La propagazione della canapa

La propagazione della canapa

Inizio coi semi o con le talee?

Capito spesso in un growshop dalle mie parti e, tra i clienti, sono molti quelli che domandano la differenza tra una coltivazione con i semi o con le talee, perché leggono dei benefici di una e dell’altra. Sono entrambi metodi di propagazione delle piante. In questo articolo andremo a capire quali metodi di propagazione esistono e sono utilizzati al giorno d’oggi per le piante di canapa, analizzerò anche i vantaggi e, se ci sono, gli svantaggi di ciascun metodo.

Per inciso la propagazione di una pianta significa la sua riproduzione nel tempo, i semi sono un metodo di propagazione, per esempio, come lo sono le talee.

Le piante di canapa possono venir propagate in svariati modi, affronteremo l’argomento iniziando dalla classificazione tra propagazione sessuale e propagazione vegetativa. La propagazione sessuale della canapa è una forma di riproduzione e mantenimento del patrimonio genetico che implica l’unione di due gameti, portati ciascuno da piante di sesso diverso. Quando il polline maschile insemina un fiore femminile si uniscono i gameti e si avrà la produzione di semi: questa è propagazione sessuale.

Se si utilizza un polline di forma maschile ma proveniente da piante con DNA femminile si avranno i semi femminizzati, dai quali ci si deve aspettare solo individui dai caratteri femminili. Il polline per ottenere i semi femminizzati si ottiene facendo revertire una pianta femmina tramite l’ausilio di fitormoni. Il vantaggio di questa tecnica di propagazione è anzitutto la conservabilità del seme, che può rimanere vitale oltre dieci anni, se conservato in busta chiusa e a basse temperature. Inoltre un vantaggio di questo metodo è che i semi potenzialmente possono essere migliori di entrambi i genitori da cui provengono, sia perché portatori di caratteristiche nuove in quanto ibridi sia perché spesso si verifica il fenomeno di aumentato vigore nella prole (il cosiddetto vigore ibrido). L’unico svantaggio che mi viene in mente or ora è la disomogeneità che può insorgere tra i diversi fenotipi proveniente dagli stessi semi, a me non ha mai dato troppe noie, ma so di amici coltivatori che hanno dovuto sudare sette camicie per portare a fine fioritura quattro semi con 4 fenotipi notevolmente differenti tra di loro.

I semi della canapa possono essere scuri, chiari, maculati, piccoli, grandi, tondeggianti, a goccia… ce ne sono di svariate forme e tipi. Per sapere se un seme è maturo e vitale si può testarlo premendolo contro il tavolo col polpastrello, se non si rompe è un buon seme. Per farlo germinare ci sono diverse maniere, a me piace metterlo a bagno in una mezza tazzina da caffè di acqua di rubinetto e aspettare almeno 24 ore per farlo gonfiare e aprire. Quando si intravede una protuberanza bianca uscire, la radichetta del nostro germoglio, è il momento di interrarlo sotto pochi centimetri di terriccio umido non pressato o in un dischetto di torba adatto alla germinazione. Ma vanno bene anche i tovaglioli umidi o la terra umida, i semi di canapa sono forti e temono pochi avversari. Il dubbio di aver sbagliato qualcosa deve nascere se nel giro di tre giorni non ancora sono spuntati. Oppure può essere difettato il seme, mai scoraggiarsi e ripartire da un altro seme.

La propagazione vegetativa della canapa è un’altra forma di riproduzione e mantenimento del patrimonio genetico molto interessante ma premetto da subito, implica una manutenzione costante delle copie generate, anziché come i semi che possono venir dimenticati in un frigorifero anche per anni. Contrariamente alla maggior parte degli animali, le piante possono generare individui identici come se fossero cloni. Proprio per questo tra l’altro le talee sono chiamate anche cloni. Il vantaggio della propagazione vegetativa è che si possono ottenere individui identici e ciò facilita le produzioni di chi richiede un prodotto standardizzato.

La propagazione della canapa

Inoltre i coltivatori riescono a gestire meglio una stanza di fioritura di cloni identici rispetto all’eterogeneità di una stanza di piante provenienti da seme. Così facendo si va però a ridurre la possibilità di trovare un esemplare dalle caratteristiche migliori dei genitori, quindi evolutivamente non è una tecnica vantaggiosa. In natura le piante che ricorrono alla propagazione vegetativa sono quelle che hanno difficoltà a compiere la propagazione sessuata.

Il metodo che andiamo ad esaminare per primo è quelle delle talee: la tecnica di taleaggio consiste nel far radicare un ramo rimosso da una pianta donatrice, o anche detta madre. Sostanzialmente si taglia un rametto e lo si mette in un supporto in un ambiente ad umidità altissima per una quindicina di giorni. L’umidità relativa sopra agli 85% permette ai tessuti del rametto di rimanere in vita fino a che non ha prodotto il proprio apparato radicale. Dopo due settimane il rametto radicato potrà essere gradualmente riportato all’umidità ambientale della pianta donatrice, per abituarne gli stomi, e considerato come un suo clone a tutti gli effetti. A questo punto devo essere un poco più preciso e ricordare ai nostri amici coltivatori l’importanza di verificare regolarmente la qualità delle proprie talee in quanto una pianta madre non è eterna e le mutazioni tra le varie generazioni di cloni sono infrequenti ma esistono.

Un altro metodo, poco utilizzato, è quello della margotta. Si prende in sostanza un ramo e lo si interra, o gli si avvolge della terra attorno a un nodo, di modo da spingerlo a produrre radici. Dopo di che si procede a rimuovere il ramo dalla pianta donatrice ed ecco fatto un clone. Devo dire che non ho mai conosciuto nessun coltivatore che utilizzasse questa tecnica per produrre cloni. Probabilmente perché mi sembra sia meno pratica rispetto alle serrette coi vassoietti di dischetti per taleare. Ora che ci penso bene un coltivatore l’ho conosciuto, dieci anni fa nei Paesi Baschi, che per salvare una pianta madre gigante provò la tecnica della margotta e ottenne un buon risultato.

Le eventuali derive genetiche e la propagazione di alcune infermità generate da patogeni, che queste tecniche possono portarci, vengono a mancare se utilizziamo la micropropagazione.

La micropropagazione in vitro è una forma di propagazione moderna, in cui viene clonata una pianta solamente espiantandone tessuto dai meristemi. I meristemi sono gli apici delle sommità, cioè quelle parti della pianta dove le cellule si moltiplicano e differenziano. Nei meristemi inoltre abbiamo assenza di virosi e altri patogeni che possono attaccare le cellule differenziate, che poi sarebbero le cellule adulte. Con la micropropagazione si possono produrre quantità di cloni superiori rispetto a qualsiasi altra tecnica, partendo da pochissimo materiale donatore. Inoltre la sterilità del metodo e le peculiarità del meristema fanno sì che si possa prelevare da una pianta malata o prossima alla morte e recuperarne la genetica integralmente. Come per le talee, anche per la micropropagazione in vitro, dobbiamo stare attenti alla transizione da un ambiente ricco di umidità relativa ad uno molto più secco, pena la morte delle nostre piccole piante copiate.

Operando con dei cloni si corre il rischio di avere delle piante sensibili al medesimo patogeno nella stessa misura, per non parlare dell’obbligo di eseguire trattamenti importando cloni dentro la nostra growroom. Mentre lavorando con dei semi si può sperare ragionevolmente di trovare degli esemplari resistenti, o meno sensibili, a quel determinato patogeno e naturalmente esenti da contaminazioni esterne. La mia opinione è che dai semi possono nascere anche pietre miliari, raramente, ma può succedere. Inoltre se si vogliono estrarre dei sottoprodotti come l’hashish consiglio fortemente di usare dei semi di modo da aggiungere complessità al vostro prodotto ed evitare di ritrovarsi con quelle estrazioni buone ma decisamente piatte sul palato. Avete presente certi dry profumati ma dal sapore leggero leggero? Quelli che se paragonati a certi fumi di una volta sono decisamente scarsi? Ecco, questa è la complessità ci cui parlo e che manca a certi prodotti estratti dai cloni della stessa varietà.

Spero di esser stato chiaro, per maggiori informazioni rimando i miei lettori su internet dove però è sempre bene ricordarsi la regola del “chiedi il perché”, per evitare di cadere trappola delle leggende che circolano sulla nostra amata pianta. Vi lascio ricordandovi che non sono il numero di anni che fanno grande un coltivatore. Buone fioriture a tutti!

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