Autocoltivazione per i malati?

Il Parlamento torna a discutere di cannabis e in Senato approda la richiesta di adottare la procedura d’urgenza per il disegno di legge sulla cannabis con la proposta di modifiche al “testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope”: in discussione norme che permettono il consumo della cannabis e dei suoi derivati per uso terapeutico.   di Giovanna Dark

Una proposta di legge che, in un solo articolo, vuole concedere ai malati di coltivare a casa un numero massimo di 4 piante di cannabis per uso terapeutico, senza incorrere in alcuna sanzione ed in relazione a patologie accertate con documentazione medica specialistica. A presentarla, in una conferenza stampa al Senato, i senatori M5S Lello Ciampolillo ed Enrico Cappelletti, annunciando la richiesta di calendarizzazione urgente del provvedimento sulla quale l’Aula del Senato si dovrebbe pronunciare entro oggi.
La proposta di legge, ha spiegato Ciampolillo, “parte da una constatazione di fatto: oggi i malati per i quali è consentito l’uso dei medicinali a base di Cannabis terapeutica devono spesso attendere anche mesi prima di poter ottenere il farmaco dalle farmacie, e questo perché la Cannabis terapeutica, fornita dalle importazioni dall’Olanda e dall’Istituto chimico farmaceutico di Firenze, non è in quantità sufficiente e non riesce a soddisfare la domanda. Con la nostra proposta di legge, prevediamo la possibilità di coltivare a casa un massimo di 4 piante a malato, proprio per poter garantire la continuità terapeutica a pazienti che non possono aspettare e hanno invece bisogno di una disponibilità certa e immediata di tale prodotto”.
Proprio a causa della scarsa disponibilità nelle farmacie, i malati sono costretti molte volte a rivolgersi al mercato nero, oppure coltivano comunque in proprio la cannabis, pur consapevoli di rientrare nell’illegalità. Da qui la proposta di legge del M5S che, contando un solo articolo, ha chiarito Ciampolillo, “può essere approvata in poche settimane ed arrivare all’approvazione finale entro l’anno. Penso ci siano i numeri per ciò”. Quanto al disegno di legge sulla cannabis dell’Intergruppo, il senatore ha spiegato che “si tratta di due provvedimenti diversi ed inoltre non credo ci siano i tempi per l’approvazione del ddl alla Camera, dato che siamo in fase finale di legislatura. Ad ogni modo, se fosse approvato e arrivasse al Senato, potrebbe avere un andamento congiunto con la nostra proposta. Se non ci sarà però il via libera alla nostra richiesta di urgenza – ha concluso – sarebbe un segnale politico grave della non intenzione di affrontare un tema che interessa tanti malati in Italia”.
La proposta dei pentastellati ha raccolto il favore di Sinistra Italiana, la quale ha richiesto alla conferenza un anticipo sui tempi che vedevano la calendarizzazione prevista solo per il 28 ottobre.
La conferenza dei capigruppo ha così deciso l’urgenza del provvedimento, che è stato discusso in aula il 17 ottobre, subito dopo la legge elettorale (N.d.a. Al momento in cui scriviamo la proposta non è ancora stata discussa e purtroppo non possiamo commentare il risultato).
Noi di Soft Secrets ovviamente facciamo il tifo per questa nuova proposta, consapevoli che il disegno di legge dell’intergruppo rischia di bloccarsi proprio sui numeri. Nemmeno una settimana dopo la presentazione della proposta del M5S, è stata depositata in Commissione Bilancio la relazione tecnica al provvedimento, già pesantemente stravolto nei suoi contenuti iniziali. Qui, all’articolo 6 in tema di produzione e trasformazione della cannabis, si evidenzia che a fronte dell’aumento del fabbisogno nazionale saranno necessari 12 milioni di euro per poter implementare la capacità produttiva da parte dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.
L’articolo 6 apre poi alla possibilità, da parte del Ministero della Salute, di autorizzare altri enti o imprese alla produzione di cannabis qualora ciò risultasse necessario per richieste superiori rispetto ai livelli di produzione da parte dello Stabilimento di Firenze. Anche in questo caso, però, la relazione evidenzia “maggiori oneri” al momento “non quantificabili”. Questi i principali nodi da sciogliere per evitare una bocciatura da parte della Commissione Bilancio, dal momento che la legge non ha copertura finanziaria.
Proprio l’articolo 6, ed in particolare le aperture alla possibile produzione al di fuori dello stabilimento militare sono state da subito osteggiate dal Ministero della Salute, la quale sempre non voler rinunciare all’idea del monopolio statale. Aperture a possibili modifiche sulle richieste avanzate dalla Difesa sembrano però essere giunte nelle ultime ore dalla ministra Roberta Pinotti che, interpellata sul punto dalla relatrice del provvedimento Anna Margherita Miotto (Pd), ha lasciato intendere la sua volontà di non essere la mandante di questo possibile blocco di un provvedimento nato per dare risposte a tanti malati.
Ad ogni modo, in caso di bocciatura da parte della V Commissione, per non impedire l’approdo in Aula del testo già previsto per martedì 17 ottobre, la relatrice Miotto, come extrema ratio, potrebbe decidere di riportare il testo in Commissione Affari Sociali per eliminare l’articolo 6 oggetto del contendere. Incrociamo le dita…

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