Corso di cannabicoltura per principianti III

Soft Secrets
13 Jun 2013

Una volta germinate le piante e trascorsa la fase di crescita, arriva il momento della fioritura, fase in cui vedremo le gemme formarsi, crescere e coprirsi di resina. Nel caso vi foste persi i numeri precedenti, sono consultabili sul sito www.softsecrets.nl.


Una volta germinate le piante e trascorsa la fase di crescita, arriva il momento della fioritura, fase in cui vedremo le gemme formarsi, crescere e coprirsi di resina. Nel caso vi foste persi i numeri precedenti, sono consultabili sul sito www.softsecrets.nl.

Una volta germinate le piante e trascorsa la fase di crescita, arriva il momento della fioritura, fase in cui vedremo le gemme formarsi, crescere e coprirsi di resina. Nel caso vi foste persi i numeri precedenti, sono consultabili sul sito www.softsecrets.nl.

Dopo che si è formata la struttura sulla quale si svilupperanno le gemme, le piante danno inizio al processo di fioritura; il tempo del raccolto si avvicina sempre di più ed è il momento di prestare la massima attenzione alle nostre piante se vogliamo ottenere una produzione generosa.

Fasi della fioritura

All'inizio della fioritura, punte bianche formano il principio delle gemme
La fioritura può essere suddivisa in varie fasi. L'inizio della fioritura è segnato dalla comparsa dei prefiori, nella congiunzione di fusto, ramo e foglia principale; i prefiori ci permettono di identificare il sesso ed eliminare le piante maschio. Una volta fatto ciò, conviene comunque continuare a tenere d'occhio le femmine alla ricerca di ermafroditi; c'è sempre il rischio che qualche ramo delle piante dichiarate femmina diventi maschio. In questo caso, la cosa migliore è sradicare la pianta intera, a meno che non si tratti di fiori isolati, altrimenti s'impollinerà tutta la piantagione, oltre al rischio di trasmissione della tendenza ermafrodita alla discendenza, che renderebbe inutile la canapa in questione. Per riconoscere il sesso di piante Sativa molto tardive oppure accelerare il processo, basta prelevare talee a tutte quante, classificarle e farle radicare con 12 ore di luce e 12 di buio; in questo modo si potrà determinare il sesso nel momento in cui si radicano e, essendo uguali alle piante da cui sono state prese, serviranno a identificare le piante femmina.

I primi grappoli di fiori cominceranno a svilupparsi presto; in questo stadio iniziale della fioritura, quando si sviluppano gruppetti di stigmi bianchi, la pianta continua a crescere mentre fiorisce, e alcune varietà possono raddoppiare in dimensioni. Il livello di THC contenuto nei fiori è ancora molto basso però, quindi effettuare il raccolto in questa fase è un grave errore.

Nel secondo stadio, aumenta la quantità di fiori e i gruppetti di stigmi si uniscono per formare le gemme; inoltre la resina inizia a coprire i grappoli di fiori, quindi aumenta la presenza di THC, sebbene la pianta non abbia ancora raggiunto il potenziale massimo. Nel terzo stadio, questi grappoli floreali si infittiscono e si ricoprono di resina; non aumentano molto in grandezza, ma la produzione di THC va a gonfie vele. Alla fine di questa fase, le gemme sono ormai cariche di resina e pronte per il raccolto. Le piante non legate sono una preda facile per le raffiche di vento. Bisogna assicurarsi che riescano a sostenere il generoso peso delle gemme; in caso contrario rischiamo un giorno di trovarle ripiegate a terra o, peggio ancora, con il fusto spezzato. Comunque, anche nel caso di una disgrazia simile non bisogna scoraggiarsi, ma sollevare la pianta e cercare di salvarla; nel caso di un fusto spezzato, steccatelo con due paletti e una corda a mo' di fasciatura – la maggior parte delle volte così la pianta è recuperabile. In ogni caso, per evitare questa situazione spiacevole, la soluzione migliore è preparare un traliccio con palo; un altro sistema è formare un quadrato con varie fasciature che leghino la pianta su tutti i lati. Si possono anche usare fili di ferro oppure degli appositi ganci di supporto, chiamati yoyo.

Una struttura di legno per coprire le piante in caso di temporale

L'accorciarsi dei giorni e il numero sempre minore di ore di luce inducono la fioritura, che quindi non è dovuta all'età degli esemplari individuali. Per questo motivo è assolutamente indispensabile proteggere le piante dall'inquinamento luminoso – la luce dalla strada o il lampione di una terrazza possono ritardare e rallentare la fioritura, risultando in raccolti finali di gemme flaccide e poco dense. Dovete tenere sempre presente questo fatto, eliminando le fonti di luce; una possibilità è piegare le piante per allontanarle il più possibile dall'incidenza luminosa. Potete anche coprirle oppure, se si trovano in vasi, collocarle ogni giorno in una stanza buia in casa. Potete impiegare questa tecnica anche per anticipare la fioritura ed effettuare prima il raccolto. Per ottenere un effetto che sia il più naturale possibile, bisogna essere attenti e precisi quando si gioca con il fotoperiodo. Le piante hanno bisogno di 12 ore quotidiane di buio per entrare in fioritura. Questa tecnica può essere applicata alle Sativa pure caratterizzate da una fioritura molto tardiva.

Durante la fioritura, è sconsigliabile effettuare grandi potature, perché le piante hanno poi bisogno di troppo tempo per riprendersi, e non conviene fermarle. Se una pianta diventa troppo grande, si ottengono risultati migliori a legarla, fissandola con un filo a una pietra e lasciando il fusto inclinato; in questo modo, e spontaneamente, le gemme si orientano di nuovo verso il sole. Consigliamo un filo plastificato e un nodo largo che non danneggi la corteccia del fusto, né impedisca il passaggio dei fluidi. Sconsigliamo anche di eliminare le foglie nel tentativo di dare più luce alle gemme, perché la luce del sole arriva dall'alto e togliere le foglie significa privare la pianta dei suoi pannelli fotosintetici; inoltre, potando le foglie durante la fioritura si rischiano risultati terribili – le gemme smettono di crescere e finiscono per maturare con una densità molto minore di quella desiderata. Potete proseguire con la potatura dei rami e il diradamento dei germogli interni, perché questi rametti producono comunque poco e in questo modo si restituisce energia ai fiori principali, ovvero quelli con un maggiore contenuto di THC. Questa “potatura leggera” è consigliabile soprattutto per le zone umide, perché facilita la circolazione dell'aria e riduce la probabilità che si formino la muffa.

Fertilizzazione liquida

I rami inferiori di questa pianta sono stati potati e sistemati con una struttura di traliccio esterno

Un nutrimento corretto è essenziale per ottenere un raccolto abbondante. Bisogna comunque tener presente che le piante richiedono molta acqua e crescono tanto negli anni caldi, quindi un'abbondanza di fertilizzante è importante per favorire questo sviluppo. Se invece l'anno è umido, freddo e con poca luce, le piante crescono meno e quindi va diminuita anche l'alimentazione, per evitare un eccesso di fertilizzazione. Bisogna tener presente anche che, negli anni più caldi, quando le piante vanno irrigate due volte al giorno, i fertilizzanti vanno diluiti più del solito, perché altrimenti – irrigando  frequentemente e abbondando con il fertilizzante si rischiano eccessi di fertilizzazione oppure accumulazioni di sali.

I fertilizzanti per la crescita sono ricchi di azoto, mentre quelli per la fioritura hanno contenuti maggiori di fosforo e potassio. I diversi fabbisogni della pianta a seconda della fase della fioritura implicano che la dieta non sarà sempre la stessa. Nella prima fase, continuando a crescere, la pianta ha ancora bisogno di azoto insieme a fosforo e potassio per alimentare i fiori nascenti, quindi non commettete lo sbaglio di smettere con il fertilizzante per la crescita; continuate ad aggiungerlo in quantità abbondanti mentre iniziate a somministrare il fertilizzante per la fioritura per stimolare lo sviluppo delle gemme.

Le piante si coprono con una tettoia in caso di pioggia

Nella fase in cui si uniscono i grappoli floreali, la pianta necessita meno azoto e più fosforo e potassio; dovete dunque ridurre gli apporti di fertilizzante per la crescita, senza però smettere del tutto. Bisogna invece smettere quando la fioritura raggiunge il suo picco, perché il fabbisogno principale in questo momento riguarda fosforo e potassio. Dovete quindi limitarvi a somministrare il fertilizzante per la crescita, in modo che la pianta assorba gli eccessi di fertilizzante che potrebbero essersi formati e si ripulisca da sola. Negli ultimi dieci giorni, aspettando che la pianta giunga al punto di maturità, di solito non vanno aggiunti concimi; in questo modo si migliora il sapore del raccolto al ripulirsi dagli eccessi della pianta. Alcune marche vendono prodotti per la fertilizzazione in questi ultimi momenti del raccolto.

Tutte le marche offrono fertilizzanti specifici per la crescita e per la fioritura; i primi hanno un contenuto di azoto maggiore, mentre i secondi apportano una quantità maggiore di fosforo e potassio.

Oltre ai fertilizzanti biologici, tra i coltivatori è molto comune l'uso del PK 13-14, un complemento che fornisce alla pianta dosi generose di fosforo e potassio, dimostrandosi dunque l'ideale per chi mira a una produzione abbondante di gemme dure e ricoperte di resina. Dovete tenere ben presente che non esiste, non esisterà mai, nessun fertilizzante biologico al 100% con un contenuto di PK 13-14; tutti i fertilizzanti di questo tipo sono minerali o biominerali, qualunque cosa dica la pubblicità. Questo perché non esiste alcuna fonte naturale che permetta di produrre un fertilizzante biologico PK 13-14. L'uso di questo fertilizzante richiede molta prudenza, altrimenti si rischia di bruciare le piante. Il sistema più sicuro è cominciare la fertilizzazione con 13-14 – ma in dosi molto basse – quando compaiono i primi fiori, così che la pianta riesca ad abituarsi. Poi, con l'avanzare della fioritura, si aumenta la quantità di PK 13-14 e, se la pianta resiste bene, si può continuare ad aumentare la fertilizzazione fino a raggiungere la dose massima consigliata. Un altro sistema per applicare il 13-14 è utilizzare un concime biologico normale durante il periodo della fioritura poi, al momento culmine in cui le gemme, già formate, iniziano a gonfiarsi, si somministra il PK 13-14 (in dosi medio-alte) due volte nell'arco di dieci giorni, in modo che il fosforo e potassio extra arrivino nel momento più opportuno. Dopo bisogna proseguire con il concime biologico normale. Il vantaggio di questo sistema è che si ha un aumento di produzione mentre il raccolto resta simile a un raccolto biologico per odore e sapore; solo un vero sibarita esperto  in cannabis potrebbe percepire che la pianta ha ricevuto un contributo minerale. Il problema semmai è che bisogna avere molto occhio e conoscere bene le varietà di piante per sapere oltre quale livello di PK 13-14 rischiamo di bruciarle; in altre parole, questo sistema di fertilizzazione è consigliabile più per l'esperto che il principiante.

Giardino in piena fioritura

Un ottimo fertilizzante da usare durante la fioritura è l'emulsione di pesce che, oltre a fornire una dose generosa di azoto, contiene più fosforo e potassio rispetto alla maggior parte dei fertilizzanti per la crescita, contribuendo quindi anche alla formazione dei fiori. In questa fase, si ottengono risultati eccellenti anche con fertilizzanti a base di alghe, che forniscono diversi micro e macroelementi che risolvono molte delle carenze possibili. Diffusissimi sono inoltre gli stimolatori di fioritura; vale sicuramente la pena comprarli, perché contribuiscono alla produzione di una fioritura rigogliosa. Attenzione però: gli stimolatori non sono fertilizzanti per la fioritura, dunque non vanno mai usati da soli ma in combinazione con un fertilizzante ricco di fosforo e potassio; stimolare l'appetito della pianta senza poi darle da mangiare significa provocare delle carenze anziché aiutarla. I complessi enzimatici rappresentano un altro complemento consigliabile; è normale che la dieta sostanziosa di fertilizzante richiesta dalla marijuana provochi accumuli di sale nel substrato – una situazione fatale dal momento che impedisce la corretta assimilazione dei fertilizzanti, oltre a rendere difficile l'assorbimento dell'acqua, quindi la pianta potrebbe finire per morire disidratata anche se irrigata abbondantemente (inoltre, gli accumuli di sali nelle radici provocano raccolti dal sapore chimico e poco piacevole). Gli enzimi aiutano la pianta a dissolvere gli accumuli di sale, oltre a eliminare le radici morte del substrato; per questo ne consigliamo l'uso durante la fase della fioritura.

Guano di pipistrello e humus di lombrico

Oltre a tutti i fertilizzanti liquidi per la fioritura, caratterizzati da un'assimilazione rapida, si possono usare anche dei fertilizzanti solidi, la cui assimilazione è più lenta. Il guano di pipistrello è il contributo organico di fosforo e potassio maggiormente usato per sostituire il PK 13-14. Si trova in granelli a liberazione lenta che si mescolano con il substrato, ma si può anche acquistare il “crushed” (granelli schiacciati) a liberazione media; il guano di pipistrello è disponibile anche in polvere. Questi formati si possono cospargere sul substrato in uno strato leggero in modo da incorporarsi quando avviene l'irrigazione. Tanto le piante in vaso come le piante in balcone riceveranno uno stimolo fenomenale se si cosparge uno strato leggero di humus di lombrico e guano di pipistrello in polvere sulla superficie del substrato.

Queste gemme sono state alimentate a base di guano

Potete somministrare sia l'humus di lombrico sia il guano di pipistrello sotto forma di infusioni o il cosiddetto “tè di guano”. Esistono vari metodi per preparare queste infusioni; un metodo classico è comporre un tè vero e proprio – si introduce il guano di pipistrello che si vuole applicare in una calza da donna che va appesa a un barile d'acqua. Lo stesso vale per il “vermicompost” (humus di lombrico) o altri fertilizzanti organici. Un altro sistema, più raffinato, è sciogliere il guano in due litri di acqua calda e sciogliere successivamente questo concentrato in 50 litri di acqua di irrigazione. La maggior parte dei coltivatori di cannabis omettono i preliminari e sciolgono direttamente dai 10 ai 40 grammi di guano in 10 litri di acqua di irrigazione; si inizia applicando 10 g per pianta tutte le settimane quando sono giovani, poi con lo sviluppo sopportano quantità sempre maggiori. Sul mercato è disponibile anche un complemento di fioritura a base di guano liquido, da utilizzare insieme ai consueti fertilizzanti per la fioritura. Le infusioni di guano di pipistrello e vermicompost sono molto convenienti, visto che non solo alimentano la pianta ma sono anche attivatori fenomenali della vita del suolo e fornitori di microrganismi. Inoltre, il vermicompost somministra acidi umici e fulvici che la marijuana apprezza tantissimo.

L'irrigazione

Gemme legate da filo di ferro

L'irrigazione è fondamentale durante la fioritura, dato che la disidratazione è dannosissima per le piante e riduce il futuro raccolto. Continuate ad applicare i consigli su irrigazione e qualità dell'acqua che abbiamo visto nel numero scorso di Soft Secrets. L'irrigazione migliore per le piante si rivela quella effettuata verso il tramonto, perché hanno il tempo di assimilare l'acqua con calma, senza perderla subito con la traspirazione. L'ora peggiore per annaffiare è invece mezzogiorno. È chiaro che, in casi di caldo estremo, non bisogna esitare ad annaffiare le piante due volte al giorno se lo richiedono. Rastrellare con delicatezza la superficie del terreno prima dell'irrigazione rompe la capillarità, permette una penetrazione migliore dell'acqua e, inoltre, provvede a ossigenare il substrato.

Se progettate una vacanza, sappiate che è un suicidio lasciare le piante alla mercé della pioggia, perché è probabile che non sopravvivano. Al vostro ritorno le troverete – nella migliore delle ipotesi – deboli, malate e infestate da parassiti  dopo la fatica di aver resistito alla mercé degli elementi in tua assenza. La cosa migliore da fare in questi casi è installare un sistema di irrigazione automatica; montatelo prima della partenza e verificate che funzioni per minimo una settimana, perché c'è sempre il rischio di qualche imprevisto. Assicuratevi che le pile sano nuove (se il programmatore è a pile); è importante anche mantenere puliti i tubi e assicurarsi che la calce non blocchi le pompette.

Un sistema di irrigazione semplice che non richiede né un programmatore né elettricità e che dà ottimi risultati è costituito dai coni d'argilla; sfruttando la porosità dell'argilla, quando il substrato è secco, l'acqua attraversa i coni e inumidisce il terreno. Basta mettere un riduttore di pressione al rubinetto e collegarlo al tubo principale, così si alimenta dai coni d'argilla. Un sistema più rudimentale si basa sul disporre il barile di irrigazione sopra le piante, in modo che la legge di gravità si occupi di tutto. Un'altra opzione è avvicinare un bidone con un piccolo foro alla base ad ogni pianta, in modo che il liquido esca poco a poco; fate delle prove per calcolare la velocità di svuotamento e saprete per quanto tempo potete stare senza irrigare.

Combattere il calore

Le gemme si addensano nella fase finale della fioritura

Il sole è un grande alleato delle piante, che sfruttano la sua energia con la fotosintesi, ma può anche rivelarsi un nemico ferocissimo. Nei giorni più torridi dell'estate, il rischio non è solo che si brucino le piante, ma anche che le radici riportino danni gravi, soprattutto nelle terrazze dove il sole picchia forte per tutto il giorno. La prima regola, che per fortuna è anche la più conosciuta, è evitare i contenitori neri, perché questo colore assorbe più luce solare (e quindi più calore), mentre il bianco lo riflette. Si possono inoltre rivestire i vasi con polistirene espanso (porexpan) bianco o con qualunque altro materiale che protegga le radici dal calore. Un altro trucco è sistemare tutti i vasi all'interno di vasi più grandi, lasciando uno strato d'aria tra i due.

Un altra barriera contro il sole sono le reti ombreggianti, che si possono usare per coprire le piante in modo che siano all'ombra ma anche camuffate; in questi casi bisogna evitare reti troppo spesse, perché le piante hanno bisogno della luce. In alternativa, si possono coprire anche solo i vasi con le reti, tendendole all'altezza dei contenitori e praticando un'incisione a forma di croce per permettere ai fusti di fuoriuscire. In questo caso va bene anche una rete più spessa.

Una gemma molto resinosa, ma non ancora matura

Se lasciate le piante sul suolo nei periodi di calore estremo, rischiano di finire letteralmente per ardere; conviene sistemarle, per esempio, su dei mattoncini, oppure (utilissimi) su dei paletti di legno. In generale va bene qualunque tipo di struttura che permette uno scorrimento dell'aria al di sotto del vaso.

Un trucco è irrigare il terreno, lasciandolo praticamente allagato, in modo che l'acqua, evaporando, rinfreschi le piante, che apprezzeranno. Per far sì che l'acqua evapori più lentamente, potete disporre le piante su dei vecchi tappeti o stuoie, che vanno annaffiati abbondantemente.

Per quanto riguarda le piante piantate direttamente nel terreno, per loro sarà di grande aiuto un'imbottitura che copra il substrato, mantenendo l'umidità insieme alle radici: paglia, concime, pietre, carta straccia... i materiali adatti a fare da imbottitura sono molteplici e differenti.

Proteggere contro la pioggia

Trappola per bruchi

La pioggia persistente e l'alta umidità sono la condizione di coltivazione ideale per la comparsa di un'infezione fungina. Sembra che durante il raccolto del 2012 il maltempo potrebbe abbattersi sulle zone settentrionali della penisola, visto che l'estate minaccia di essere piovosa.

Una tenda pieghevole nei paraggi della coltivazione è una risorsa utilissima quando piove; è comunque consigliabile tenere sempre d'occhio il cielo e le previsioni atmosferiche. Potete anche tenere a disposizione una struttura apposita in modo che, quando inizia a piovere, risulti facile coprire le piante con un telo di plastica. È fondamentale coprire le piante prima che inizi a piovere perché, se il suolo è bagnato, quando poi ritorna il sole l'acqua evapora e si condensa nella copertura, quindi gocciola nuovamente verso il basso e così il rimedio finisce per essere peggiore del male.

Il fungo che solitamente provoca più danni è la Botrytis o muffa grigia; se le foglioline dei fiori iniziano ad appassire, è un indizio chiaro della sua presenza. Aprendo la gemma, troverete l'infezione al suo interno; eliminate le parti infette, tagliando tutto il fiore. Ci sono diversi metodi di prevenzione, come l'equiseto (coda cavallina), il propoli o il sapone di potassio che ha un delicato effetto fungicida, sebbene l'unica soluzione possibile nel caso di un'invasione vera e propria sia anticipare il raccolto, se si pensa che il maltempo debba continuare. Un altro fungo che si è fatto notare abbastanza l'anno scorso nei raccolti iberici è l'Oidio (muffa polverosa), che è facilmente riconoscibile perché crea una cappa di polvere bianca nella parte superiore della foglia. Si può combattere con il Bacillus Subtilis o una miscela di bicarbonato e acqua.

Il ragnetto rosso

I parassiti durante il periodo di fioritura sono un problema grave, ma nebulizzare le gemme non conviene, visto che così si eliminano molte delle misure antiparassitarie a cui si può ricorrere. Per questo la prevenzione, a base di trattamenti nebulizzanti settimanali, è fondamentale per tutto il periodo di crescita e agli inizi della fioritura. La prevenzione migliore consiste in un attacco combinato; gli invasori che sopravvivranno a un trattamento dovranno affrontare quello successivo e così via. Un buon esempio: nebulizzare a settimane alterne con sapone di potassio ed estratto di neem puro – entrambi sono prevenzioni naturali e innocue per gli uomini. Controllare attentamente che non si insedi alcun parassita resta comunque il metodo di prevenzione migliore.

La muffa è un acerrimo nemico del coltivatore di cannabis

Uno dei parassiti più temuti è il ragnetto rosso. Si presenta nei luoghi molto caldi e attacca subito le piante irrigate male, le quali mostrano un'umidità relativa all'interno della foglia minore rispetto alle altre; un'irrigazione abbondante assicura alla pianta una traspirazione migliore, riducendo quindi le probabilità che venga attaccata. Non bisogna dimenticare che il ragnetto rosso vive sulla superficie della foglia; questo significa che, minore è l'umidità relativa all'interno della foglia, più facile sarà per il parassita deporre le uova. I ragnetti rossi si riconoscono per i segni che lasciano sulle foglie nel succhiare la linfa; sembrano puntini fatti con un ago, e se guardate la parte inferiore delle foglie con una lente d'ingrandimento, li vedrete scorrazzare ovunque. In condizioni di temperature elevate, possono facilmente centuplicare in una settimana. La prima cosa da fare è intensificare le irrigazioni per aumentare l'umidità dell'ambiente. Se riuscite a localizzare l'invasione parassitaria durante la fase di crescita o prefioritura della pianta, è necessaria una nebulizzazione per cercare di arrestarla prima della fioritura avanzata. Continuate il trattamento nebulizzante ogni 3-4 giorni anche se apparentemente l'invasione si ferma, visto che se sfuggono anche solo poche uova, il problema può facilmente riproporsi nella fase finale della fioritura. Oltre all'estratto di neem o il sapone di potassio, nel caso di un'invasione aggressiva si può optare per combatterla con piretrine naturali oppure un'alternanza di combinazioni diverse. Aggiungete qualche sostanza umidificante per aumentare l'efficacia della nebulizzazione. I ragnetti rossi non apprezzano di certo questi trattamenti; che li fa scivolare dalle foglie (ovviamente cascano anche le uova). La nebulizzazione è sconsigliabile però in caso di fioritura già avanzata. Una soluzione possibile è utilizzare qualcuno dei predatori naturali del ragnetto rosso; il più utile è l' Amblyseius Californicus, che si può anche combinare con il Phytosiulus Persimilis per una maggiore efficacia. Nel caso manchi più di un mese alla fioritura, può essere necessaria ripetere quest'operazione.

Il bruco

Il bruco è uno dei parassiti più temuti dai coltivatori di cannabis alla fine di un raccolto; solitamente si tratta di larve della farfalla chiamata Spodoptera Exigua, anche se può trattarsi di altri lepidotteri. Questi bruchi scavano tunnel nelle gemme e mordono i fusti per succhiare la linfa e, oltre ai danni che provocano, il problema è che spianano la strada anche all'attacco delle muffe, dato che gli escrementi e gli strappi che lasciano sulla foglia rappresentano le condizioni ideali per un'infezione fungosa.

Vorace invasione del bruco
Bisogna tenere d'occhio foglioline arrotolate o piegate su se stesse, è qui che di solito vengono costruiti i nidi; se notate degli escrementi sulle foglie, cercate il bruco nella gemma subito sopra – dovete aprire le gemme con attenzione e controllare all'interno. In ogni caso, l'eliminazione manuale di solito si rivela piuttosto complicata, visto che i bruchi tendono a essere numerosi, sono più agili di quanto si pensa nello sfuggirci e se nascondono bene. Inoltre, tastare le gemme danneggia la qualità della resina. La soluzione più comune è nebulizzare con il Bacillus Thurigiensis. Questo batterio attacca l'intestino dei bruchi, in modo che smettano di alimentarsi e finiscono per morire di fame e danni interni; si mostrano molto più intontiti e cadono a terra se scuotete la pianta. Questo è molto più efficace con i bruchi giovani rispetto agli adulti, quindi dovete iniziare non appena avvertite i primi segni di un'infestazione. L'ideale è combinare il BT con trappole a feromoni, dove come esca si mette un feromone con l'odore della femmina; i maschi vengono attirati dalla speranza di accoppiarsi e restano intrappolati. Per capire come funzionano queste trappole va segnalato un fattore importante; i maschi del bruco non fecondano le femmine ma le uova da loro precedentemente deposte. Questo significa che, anche nel caso arrivassero altre femmine con le loro uova, queste uova non saranno fertili se non vengono fecondate da un maschio. Un altro vantaggio delle trappole a feromoni è che avvisano dell'arrivo delle farfalle – ovvero il momento di nebulizzare con il BT, perché c'è sempre qualche maschio che non si lascia intrappolare e riesce a fecondare le uova. Con il trattamento invece le larve si intossicano appena iniziano ad alimentarsi. In questo modo si evitano danni consistenti.
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