Quando la marijuana aiuta a combattere dolore e pregiudizio

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Cannabis e stupro.

“È un rischio inevitabile, è un rischio che le donne devono tenere in conto ed accettare di correre se vogliono uscire di casa e circolare liberamente. Se ti succede, rimettiti in piedi, togliti la polvere di dosso e passa oltre. E se ti fa troppa paura, resta dalla mamma e occupati della manicure.”

Camille Paglia

“Avevamo preso il rischio, avevamo pagato il prezzo, e piuttosto che aver vergogna di essere vive potevamo decidere di rialzarsi e rimetterci in piedi il meglio possibile. Non si trattava più di negare né di soccombere, si trattava di conviverci. Nell’alfabeto della condizione femminile si è sempre colpevoli di quello che ci accade. Creature tenute per responsabili del desiderio che suscitano.

Per me lo stupro ha, prima di tutto, questa particolarità: è ossessionante. Ci ritorno sempre. Da vent’anni. Lo stupro è fondatore, nello stesso tempo ciò che mi sfigura e mi costituisce.”

Virginie Despentes

Questa è una storia di dolore e riscossa, di profonda solitudine, ma anche di riscatto sociale. La storia di una ragazza felice con una vita da scoprire che cade nelle mani di banditi che ne abusano il corpo. Ha diciannove anni. E deve sopravvivere. Questa è la storia di una donna che su questo trauma ha costruito sé stessa, distanziandosi dalla compassione e lottando per proclamare il proprio punto di vista, ancora oggi molto scomodo, di donna violentata.

Quando ho sentito parlare per la prima volta di Giancarla Balestra, è stato in merito ad un fatto di cronaca. Era, ed è, obbligata a firmare ogni giorno presso i carabinieri di Bassano del Grappa, Veneto, per aver avuto un problema presso il proprio bed&breakfast. Senza saperlo, i suoi ospiti avevano malauguratamente ingerito l’olio di cannabis che lei aveva lasciato sugli scaffali della cucina. Da parte mia la simpatia è stata immediata e sono partito al più presto per conoscerla.

Ecco cosa mi ha raccontato.

SSIT: Buongiorno Giancarla. Innanzitutto parlaci di te, qual è il tuo lavoro?

Mi chiamo Gia Balestra, sono artista ed imprenditrice. Il mio nome d’arte è Klit Van Vulvah. Come artista nel 2013 ho lanciato un progetto grafico, un cortometraggio, sulla consapevolezza clitoridea dal nome “Piccola vulva e la sua consapevolezza clitoridea”. Nel 2015 ho lavorato a un docufilm dal nome Clitorissima. Entrambi hanno ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. L’idea dietro questi lavori era quella di facilitare la prima conversazione tra madre e figlia sulla clitoride. Come imprenditrice sono distributrice europea del Magic Wand,la “bacchetta magica”, il vibratore più leggendario, rivoluzionario e iconografico del mondo.

SSIT: Raccontaci un po’ di te e della tua vita…

Sono nata a Milano nel 1960, seconda di 4 sorelle, figlia di una famiglia di Bassano del Grappa che si occupava di produzione industriale nel campo dell’oreficeria. Ho abitato a Bassano sino ai 19 anni poi, in seguito al sequestro, mi sono trasferita in Canada con le mie sorelle. Ho studiato in collegio qui in Italia e poi in Canada, nella British Columbia a Vancouver. Ho frequentato la YMCA e dal 1980 al 1983 sono stata al Columbia College.

SSIT: Quanto è durato il sequestro?

21 giorni.

SSIT: Che ricordi hai di quelle giornate?

Entrare in un mondo parallelo dove devi calcolare ogni parola che dici per sopravvivere.

SSIT: Venendo al tuo rapporto con la cannabis? Quando l’hai scoperta?

Ho cominciato durante l’adolescenza alle prime feste con le mie amiche milanesi. A quei tempi fumavo ancora con il tabacco, fumavamo i classici spinelli di hashish e non esistevano gli strumenti che ho scoperto in seguito. Per quel che riguarda la prima vera marijuana invece l’ho trovata a Vancouver nel 1981. Quella è stata la mia vera iniziazione, anche perché a differenza dell’Italia, in Canada non c’era la stessa criminalizzazione per chi consumava cannabis. In quel periodo ho cominciato a fumare senza tabacco ed ho scoperto i bong. Francamente credo che usare cannabis mischiata col tabacco sia come mettere del parmigiano su un branzino.

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SSIT: Con quale attitudine ti sei avvicinata a questa pianta? Com’è diventata tanto importante?

Fino a prima del sequestro si trattava di un consumo assolutamente ricreativo, appunto, durante le feste. Dopo il sequestro invece tutto è cambiato: la cannabis mi ha aiutato a trattare il mio P.T.S.D. [ndr. Disturbo post traumatico da stress], a gestire la rabbia per il sequestro e per lo stupro e tutti i problemi connessi. Parlo in particolare, dell'”onta della sgualdrina”, un sentimento di colpevolezza interiorizzato perché l’esperienza sessuale dello stupro, distorta e senza consenso, viene ad essere fortemente colpevolizzata dalla società e di conseguenza da te stessa. La marijuana mi aiutava e mi aiuta ancora a vivere con una cornice mentale di positività nonostante quanto vissuto. La cannabis mi aiuta anche a “sopravvivere” in questo paese che riguardo la sessualità, soprattutto quando affrontata dal punto di vista femminile, è retrogrado, arcaico e liberticida. Per me la cannabis è la miglior cosa che mi potesse succedere in vita dopo che la peggiore mi era già successa.

SSIT: Come consumi cannabis?

A partire dai 40 anni rigorosamente senza tabacco e da 20 anni a questa parte sempre con il Vulcano, strumento concepito per il consumo terapeutico e che per me rappresenta la Rolls Royce per assumere cannabis. È vero è caro, ma ad esempio, su internet lo si trova anche al 40-50% del prezzo originale e ne vale davvero la pena. Io consumo 1 grammo di cannabis al giorno e quando rimango senza la mia creatività ne risente, la vita diventa più triste e lo stress mentale da lavoro ed esistenziale tornano a farsi sentire.

SSIT: Ci racconti cosa è successo con gli ospiti del tuo bed&breakfast e perché sei costretta a firmare dai carabinieri come se fossi una pericolosa delinquente?

Lo scorso 2 gennaio del 2019 ho ospitato una coppia di artisti stranieri, lei polacca e lui inglese. Mi hanno chiesto di poter cucinare e ovviamente gli ho messo a disposizione la cucina. Il mio passo falso è stato quello di aver lasciato in vista una bottiglia di olio di cannabis da me preparato e che normalmente uso per fare i carciofi, le patate arrosto o il risotto. Insomma, fatto sta che questi turisti lo hanno adoperato inconsapevolmente. Così sento bussare con insistenza alla porta della mia camera e li trovo attoniti che mi dicono: “We are not feeling very well”. Ho capito immediatamente quello che era successo e gliel’ho detto, provando a calmarli e dicendoli di andarsi a stendere che l’effetto della cannabis sarebbe andato a scemare. Purtroppo però, più cercavo di calmarli, più questi andavano in paranoia tanto che sono usciti e a quel momento mi sono spaventata sul serio, visto che, essendo così disorientati, ho avuto paura che si facessero del male.

SSIT: E allora cosa hai fatto?

Ho chiamato i carabinieri ai quali ho spiegato per filo e per segno che queste due persone senza volerlo si erano intossicate con il mio olio. I carabinieri li hanno ritrovati in stato confusionale sul ponte di Bassano e li hanno accompagnati al pronto soccorso. Il giorno seguente si sono presentati a casa con 2 carabinieri, i quali mi hanno sequestrato due bottiglie di olio meraviglioso. I turisti non mi hanno denunciato, ma hanno raccontato tutto a Airbnb che mi ha contattato. Essendo questa piattaforma californiana comunque, e avendo compreso la dinamica, sono stati tolleranti, tanto che ancora oggi ho il conto aperto e continuo ad ospitare turisti.

SSIT: Come è andata a finire questa storia? Perché sei costretta a firmare dai carabinieri se non hanno sporto denuncia?

Perché parallelamente a questa storia, il 15 luglio scorso, tre giorni prima del mio compleanno, i carabinieri erano venuti a notificarmi dei fogli relativi al processo per il fatto dei turisti ed in quella occasione, malauguratamente, hanno scoperto 26 piante che coltivavo per me stessa (13 femminizzate e 13 autofiorenti) di Sensi Seeds, White Widow, Purple Haze e delle Skunk, in ottima condizione. 

SSIT: Perché avevi deciso di coltivare marijuana?

Semplicemente perché a 60 anni non vado certamente ai giardinetti a comprare cannabis, della cui qualità, tra l’altro non posso nemmeno essere certa. In più nel 2005 in America avevo seguito un breve corso di coltivazione in idroponica quindi mi ritengo assolutamente in grado di coltivare quanto consumo.

SSIT: Ricapitolando, a che punto si trova la tua traiettoria giudiziaria?

Sono in attesa di processo per detenzione a fini di spaccio, lesioni personali gravi, violenza privata e adulterazione di sostanze alimentari. Al momento sono costretta a firmare in caserma dai carabinieri tutti i giorni alle 12.00, ma ho preso questo obbligo con ottimismo e ci vado in bicicletta, almeno faccio un po’ di esercizio

SSIT: Ascolta Gia, tu che hai vissuto in Canada come giudichi il nostro paese nel quale vige ancora una legge di 30 anni fa che inquadra pesantemente la marijuana?

Abbiamo un sistema di leggi obsolete che remano contro la tendenza mondiale, ho il sospetto che questi maledetti lo facciano per continuare a sostenere il narcotraffico. In Italia esiste una classica doppia moralità, esiste tutto e il contrario di tutto, posso andare per strada con una prostituta minorenne, posso farmi di cocaina, ma la cannabis quella no!

SSIT: Per amor del vero anche la cocaina è illegale…

Diciamo che c’è meno lotta contro la cocaina che contro la cannabis, la marijuana viene diffamata quotidianamente. È un vortice vizioso, ci fanno sentire dei criminali quando siamo persone assolutamente normali.

SSIT: E del fenomeno cannabis light, cosa ne pensi?

Mi chiedo se questa santificazione della cannabis light non rallenti il processo di decriminalizzazione della cannabis con tassi di THC superiori a quelli attualmente permessi. Sono convinta che non esistano né piante né persone illegali, questi sono termini obsoleti, mi sembra che sia l’Italia che boicotti sé stessa. È un processo molto comune nei paesi religiosi come il nostro dove devi essere etero, maschio e dominante: devi avere un ego grosso come un palazzo di 5 piani aspetti sicuramente più conformi a chi utilizza cocaina, mentre al contrario la cannabis rilassa e non è certamente sciovinista o misogina, ma stimola, al contrario, l’apertura mentale contro tutti i pregiudizi. Io credo nella disobbedienza civile, quando una legge è fatta male il popolo deve reagire e per questo propongo che il prossimo aprile tutte le famiglie italiane piantino una piantina di cannabis, non light, vorrei proprio vedere cosa succederebbe. Adesso dobbiamo solo trovare un nome all’iniziativa… potrebbe essere: “Cannabis in famiglia”.

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