Le piante del Guru

Le piante del Guru

La nostrana situazione di proibizionismo antistorico ha contribuito allo sviluppo di un fenomeno abbastanza recente: italiani che scappano in Spagna per poter consumare e produrre cannabis. I nostri emigranti una volta lasciavano l’Italia per necessità vitali soprattutto per fame e futuro, oggi invece lasciano il paese sempre per migliorare il proprio orizzonte, ma anche per perseguire una passione irriducibile al contesto legislativo vigente.
Durante la scorsa Spannabis, abbiamo incontrato un amico, soprannominato in tempi non sospetti “il Guru”, ex gestore di un grow shop del nord Italia e paladino della ricerca cannabica. L’intervista che segue vuole offrire il punto di vista di un ragazzo appassionato della natura grazie agli insegnamenti del nonno, un uomo che condivide con noi l’appagamento di lavorare in mezzo alle nostre predilette, ma anche le difficoltà che in un paese tollerante come la Spagna ci si deve preparare ad affrontare quando si decide di lavorare con la cannabis.

SSIT: Allora mio caro Guru da quando ti sei mosso in Spagna?

Ormai sono quattro anni.

Come hai cominciato a sviluppare le tue genetiche?

Dopo essere stato breeder per altre banche di semi, conoscendo il settore e dopo anni di fiere in giro per il mondo, ho conosciuto dei personaggi della vecchia scuola americana, oggi sessantenni, originari di Denver, Colorado, ma anche del Montana e dell’Oregon e grazie alla simpatia reciproca mi hanno affidato le loro genetiche originarie di queste zone. In questi lunghi anni di sacrificio ho proseguito il lavoro di incrocio e selezione degli americani lavorando con le piante fino a 14 ore al giorno. Dopo una durissima selezione e quando dico durissima intendo che negli ultimi 4 anni ogni due mesi sceglievo le piante migliori su 4 mila piante, quindi circa su 40 mila piante su base annuale, abbiamo ottenuto quello che cercavamo.
Le piante del Guru

Parlaci della tua maniera di lavorare, della tua passione insomma…

Guarda le nostre creature sono coltivate con amore e appunto molta passione, principali coordinate filosofiche della nostra banca di semi. Lavoriamo in idrocoltura-bioponia e solo con prodotti organici-biologici: io da anni lavoro con GHE, per il rapporto di simpatia che mi lega ai proprietari Noucetta e William e per la versatilità ed alta qualità dei loro prodotti come il Biobloom, il BioRoots ed il Bio Protect. Anche il procedimento dell’ermafroditismo (per il recupero del polline) viene eseguito con una tecnica che sfrutta prodotti altrettanto organici. Siamo un team di appassionati, pochi ma buoni che anche grazie all’alto grado di automazione degli impianti riusciamo a gestire una grande quantità di piante con un ristretto numero di persone.

Cosa significa fare il tuo mestiere, il breeder?

Molto sacrificio, l’anonimato, il vivere in zone poco popolate come un eremita. Tanti mi dicono che sono come il nonno di Heidi, sei solo, ma in ottima compagnia e con lo scopo di migliorare le migliaia di piante che sono la mia vita. Per fare questo mestiere bisogna essere in grado di sapere fare un po’ di tutto, dall’allestire il cultivo in sé, considerando che ognuno presenta situazioni differenti, al sapere di elettricità, muratura ed idraulica, o sapere lavorare il ferro per costruire le strutture su misura e poi ovviamente almeno “qualche” nozione di botanica certamente ti aiuta. Il mio è un mestiere molto particolare per il quale serve vera determinazione.

Cosa intendi?

Nel 2015 a causa di una serie di sfortunate coincidenze la polizia spagnola ha trovato una delle mie installazioni e così mi ha sequestrato 4.500 piante in fase di impollinazione. Visto che gli ho fatti entrare ed ho collaborato durante l’ispezione e visto che ho potuto dimostrare tramite documentazione e varie fatture di produrre semi e non marijuana, il giudice sta ancora investigando e sono in attesa di sentenza. Il mio avvocato dice che andrà a finire con una bella multa, ma senza carcere, quindi speriamo…

Torniamo all’aspetto tecnico del tuo lavoro, come organizzi la produzione?

Io lavoro in tre tipi di coltivazioni: quelle extra-large sino a 4.000 piante, quelle medie dalle 700 alle 1.000 piante e quelle più piccole, diciamo sulle 300 piante. Nei coltivi più piccoli facciamo le selezioni e sperimentiamo i nuovi incroci, incomincio sempre con semenze regolari e poi scremiamo le piante, selezionando le più belle e facendo le talee per poi portarle in fioritura. Una volta pronte facciamo testare il prodotto finale agli esperti della scena iberica. Nei cultivi intermedi sviluppo le autofiorenti, mentre in quelli grandi facciamo semi per altre banche o per grosse coltivazioni.

Sappiamo che hai sviluppato anche delle genetiche per uso medico, cosa ci puoi raccontare a riguardo?

Per quel che riguarda la linea medica collaboro con una equipe di medici di Madrid ai quali invio i miei semi ed essi con i loro specialisti di coltivazione analizzano il prodotto fornendomi i valori emersi per aiutarmi a indirizzare il lavoro. Al momento nella linea medica abbiamo inserito 3 genetiche: la Energy, dall’aroma dolce e con effetto stimolante, la Equilibrium CBD, dall’aroma speziato e con un ottimo bilanciamento tra effetto fisico e mentale e la Relax CBD con un forte potere rilassante che aiuta a distendere gli spasmi muscolari.
di Carlos Rafael Esposito

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