Finalmente il raccolto!

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Siamo a novembre, chi coltiva in casa non ha stagioni da seguire al contrario di chi coltiva outdoor che invece è arrivato alla fine del suo lungo viaggio. Le fatiche lunghe mesi sono diventate un prodotto di alta qualità appena pronto. Il raccolto è stato fatto, portato a casa e imbarattolato. Quanto tempo lasciarlo ora? È un discorso complicato, sappiamo che il sapore cambia nel giro di tre settimane e poi di nuovo dopo due mesi che possiamo considerare il top sino a scemare nel sapore di miele di tiglio e di fieno infine dopo un paio di anni. Il tutto in una lenta evoluzione di sapori. Ogni giorno andrà assaggiata (che sfortuna eh!?!) per capire come varia il sapore del nostro raccolto di settimana in settimana. Cosa cambia è oggetto di studio ai giorni nostri, si va analizzando in laboratorio l'erba stagionata per meglio capire che trasformazioni avvengono.

Abbiamo già affrontato su queste pagine il tema dell’erba buona e dell’erba fatta bene. In sostanza la conclusione è stata che l’erba buona è quella che piace, quella che soddisfa le esigenze dei palati che la consumano. Mentre l’erba fatta bene è oggettivamente il prodotto di un metodo di coltivazione preciso. I coltivatori si dividono in coloro che valorizzano la genetica mettendo le piante nelle migliori condizioni possibili e chi invece crede nel fermo intervento umano sull’intero ciclo di coltivazione. Il risultato sono due scuole di pensiero che portano a due prodotti differenti. Io sono per il primo perché credo che l’intervento umano debba limitarsi a ricalcare la natura senza arrivare appunto a snaturare il ritmo di crescita della pianta. Detto questo dobbiamo riconoscere la mancanza di linee guida e di standard di riferimento, ma piano piano arriverà tutto ciò anche nel mondo della cannabis. E allora sì che potremo valutare meglio chi sostiene di averla coltivata bene. Un tentativo in realtà è ultimamente apparso e si tratta fondamentalmente di valutare l’erba a seconda del suo grado Brix. Il grado Brix è la misura delle sostanze disciolte in un liquido. Per la frutta ad esempio il grado Brix si riferisce agli zuccheri presenti e più è alto e maggiore è la qualità del prodotto. Su questo siamo in attesa di ulteriori prove comunque.

Come la si voglia guardare la situazione è che comunque un prodotto piace al consumatore, che ne trova peculiarità e soprattutto sviluppa abitudine. Sono in molti i fumatori della vecchia guardia che ancora oggi cercano prodotti simili a quelli che trovavano anni fa, quando notoriamente si producevano hashish ed erbe diverse. Quanti altri scelgono di consumare prodotti più economici e di qualità inferiore perché assomiglia a ciò che trovavano in piazza anni fa. Mi piace la compagnia di fumatori di tutte le età perché mi mostra approcci e degustazioni molteplici: chi preferisce un certo tipo di estrazione in bong, chi invece fuma solo cyloom di charas, chi canne di fumo marocchino… I vari prodotti sono destinati ai più differenti consumatori. A chi non piace l’erba ad esempio, o chi non fuma hashish, non passeremo una canna che non verrebbe gradita. Non c’è da meravigliarsi visto che a ciascuno può piacere un prodotto differente. A me affascina ascoltare i commenti sugli Ice-o-lator moderni, cioè provenienti da strain recentemente comparsi sulla scena. C’è da stupirsi a sentire la quantità di sapori che puoi sentire raccontare su due grammi di fumo!

Un giorno arriverà nelle case di tutti la tecnologia sufficiente per poter analizzare e classificare fiori ed estrazioni con facilità. Io sogno il giorno in cui l’iphone avrà integrato un sensore capace di analizzare le sostanze. Che ne so, un minicromatografo integrato nel telefono (fantascienza!). Allora sì che avremo degli standard per classificare, analizzare e capire ciò che si ha davanti ed esisteranno figure professionali abilitate a correggere eventuali difetti come gli enologi fanno al giorno d’oggi in cantina. Forse sono stato un poco visionario, ma quanto sarebbe utile se conoscessimo esattamente la composizione di ogni fiore e pezzetto di fumo che consumiamo. Sicuramente sarebbe più facile capire gli aromi e tracciare delle linee guida a cui i coltivatori e i consumatori possono rifarsi per controllare i propri prodotti. Perché è troppo facile dire che una particolare varietà di erba è buona, ma dimostrarlo a sole parole è molto più difficile. Buone fioriture!

 

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