Guida alla coltivazione di cannabis organica e rigenerativa

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La crescente ondata di legalizzazione della cannabis a livello mondiale ha provocato un notevole aumento dei professionisti del settore, insieme al numero di spazi dedicati alla coltivazione. Molte zone degli Stati Uniti, a seguito dell'entrata in vigore della legalizzazione della marijuana, hanno visto crescere in maniera esponenziale il consumo di elettricità e acqua, oltre alle emissioni di CO2.

Questi sono tutti fattori che insieme alla sempre più diffusa sensibilità per l’ambiente, stanno spingendo molti growers di marijuana ad abbracciare pratiche più ecologiche e sostenibili.

L’AGRICOLTURA ORGANICA E RIGENERATIVA

L’agricoltura organica e rigenerativa abbraccia i principi di molte pratiche tradizionali, come la permacultura, la biodinamica, gli orti sinergici, il living soil, combinate con il sapere moderno.

Questo tipo di approccio si pone come obiettivo di limitare lo spreco di risorse, rigenerare ove possibile queste risorse, sviluppare coltivazioni ecosostenibili, gestire in maniera olistica le coltivazioni. Vediamo esattamente i principi su cui si fonda:

  • gestione dell’acqua: raccogliere e immagazzinare l’acqua piovana per ridurre lo spreco soprattutto in periodi di siccità
  • controllo delle plaghe: l’impiego di pesticidi chimici non è ammesso perché nocivi per la salute e pregiudizievoli per la biodiversità, si possono utilizzare solo prodotti ammessi in agricoltura biologica
  • policoltura: praticare la rotazione delle colture e mantenere viva la biodiversità rivalutando anche varietà locali
  • no till: evitare le lavorazioni del terreno per preservare la vita nel suolo
  • pacciamatura: praticare la copertura del terreno per diminuirne la traspirazione e proteggerlo dall’erosione di agenti climatici
  • compostaggio: per ridurre gli sprechi adottare il compostaggio degli scarti alimentari
  • soil food web: rigenerare e mantenere viva la rete alimentare del suolo attraverso l’applicazione di compost ed estratti di piante benefiche

APPLICAZIONE NELLA COLTIVAZIONE DI CANNABIS

L’obiettivo di questo articolo è di sensibilizzare e diffondere delle pratiche che permettano di coltivare cannabis organica di alta qualità, in maniera sostenibile e con un basso impatto ambientale. Esaminiamo i vari dettagli che compongono una coltivazione di marijuana.

Guida-alla-coltivazione-di-cannabis-organica-e-rigenerativaACQUA

La cannabis è una pianta che ha bisogno di molta acqua per crescere con vigore, nelle coltivazioni di marijuana è molto importante gestire in maniera corretta le risorse idriche. La raccolta e immagazzinamento dell’acqua piovana è un ottimo metodo per ridurne i consumi. Adottare sistemi idroponici per la coltivazione, riduce sensibilmente lo spreco d’acqua. Anche l’impiego di sistemi di irrigazione a goccia, oltre a fornire il giusto fabbisogno d’acqua alle piante, ne riducono lo spreco.

Evitare l’impiego di pompe ad osmosi inversa, in molti paesi l’acqua della rete idrica è somministrata con un basso contenuto di sali minerali, ottima per coltivare la cannabis; prima di utilizzare una pompa ad osmosi verificare il contenuto di sali minerali dell’acqua del vostro rubinetto. Le pompe ad osmosi inversa consumano almeno 3 litri d’acqua per produrne 1 litro privo di sali minerali. Una buona pratica, per ottenere dell’acqua con un basso valore di elettroconducibilità e allo stesso tempo ridurre gli sprechi, è quella di diluire l’acqua della rete idrica con acqua di osmosi.

ILLUMINAZIONE

Il sole è la fonte di illuminazione più potente che esiste ed è anche gratuita; approfittare delle buone stagioni per coltivare la propria marijuana, le piante cresciute sotto al sole si presentano più vigorose e sviluppano al massimo il loro potenziale genetico.

Nei paesi con leggi e clima meno permissivi, la coltivazione della marijuana in indoor è quella più diffusa. Per coltivare la cannabis indoor è necessario impiegare fonti di illuminazione artificiale; i vecchi sistemi di illuminazione HPS o MH risultano essere poco efficienti rispetto alla tecnologia presente oggi sul mercato; la scarsa efficienza di questi apparati si traduce in raccolti più scarsi con un alto spreco di energia e quindi dei costi maggiori d’affrontare, il calore generato da questi apparati contribuisce in maniera negativa all’effetto serra che minaccia il pianeta terra.

Adottare sistemi di illuminazione LED o LEC è un’ottima soluzione per migliorare l’efficienza energetica insieme alla resa e alla qualità del raccolto. Questi nuovi sistemi sono dotati di uno spettro luminoso più specifico per coltivare la marijuana, emanano meno calore e consumano meno energia elettrica. Anche l’impiego di riflettori di qualità, che distribuiscano la luce in maniera più uniforme, consente di ridurre il numero di lampade necessarie a coprire la superficie di coltivazione.

Un altro consiglio per migliorare la luminosità di una stanza è di rivestire tutte le pareti con del telo riflettente oppure di verniciarle di colore bianco.

Nelle stanze dedicate alla crescita della marijuana è possibile diminuire il numero di lampade necessarie installando un sistema di lampade mobili.

SUBSTRATO

Il substrato più ecologico per coltivare la marijuana è il terreno di casa propria. Tra i substrati in commercio, la fibra di cocco è il medium più ecologico per varie ragioni; la produzione di fibra di cocco non è compromettente per il pianeta come lo è la produzione di torba, infatti la fibra di cocco è un risultato di scarto della lavorazione del cocco e ogni anno vengono piantati nuovi alberi, la palma da cocco, per soddisfarne il fabbisogno. La fibra di cocco può essere riutilizzata fino a 4-5 volte, il suo unico inconveniente è di essere un materiale inerte; ciò significa che la fibra di cocco non contiene sostanze nutritive e vi è tantomeno la presenza di una rete alimentare del suolo, perciò le piante coltivate in questo tipo di substrato devono essere alimentate con fertilizzanti preferibilmente minerali.

La produzione di terricci a base di torba, che sono i più comuni sul mercato, è altamente pregiudizievole per il pianeta, infatti la torba è ricavata attraverso dei processi che includono la deforestazione; ogni anno intere foreste del nord Europa vengono abbattute giù per garantire la richiesta di questo materiale. Una buona pratica è quella di riciclare il substrato ad ogni ciclo di coltivazione, in questo modo si riduce lo spreco di terra. Per riciclare il substrato è necessario mantenerlo vivo oppure rigenerarlo; è sufficiente aggiungere humus, compost e somministrare    estratti di erbe benefiche oppure tè di compost ossigenato. È facile produrre del compost in casa propria, sono necessari solo un po’ di spazio ed una compostiera domestica.

CONTENITORI

Anche i vasi e i contenitori utilizzati hanno il loro peso in una coltivazione ecosostenibile. Impiegare vasi di grandi dimensioni con piante più grandi ha molteplici vantaggi, innanzitutto per coprire la superficie di coltivazione avremo bisogno di meno vasi riducendo il consumo di plastica, inoltre le piante coltivate in contenitori più grandi gestiscono in maniera più efficiente il fabbisogno d’acqua diminuendone il consumo.

Un’ottima soluzione è quella di costruire dei letti di terra, le piante hanno più spazio per crescere e gestiscono meglio le risorse disponibili; generalmente i letti di terra sono costruiti in legno, anche in questo modo si riduce il consumo di plastica. Sul mercato sono presenti molte aziende che producono vasi con materiale riciclato o addirittura compostabile, materiali come tessuti geotessili, fibra di cocco e anche canapa. Questo genere di vasi permettono uno sviluppo ottimale dell’apparato radicale, mantengono ossigenato costantemente il terreno e hanno la caratteristica di rilasciare il calore, rispetto alla plastica che invece lo trattiene, ciò significa che forniscono calore al substrato facendo proliferare i microrganismi e dove le temperature di coltivazione sono molto alte evita di cuocere le radici.

LUOGO DI COLTIVAZIONE

Sia per le coltivazioni in outdoor che per quelle indoor è molto importante scegliere con attenzione il luogo dove crescere le proprie piante. Per le coltivazioni sviluppate all’interno, le cantine rappresentano i luoghi ideali, mantengono la loro temperatura costante durante tutto l’anno. Le stanze ubicate in alto come un attico, sono sconsigliate perché sono continuamente esposte agli agenti atmosferici esterni; gli attici spesso risultano essere caldi di estate e freddi in inverno. Per creare e mantenere sotto controllo il clima ideale per coltivare marijuana, sono necessari climatizzatori d’aria in estate, stufe per riscaldare l’ambiente in inverno, deumidificatori e umidificatori per il controllo dell’umidità, tutti apparati che consumano energia elettrica. Costruire una growroom con materiali isolanti è un’ottima soluzione per mantenere costante il clima all’interno.

Per quanto riguarda le coltivazioni di marijuana praticate all’aperto, nella scelta del luogo bisogna tenere conto del movimento del sole e del flusso dell’aria; la cannabis ha bisogno di almeno 6 ore di luce diretta per crescere rigogliosa, la temperatura ideale non deve superare i 29°C perciò sarà necessario una leggera brezza per mantenere al fresco le piante. L’esposizione a venti forti oppure ad una forte luce solare aumentano la traspirazione sia fogliare che del terreno, in questo modo aumenta il fabbisogno idrico della pianta. Coprire le piante con una rete ombreggiante per serre è un’ottima soluzione per controllare il clima all’esterno.

OUTDOOR VS INDOOR

Sviluppare le coltivazioni all’aperto è il modo più ecologico e sostenibile per coltivare la marijuana. Spesso la qualità della cannabis prodotta in outdoor è pari o anche superiore a quella coltivata in indoor. Quanto appena detto ha valore solo se si seguono alcune di queste buone pratiche. Infatti spesso i coltivatori di marijuana outdoor sono i protagonisti di veri e propri scempi ambientali.

In molte zone degli Stati Uniti per fare spazio alle coltivazioni di marijuana vengono rase al suolo intere aree boschive. Corsi dei fiumi deviati per approvvigionarsi dell’acqua, sversamento di sostanze inquinanti, abbandono dei rifiuti sul posto, sono tutte cose all’ordine del giorno.

Alcune aziende produttrici di cannabis stanno dimostrando come sia possibile coltivare marijuana indoor in maniera sostenibile. Edifici dotati di sistemi per la raccolta delle acque piovane, di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, strutture coibentate per migliorare l’efficienza energetica, illuminazione a led di ultima generazione, vertical farming per migliorare la gestione degli spazi, sistemi di coltivazione idroponici per gestire al meglio il fabbisogno d’acqua e di sostanze nutritive, sono tutti fattori che in una coltivazione di cannabis fanno la differenza.

Un bravo coltivatore di marijuana è anche un ottimo difensore dell’ambiente!

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