Erba alla siciliana

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Domenica 3 aprile si sono ritrovati a Bologna dei segmenti importanti della galassia antiproibizionista del nostro paese, con l'obiettivo di costituire un modello di uscita efficace dalle politiche repressive.

Domenica 3 aprile si sono ritrovati a Bologna dei segmenti importanti della galassia antiproibizionista del nostro paese, con l'obiettivo di costituire un modello di uscita efficace dalle politiche repressive. Nel corso della giornata i promotori di Ascia hanno dimostrato con modalità garbate e determinate la loro missione di legalizzare la coltivazione domestica della canapa, per superare definitivamente la guerra ad una pianta che rappresenta un bene comune e una risorsa. Anche di fronte alla repressione che vede circa mille coltivatori arrestati ogni anno, è di centrale importanza la questione della legittimità e legalità della produzione personale: un argomento molto caldo, considerando l'altalenarsi di sentenze assolutorie o di condanna ai coltivatori. Su questo aspetto l'avvocato Carlo Maria Zaina ha fatto intravedere la possibilità di costituire dei passaggi verso l'autoproduzione controllata riecheggiando le esperienze dei Cannabis Social Club e la costituzione di analoghe strutture nel nostro paese. Ascia è riuscita a costituire una prima parte di questo percorso anche perché alcuni dei suoi fondatori hanno pagato sulla loro pelle la follia proibizionista. Socializzando le proprie esperienze individuali, questi hanno trasformato le storie individuali in un potenziale collettivo la cui forza sta in un mix di genuinità e di esperienze pratiche, di cui fa parte a pieno titolo la biografia del giovane siciliano Giuseppe Nicosia. Con il suo emozionante Leone Bianco Leone Nero. La legge non è uguale per tutti, Nicosia parla del suo arresto e della sua carcerazione per canapa passando in rassegna i suoi 51 giorni di detenzione al Malaspina e il meccanismo malato del proibizionismo. Scrivendo Giuseppe ha evocato un demone buono e contagioso che andrebbe moltiplicato. Giuseppe rappresenta un esempio e un incoraggiamento per molti. Un testo che anche il suo giudice dovrebbe leggere.

 

 

Il libro penetra nell'atmosfera del Malaspina ma dimostra anche di come la lettura e la scrittura possano diventare dei grandi strumenti di reazione. La storia di questo giovane siciliano, arrestato per qualche pianta di canapa, rappresenta un idealtipo rispetto alle mille persone che ogni anno incappano nella repressione. Ma a differenza di altri, Giuseppe ha trasformato il suo dolore in un'arma e con la scrittura ha escogitato un sistema per reagire, dimostrando come sia possibile trasformarsi da vittima in attore, passando al contrattacco e sfoggiando indubbie doti di comunicatore che ha poi utilizzato in numerosi dibattiti. Nicosia estende l'area della coscienza dal carcere ad una più vasta area di lettori e fonda una critica costruttiva contrapposta alla realtà devastante delle politiche vigenti. La sua è una storia capace anche di far riflettere su una legge ingiusta. Dimostrando ancora una volta come la guerra contro le piante e l'umanità che si sviluppa nella sua Sicilia, sia da sempre benedetta dagli Al Capone e Provenzano di turno.

Leone Bianco Leone Nero descrive approfonditamente le connessioni tra il business criminale e il proibizionismo

A differenza di Aldo Bianzino, che per alcune piante di canapa ha dovuto passare il fiume Lete, Giuseppe è stato relativamente fortunato. E' ancora vivo, anche se per qualche pianta è stato condannato come un pericoloso criminale nonostante il suo delinquere fosse in realtà un atto di battaglia culturale e di pratica extra-mafiosa.

Leone Bianco Leone Nero descrive approfonditamente le connessioni tra il business criminale e il proibizionismo ma tutto questo ragionamento rinchiuso tra le sbarre va diritto al cuore e al cervello: “A distanza di quasi tre anni dall'accaduto, i momenti in cui sono stato preso brutalmente da casa da individui che sono preposti a difendere la brava gente e sbattuto in cella; quelli passati costretto in casa senza mai uscire neppure davanti il palazzo per far due passi; tutto questo brucia ancora e brucia di più quando apro il giornale e leggo che quello che è successo a me, oggi sta accadendo a un altro ragazzo”.

Tra le testimonianze di una vera e propria persecuzione nei confronti dei consumatori e degli stili di vita non poteva mancare a Bologna quella di Giancarlo Cecconi, segretario di Ascia e coinvolto in uno storico processo ad una comunità maremmana che vive secondo l'impeccabile etica tipica delle nostre campagne e che prevede una armonia quasi cosmica tra uomini, animali e piante. Giancarlo è stato un ottimo conduttore di questa affollata ed interessante rimpatriata del movimento antiproibizionista italiano reduce da tante esperienze tumultuose e piacevoli. “Chiediamo l'immediata revisione della legge Fini-Giovanardi – ha spiegato Cecconi – contemplando la detenzione dell'uso di canapa e derivati ad uso privato, il suo reintegro nella economia e nella società e la legalizzazione della coltivazione domestica”. Regolamentare la coltivazione domestica libererebbe decine di miglia di cittadini e famiglie dall'incubo quotidiano di ingiustificate perquisizioni ed eviterebbe soprattutto un inutile dispendio di energie, di tempo e di risorse alle forze dell'ordine, un eccessivo ingolfamento dei tribunali e molte assurde ed ingiuste detenzioni.

In tutti noi batte un cuore nero e un cuore bianco. Il libro di Nicosia dovrebbe diventare un must per ogni operatore del diritto che non voglia trasformarsi in un complice dell'ingiustizia: “Questa legge ci rende criminali pur non essendolo, come è avvenuto da sempre nella Storia ai danni di numerose minoranze non solo etniche o religiose, ma anche culturali e pensiamo che in uno stato di diritto, protetto da una Costituzione illuminata, certe persecuzione che ci riportano con la memoria ai metodi inquisitori del Medio Evo, siano anacronistici, pericolosi e mortificanti per tutta la collettività” Molti sostenitori del proibizionismo credono, spesso in malafede, che queste politiche siano attuate in nome della tutela della salute. Mentre diventa sempre più evidente come il proibizionismo nasconda piuttosto una finalità politica piuttosto che di tutela. Anche perché, come ha sottolineato Nicosia, “In Sicilia (di cannabis) se ne consuma una mezza tonnellata al giorno”. Si tratta di un genere voluttuario di larghissimo consumo i cui profitti sono sottratti alla società mentre i proventi, per un meccanismo piuttosto farraginoso ma estremamente efficace, risultano essere un patrimonio completamente esentasse consegnato più o meno volutamente alla criminalità. Si tratta e non solo in Sicilia del solito grande regalo fatto ai soliti ignoti, una politica che il nostro governo intende peraltro continuare con la benedizione di tante strutture che sostengono essere di tutela alla salute e alla sicurezza del cittadino o addirittura che sostengono di esistere in funzione antimafia. Di tutto questo parla Leone Bianco Leone Nero. Ma in questo caso la realtà non è una favola.

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