Coltivazione domestica di cannabis: i risultati del questionario internazionale

coltivazione domestica di cannabis

Che tipo di fenomeno sociale è quello legato alla coltivazione domestica di cannabis? Una ricerca internazionale ha provato a inquadrarlo e Davide Fortin, ricercatore alla Sorbona, ci racconta quanto stia emergendo sui grower del nostro paese.

 

Solo sei mesi fa la rete interazionale di ricercatori del Global Cannabis Cultivation Research Consortium (GCCRC) lanciava, in 18 paesi e su tre continenti, il questionario per studiare il fenomeno della coltivazione domestica di cannabis.

Di seguito le parole di Davide Fortin, ricercatore presso la Sorbona di Parigi, che evidenzia cosa stia emergendo da quest’inchiesta nata con due obbiettivi: quello di fornire un ritratto fedele dei growers italiani e della coltivazione domestica di cannabis e quello d’informare legislatori ed opinione pubblica circa un fenomeno poco conosciuto e spesso stigmatizzato dalla retorica ufficiale.

Come nasce una ricerca di questo tipo? Quanti grower siete riusciti ad intervistare?

Il Global Cannabis Cultivation Research Consortium nasce, circa dieci anni fa, dall’interesse di alcuni ricercatori verso il fenomeno della coltivazione domestica di cannabis. Questa seconda versione del questionario è frutto di circa tre anni di lavoro di 27 ricercatori sparsi in giro per il mondo con il medesimo interesse per la coltivazione di cannabis. Tra i 18 paesi, fino ad ora, siamo riusciti ad avere, complessivamente, le risposte di oltre 7 mila growers. L’Italia è seconda come numero di rispondenti, dietro al Belgio. Spero che questo articolo ci aiuti a superarlo!

Entriamo nel merito allora, chi sono i grower di cannabis che avete incontrato?

Nel campione italiano circa otto su dieci sono maschi la cui età varia tra i 18 e i 65 anni. Per ora, tra i vari paesi in cui abbiamo lanciato il questionario, l’Italia sembra avere uno dei profili più giovani con la media di 27 anni. Bisogna considerare, però, che il consumatore medio cambia in base alle motivazioni, per esempio a seconda che il consumo sia anche terapeutico o meno. In media, il coltivatore che emerge dalla ricerca coltiva circa tre piante in due metri quadrati che gli permettono di ottenere circa 120 grammi totali e quindi di consumare circa uno spinello al giorno (0,3 g) [nda. per circa un anno quindi].

Per quali motivi si diventa growers?

I motivi sono molteplici, ma i più citati riguardano la possibilità di ottenere un prodotto più sano rispetto a quanto si può trovare nel mercato illecito, avere la garanzia, quindi, che non venga adulterato, evitare il contatto con spacciatori ed anche, per il puro piacere di coltivare cannabis. Meno di due su tre coltivano per un consumo di tipo ricreativo o perché costa meno che comprarla. Poi c’è chi coltiva per necessità dato che la cannabis rappresenta una vera e propria terapia. Nel campione italiano, i coltivatori a fini terapeutici che coltivano per se stessi, sono quasi un terzo, mentre quelli che coltivano anche per altri sono un decimo.

Oltre a queste evidenti motivazioni, avete riscontrato anche altre spinte alla coltivazione domestica di cannabis?

Le ragioni etiche, per esempio, quasi uno su tre coltiva per ragioni politiche contro il consumismo, mentre uno su quattro per ragioni ecologiche legate alla riduzione dell’impatto ambientale dovuto alle coltivazioni illecite. Altri lo fanno per cause relative alla pandemia: quasi uno su cinque lo ha fatto perché le scorte scarseggiavano. Ed, infine, alcuni lo fanno perché cercano diverse combinazioni di cannabinoidi: quasi uno su dieci lo fa per produrre cannabis più leggera. Al contrario, uno su cinque coltiva anche per ottenere un prodotto a più alta concentrazioni di THC.

I grower che hanno risposto si dedicano all’autoproduzione o anche alla produzione commerciale?

In Italia fra quelli che hanno risposto, meno di uno su venti lo fa per poi rivenderla e tra questi, circa la metà, dichiara di utilizzare i profitti della vendita solo per pagarsi le spese legate al proprio consumo di cannabis.

coltivazione domestica di cannabisAvete una stima della percentuale rappresentata dai grower all’interno del mercato di consumatori di cannabis? 

Purtroppo questa stima non ci è possibile data la natura del questionario che è diffuso soprattutto attraverso riviste di settore e gruppi interessati all’auto-coltivazione. Per fare delle stime sulla porzione di coltivatori rispetto al numero di consumatori sarebbe necessario un questionario rappresentativo sull’intera popolazione italiana che riesca ad intercettare anche i coltivatori domestici. Credo questo sarà possibile solo quando la coltivazione ad uso personale e commerciale saranno regolamentate come in altri paesi del mondo. Solo in questo scenario i grower anche di media e grande scala si sentiranno liberi di rispondere in modo sincero.

Quanti sono i growers in Italia ed in Europa?

Considerato la difficoltà nell’effettuare queste stime, le cifre che posso condividere, in modo speculativo, sono qualche centinaia di migliaia in Italia e qualche milione in Europa. In generale, direi che la quantità di growers è direttamente proporzionale all’evidenza scientifica legata all’efficacia terapeutica della cannabis ed al prezzo della cannabis, ma soprattutto è inversamente proporzionale alla rilevanza penale della coltivazione. Negli ultimi decenni, le posizioni della giurisprudenza rispetto alla definizione di “uso personale” sono state oscillanti, ma ad aprile 2020 una sentenza della Cassazione ha chiarito meglio i paletti entro i quali una coltivazione casalinga viene depenalizzata. Nonostante l’ordinanza non abbia cambiato il quadro normativo, la Corte ha escluso dal reato di coltivazione di stupefacenti “le attività di minime dimensioni svolte in forma domestica che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore”. Nonostante resti sempre una grande discrezionalità sulla definizione di termini come “tecniche rudimentali”, alla luce di questa sentenza è plausibile pensare che il 2020 sia stato l’anno con il più forte aumento in termini assoluti delle persone che coltivano cannabis in Italia nella storia recente.

Quali sono le tecniche di coltivazione che vanno per la maggiore?

Circa uno su tre coltiva solo indoor o solo outdoor, mentre la parte restante coltiva sia all’interno che all’aperto. Meno di uno su venti coltiva in indoor per poi mettere le piante in pieno campo. I grower indoor tendono a mettere più piante che in outdoor, ma in media sembra che la resa media per pianta sia maggiore in indoor.

Il Covid ed il lockdown hanno influenzato il comportamento dei grower ? Le loro pratiche sono cambiate? 

La maggior parte non ha modificato la quantità coltivata. Quasi uno su tre invece l’ha aumentata e uno su venti ha diminuito la quantità che ha coltivato. Un grower su quattro ha cominciato a coltivare durante il Covid. Tra tutti i paesi su qui abbiamo lanciato il questionario, sembra che l’Italia sia quella con la più alta porzione di rispondenti che hanno cominciato grazie al Covid. Per spiegare questo dato, probabilmente hanno contribuito iniziative di disobbedienza civile come #IoColtivo.

Che conseguenze ha avuto il lockdown a livello di consumo di cannabis?

E’ cambiato per la maggior parte dei grower: in Italia i consumi sono aumentati per oltre uno su tre, mentre è diminuito solo per uno su sette.

Che relazione hanno i grower con il loro status d’illegalità?

Per quasi due su tre il rischio di coltivare cannabis è alto e solo uno su dieci ritiene che il rischio di avere contatti con la polizia dovuti alla coltivazione sia piuttosto basso.

Nel caso la cannabis venisse legalizzata, avete domandato quanti di loro continuerebbero comunque a coltivare?

Certo, nel caso di regolamentazione solo uno su venti dichiara che continuerebbe a coltivarla in maniera illecita, mentre tutti gli altri rispondenti sarebbero disposti a registrarsi o ad ottenere una licenza, se questo permettesse loro di coltivare cannabis a casa in tutta legalità.

Ci sono altri aspetti che meriterebbero di essere approfonditi?

Personalmente mi interessa molto i legame tra la coltivazione di cannabis e di altre piante dato che ritengo che la prima possa avere un “gateway effect” verso il giardinaggio in generale. Finora poche persone hanno risposto alle domande legate al giardinaggio e spero davvero questo articolo possa spingere molti coltivatori a rispondere al questionario.

Per chi volesse allora è ancora possibile partecipare alla vostra ricerca?

Certo, accettiamo risposte fino a settembre. Quindi chi fosse interessato può ancora partecipare.

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