Il mostro che si vuole ignorare

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La relazione annuale del dipartimento delle Politiche antidroga e i numeri del paradosso italiano

Lo scorso 6 dicembre il governo "Conte 2" ha presentato in Parlamento la relazione annuale sulle tossicodipendenze che il governo "Conte 1" avrebbe dovuto depositare, ai sensi di legge - quella sulle droghe, che quest'anno compie 30 anni tondi - entro il 30 giugno 2019. Se da un lato ci siamo liberati del leghista Lorenzo Fontana, dall'altro non c'è molto da gioire su quanto arriva dal Dipartimento delle Politiche Antidroga: i dati raccolti per l'anno 2018 sono lo specchio di un'Italia in cui la percezione delle cose è assolutamente distorta, a partire dalle priorità.

Quello che ha fatto notizia e che ha indubbiamente allarmato è l’aumento delle morti per droga: nel 2018 i decessi legati al consumo di stupefacenti sono stati 334, il 12,8% in più rispetto ai 296 dell’anno precedente, con una quota particolarmente rilevante (+92%) tra le donne over 40. L’infografica che apre la relazione di quasi 300 pagine, disponibile sul sito www.politicheantidroga.gov.it, mostra infatti un incremento significativo (+14,2%) di donne che si rivolgono a percorsi di disintossicazione. In quella stessa infografica – che potete trovare a corredo di questo articolo – sono evidenziati tutti i paradossi della questione “droghe” in Italia.

Partiamo dai numeri. Nonostante l’eroina sia chiaramente la droga più dannosa, prima per ricoveri (21% del totale) e decessi (46,1%), le forze dell’ordine hanno preferito concentrarsi sui sequestri di piante di cannabis – razziandone più di mezzo milione – e dell’hashish magrebino che, complice probabilmente il senso di Salvini per i migranti, rappresenta il 63,7% dei sequestri totali per il 2018. E mentre il dito del ministero dell’Interno puntava sulle droghe leggere, nessuno guardava l’inquietante avanzata di quelle pesanti.

Il monitoraggio della diffusione di oppiacei riportato dal DPA indica un mercato in crescita esponenziale. Nel corso del 2018 si è registrato il 28% in più di ricoveri e il 6% in più di decessi correlati all’uso di oppiacei. A confermare queste importanti modifiche nel mercato, oltre all’aumento della purezza della sostanza c’è anche l’aumento del prezzo medio di spaccio e delle denunce per associazione finalizzata al traffico, raddoppiate in un anno. L’aumento della disponibilità di eroina è accompagnato anche dall’aumento di giovanissimi che l’hanno provata: gli studenti 15-19enni che hanno utilizzato eroina almeno una volta nella vita sono passati dall’1,1% del 2017 all’1,5%. Il rapporto sottolinea, inoltre, un incremento della prevalenza stimata degli utilizzatori ad alto rischio nella popolazione generale 15-64 anni con un tasso che, dal 2013 al 2017, passa da 4 a 6 soggetti ogni mille residenti.

Numeri che dovrebbero fare paura, soprattutto quelli relativi ai giovanissimi. Ma in Italia, l’attenzione e soprattutto lo zelo delle forze dell’ordine, rimangono focalizzati sulla cannabis. Se i sequestri di eroina rappresentano un misero 0,8% delle operazioni antidroga, per la cannabis suona tutt’altra musica: il 58% delle operazioni antidroga, il 96% dei quantitativi sequestrati, l’80% delle segnalazioni amministrative e il 48% delle denunce riguardano i cannabinoidi (marijuana, hashish e piante di cannabis). Forse anche grazie a questa indubbie e massiccia repressione, nel corso degli ultimi 10 anni risultano diminuiti i giovani che hanno iniziato ad utilizzare la sostanza prima dei 13 anni, passando dal 5% degli anni 2009-2011 all’attuale 3%.

Ora, se la matematica non è un’opinione, parte di questo 2% di teenager che ha rinunciato alla cannabis rientra giocoforza in quello 0,4% che si è rivolto all’eroina. E fa davvero rabbia vedere che a snocciolare questi dati è quello stesso DPA che si propone di fare prevenzione ed educare i più giovani: in quasi due lustri di martellante propaganda sui mali della cannabis, questi sono i risultati. Dov’è finita l’attenzione alla droga che si è portata nella tomba parte della generazione dei nostri padri? Quella che tutt’ora ha un costo più alto in termini di gestione sanitaria e sociale? Perché si è smesso di parlare di eroina?

Forse perché anche la guerra alle droghe è una questione squisitamente – o schifosamente – politica. Se è vero che l’eroina è sempre stata un tabù nel discorso pubblico, la cannabis è diventata invece decisamente più “mainstream” ed è stato facile per la politica – specialmente quella più a destra – trovare in essa l’ennesimo “altro”, l’ennesimo “loro” da cui differenziarsi. Quello del fu Giovanardi e dei suoi seguaci, fino al non compianto Fontana, non è stato altro che uno sfoggio di benaltrismo tafazziano: per braccare la cannabis hanno dimenticato il mostro ben più pericoloso che “si annida nelle strade”. Perché di eroina sono ancora piene le piazze, di eroina ancora si muore. E lo si fa di più rispetto agli anni passati. Sarà forse l’ora che il Dipartimento per le Politiche Antidroga – e la politica tutta – rivaluti a fondo le proprie priorità quando si tratta di “lotta alle dipendenze”.

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