L’idroponica biologica o “Bioponia”: il concetto della “Terra Liquida”

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Idroponica biologica: la cannabis coltivata in modo naturale e nel rispetto dell’ambiente.

Esistono più definizioni al termine “agricoltura biologica”. Tutto il mondo è d’accordo su qualche principio di base quale: niente pesticidi chimici né erbicidi e procedure che rispettino la natura e necessitino un minore investimento energetico.

Nell’idroponica biologica, per quanto riguarda i fertilizzanti, è semplice: per essere ritenuti biologici devono essere di origine naturale (nessuna aggiunta di sali minerali raffinati). Bisogna anche che, al contrario dei fertilizzanti minerali che sono assimilabili direttamente, gli elementi minerali siano introdotti sotto forma di molecole organiche complesse che non siano quindi immediatamente disponibili per le piante, ma che abbiano bisogno di un processo biologico di degradazione per essere trasformati in ioni.

Questi, una volta disciolti in acqua, diventano assimilabili.

Questa differenza è essenziale nella coltivazione in pieno campo perché il principale rimprovero fatto ai fertilizzanti organici è che i sali non assorbiti rapidamente finiscano nelle falde freatiche trascinati dall’acqua di irrigazione o dalla pioggia.

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In terra, i batteri ed i funghi contenuti nello strato di humus spezzano in due parti le molecole organiche: il carbonio del quale si nutrono, ed i minerali che, in presenza di acqua, diventano disponibili per le piante. Siamo molto lontani dall’idroponica con i suoi sali minerali purificati, disciolti e direttamente assimilabili. E pertanto l’idroponica biologica è agli albori. Il nome proposto per questa tecnologia è “Bioponica”.

L’idea è quella di riprodurre in maniera identica la degradazione che avviene in terra, naturalmente, utilizzando un certo tipo di fertilizzante con una miscela particolare di batteri e funghi per digerirlo. Questi micro-organismi separano il carbonio e se ne nutrono, come nel terreno, e liberano i minerali che sono immediatamente disciolti nell’acqua sotto forma di ioni assimilabili.

Nelle coltivazioni con radici nude (aeroponica ed aero-idroponica), questi micro-organismi vivono in un filtro biologico che gli procura l’ossigeno ed il substrato adatto alla loro riproduzione. In un substrato organico come la fibra di cocco, vivono direttamente nell’apparato radicale. Il brevetto preso da Terra Aquatica ricopre l’utilizzo dei micro-organismi e la formula dei fertilizzanti necessaria al funzionamento del sistema.

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Cannabis in idroponica biologica

Il principio va ben oltre la semplice modifica del fertilizzante. La Bioponica è il risultato di svariati anni di ricerca attorno ad un concetto, quello di “Terra Liquida”.

In effetti, il fertilizzante naturale nella coltura idroponica biologica non era che l’anello mancante. E combinandolo con certi prodotti già in commercio, possiamo ricreare dentro una soluzione nutritiva tutto quello che la terra contiene di utile per le piante :

  1. Il fertilizzante apporta la percentuale di humus e le molecole organiche contenute nel terreno
  2. I micro-organismi apportano la vita microbiotica e partecipano al ciclo del carbonio.
  3. L’acqua ovviamente c’è, ed anche ossigeno in abbondanza, se il sistema è ben concepito.

Nella idroponica biologica bisogna aggiungerci:

  • Un acido umico o fulvico disponibile sottoforma liquida presso svariate aziende.
  • Silicate, un prodotto Terra Aquatica, che apporta silicio e l’insieme di metalli e tracce di elementi di ogni tipo contenuti nel terreno.

SI ottiene allora una soluzione nutritiva che è esattamente equivalente ad un buon terriccio leggero, areato, ricco di nutrimenti e di vita microbica. Non manca niente che sia utile, solo un substrato inerte che ha il ruolo della nostra argilla espansa in idroponica.

Evidentemente è indispensabile utilizzare un fertilizzante specialmente formulato per questo strana funzione : fare del biologico senza terra. (Attenzione: i fertilizzanti biologici formulati per la terra non sono utilizzabili in Bioponia. Al contrario, un fertilizzante bioponico darà comunque degli eccellenti risultati in terra).

Se l’idroponica raggruppa già sotto una sola parola un insieme di tecnologie a volte molto differenti, la bioponica si smarca da tutte le altre forme di coltivazione fuori dal suolo.

Dei parametri tanto primordiali come la conducibilità ed il pH diventano secondari. Visto che abbiamo trasformato la soluzione nutritiva da minerali a biologica e ci abbiamo introdotto la vita, la gestione della coltivazione è più difficile. Anche la resa non è la stessa rispetto l’idroponica tradizionale. Il rapporto è più o meno lo stesso che tra coltivazione biologica e coltivazione minerale in terra: nel range tra 25 e 30% di rendimento in meno. Per compensare, però, si ottiene un forte aumento del tenore di zuccheri e principi attivi.

Esiste anche un aspetto molto interessante di questa coltivazione: si crea pochissima massa vegetale rispetto al rendimento. Per lo stesso rendimento diciamo di 1kg, la quantità di foglie e steli è molto inferiore a quella che ci vorrebbe per raccogliere 1kg in idroponica classica (ed anche in terra!).

Questo la rende una coltivazione molto economica visto che i consumi di acqua e fertilizzanti sono decisamente minori rispetto qualsiasi altro metodo di coltivazione.

In terra, i batteri ed i funghi contenuti nello strato di humus spezzano in due parti le molecole organiche : il carbonio del quale si nutrono ed i minerali che, in presenza di acqua, diventano disponibili per le piante. Siamo molto lontani dall’idroponica con i suoi sali minerali purificati, disciolti e direttamente assimilabili.

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Idroponica biologica detta bioponica

L’idea alla base della Bioponia è quella di riprodurre l’identica degradazione che avviene naturalmente in terra utilizzando un certo tipo di fertilizzante con una miscela particolare di batteri e funghi per digerirlo. Questi micro-organismi separano il carbonio e se ne nutrono, come nel terreno, e liberano i minerali che sono immediatamente disciolti nell’acqua sotto forma di ioni assimilabili.

Per avere successo, una coltivazione Bioponica necessita di almeno 3 elementi:

  1. Un filtro sulla pompa.

È molto importante, soprattutto quando siete in una condizione di radici nude direttamente sospese nella soluzione nutritiva. In effetti, bisogna ben filtrare le particelle più grandi contenute nel fertilizzante perché potrebbero asfissiare le radici, soprattutto da una forte calore. È sempre preferibile non avere che degli ioni assimilabili nell’apparato radicale.

  1. Degli organismi viventi

La loro presenza permette di riprodurre il processo di decomposizione del suolo. La loro condizione di vita nell’acqua non è molto confortevole perché non hanno attorno a loro la capacità di tampone del suolo per proteggerli da bruschi cambiamenti climatici o di pH. Hanno anche bisogno di “fissarsi”, non possono sopravvivere e moltiplicarsi semplicemente nel corso della corrente. Hanno bisogno di un luogo molto ossigenato lontano dalle correnti creati dalla circolazione della soluzione nutritiva. Devono anche imperativamente restare umidi. Secchi, muoiono.

In idroponica possiamo utilizzare svariate tipologie di substrato, fra i quali i più naturali sono l’argilla espansa e la fibra di cocco. Se i batteri possono vivere confortabilmente nella fibra di cocco, non è lo stesso con l’argilla espansa, perché generalmente troppo asciutta. In questo caso, bisogna utilizzare un BioFiltro che è semplicemente un filtro tipo “acquario” che piazziamo nella cisterna. Una piccola turbina pompa l’acqua dalla cisterna al filtro e poi l’acqua torna nella cisterna. Questo filtro è strutturato diversamente rispetto ad un filtro destinato all’acquariofilia. Contiene un pre-filtro, un substrato apposito ed una miscela specifica di micro-organismi per colonizzarlo.

  1. Un fertilizzante adatto

Come già detto, un qualsiasi fertilizzante biologico non è adatto a questo tipo di coltivazione. Sono in generale formule pensate per degradarsi lentamente in terra, ed alcuni dei loro elementi marcirebbero nell’acqua rilasciando un odore molto sgradevole; infine, bloccherebbero i filtri e gli iniettori. Un fertilizzante bioponico deve essere liquido o perfettamente solubile. Non deve contenere particelle troppo grandi e dev’essere rapidamente degradabile.

Gestione di una coltivazione Bioponica

 La gestione di una coltivazione bioponica richieda da parte del coltivatore molte più attenzioni che per una coltivazione idroponica traduzionale. Non tanto in termini di tempo speso quanto in termini di esame visivo. La coltivazione bioponica è guidata tanto “ad occhio” quanto seguendo i parametri quali pH e conducibilità. Ciononostante, questi rimangono un’informazione importante.

  • Il pH

Il pH è più difficile da stabilizzare rispetto all’idroponica minerale perché degli eccellenti tamponi non sono iscritti nella lista dei prodotti certificabili come bio (le regole di certificazione, in certi casi, sono molto arbitrarie !). Il pH avrà sempre tendenza ad aumentare. Tuttavia, non ha la stessa importanza in bioponica. Possiamo lasciarlo variare fino a 7,5 senza constatare problemi. In seguito bisognerà riaggiustare il pH intorno a 6, ma progressivamente, lungo un periodo di qualche giorno.

Per essere perfettamente biologico, bisogna che il rettificatore del pH sia ugualmente biologico. Le possibilità sono numerose. Un prodotto che stiamo studiando e sarà molto presto sul mercato. Nel frattempo, tollerate qualche ml di un acido purificato, francamente non altererà di molto il risultato finale. Il pH Down liquido di Terra Aquatica contiene dei tamponi organici. Da evitare assolutamente : acido cloridrico e acido acetico (aceto, ecc…)

  • I micro-organismi

Che siano dentro un Bio-filtro o nel substrato, generalmente non hanno problemi finché il loro ambiente resti ossigenato ed umido. È bene, ovviamente, per proteggerli, di evitare ogni genere di cambiamento brusco nel sistema, che si tratti di temperatura o di pH. Più saranno numerosi e felici, meglio saranno nutrite le vostre piante.

Attenzione ad un abbassamento improvviso di pH è un segnale d’allarme che indica con certezza la morte di un gran numero d’organismi. In questo caso bisogna trovare la causa, trattarla e colonizzare di nuovo.

  • La conducibilità

È la parte più complessa visto che le molecole organiche, che non hanno una carica elettrica, non sono visibili dal vostro lettore di conducibilità. Quando diluite il vostro fertilizzante nell’acqua, una piccola porzione sarà trasformata direttamente in ioni, creando una leggera conducibilità. Con una dose da 4 a 5 ml/l di fertilizzante e la normale conducibilità dell’acqua della rete idrica, si ottengono in generali un valore di circa 0.65 (tra 6 e 7) Questa conducibilità è molto bassa e generalmente sufficiente. Aggiungeremo del fertilizzante quando la conducibilità si abbasserà sotto questo valore. Mano a mano che alcuni elementi sono liberati, altri vengono assorbiti

  • La conducibilità tende a restare in equilibrio attorno a questi valori. Quando le riserve di materia organica sono insufficienti, si abbassa. È il momento di aggiungere del fertilizzante. Sembra semplice, ma per ottenere un risultato ottimale, bisogna anticipare questo abbassamento ed assicurare una fornitura costante di materia organica. D’altro canto, non bisogna esagerare visto che la loro degradazione è in funzione del calore. I micro-organismi agiscono a velocità incredibilmente differente in funzione della temperatura. Se c’è troppa materia organica nel sistema, un aumento della temperatura potrebbe aumentare la conducibilità ad un livello che ucciderebbe le piante. Non è sempre semplice trovare il giusto mezzo ed è qui che l’occhio del coltivatore informato fa la differenza.

 Il filtraggio

Una semplice schiuma all’ingresso della pompa è sufficiente. Il fertilizzante non blocca il filtro, ma un buon mantenimento è necessario. Il filtro deve essere lavato almeno una volta alla settimana. Bisogna ovviamente fermare il sistema quando si effettua la pulizia.

Conclusioni:

 La idroponica biologica (bioponica) e “Terra Liquida” sono il risultato di lunghi anni di ricerca e di studio. L’obiettivo era semplicemente di ricreare nelle condizioni fuori suolo, un processo normale, che si produce naturalmente nel suolo, e che è alla base della vita.

Ma, quali sono i vantaggi, in questo caso, nell’eliminare la terra? Di fatto sono assai numerosi :

  1. Conserviamo i vantaggi dell’idroponica :

Miglior controllo del nutrimento, miglior contatto tra il nutrimento e le radici, migliore ossigenazione, miglior ripartizione dell’acqua, accesso alle radici per un esame visivo che permette di trattare al più presto i problemi radicali.

  1. Per abitanti di città, persone anziane, o persone che coltivano in spazi ristretti, eliminare la terra rappresenta un risparmio evidente d’energia, di spazi e di sacchi di terra da portare su (e giù) dalle scale.
  2. Riduzione del consumo d’acqua
  3. Alto tenore di principi attivi.

In molte zone del pianeta, non ci sono abbastanza terre coltivabili per nutrire la popolazione. I terreni sono troppo acidi, troppo poveri, ed i parassiti come i nematodi sono troppo numerosi. In alcune regioni c’è una sovrappopolazione rispetto alle possibilità di produzione. È il caso di numerose isole e piccoli paesi turistici. È in questi casi che l’idroponica fornisce un’alternativa indispensabile a l’importazione di frutta e verdura. Purtroppo, questa alternativa non poteva, fino ad oggi, soddisfare la clientela che richiede prodotti di origine biologica.

L’idea dell’idroponica biologica esiste già da diversi anni, ma nessuno trovava il modo di metterla in pratica. Per la sua stessa natura, la coltivazione idroponica si praticava sempre con fertilizzanti minerali. Questo rappresentava un freno molto serio allo sviluppo di questa tecnologia, nella misura in cui c’è una richiesta sempre maggiore di prodotti derivanti dall’agricoltura biologica.

La bioponica permette anche di aprire la coltivazione fuori dal suolo verso un nuovo potenziale mercato in piena espansione. Permette anche di riconciliare infine l’agricoltura più tradizionale con le tecnologie di punta utilizzate oggi in serra.

Questo potrebbe aprire la via ad una produzione orticola ragionata meglio, come quella che comincia ad essere praticata oggi in campo aperto. Associando la Bioponica a delle tecniche di lotta integrata per combattere contro gli insetti parassiti, possiamo sperare nel futuro, un’orticoltura meno inquinante, più rivolta verso la qualità che verso la produttività, comunque con una resa capace di nutrire una popolazione in espansione continua.

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