano la parte del cervello chiamata nucleo accumbens. Una piccola parte del cervello associata ai processi di ricompensa.

Il risultato era prevedibile. I consumatori di erba hanno dimostrato un’attività più debole nel nucleo accumbens rispetto ad altri giocatori. Mentre i ricercatori ammettono che potrebbero esserci altri fattori che influenzano l’attività indebolita, non solo l’erba, non c’è davvero bisogno di incolpare i fumatori d’erba per aver perso. Forse i consumatori di marijuana si godono il gioco e non sono così concentrati sulla vittoria, ma piuttosto si divertono. Inoltre, si parlava solo di una piccola somma di denaro, giusto?

Ora, dopo così tante chiacchiere sull’erba, è probabilmente giunto il momento di girare un’altra canna !

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