Giamaica e Finger Hash

Exitable
18 Mar 2015

I love Giamaica! Tutti gli anni è per me ormai un must cari amici. Ogni volta che salgo sull’aereo per raggiungere la mia amata Giamaica sono elettrizzato dall’emozione! Durante il lungo volo non riesco a chiudere occhio, lo stomaco si tappa a causa del mio stato d’animo e rifiuto qualsiasi cosa mi venga offerta da mangiare in volo. Non ho paura di volare. Ho solo fretta di arrivare. È il sesto anno che trascorro le mie vacanze in Giamaica e penso che in futuro non cambierò facilmente la mia meta. Amo profondamente quest’isola densa di ritmo e cultura dove i sapori africani si mischiano a quelli caraibici.


I love Giamaica! Tutti gli anni è per me ormai un must cari amici. Ogni volta che salgo sull’aereo per raggiungere la mia amata Giamaica sono elettrizzato dall’emozione! Durante il lungo volo non riesco a chiudere occhio, lo stomaco si tappa a causa del mio stato d’animo e rifiuto qualsiasi cosa mi venga offerta da mangiare in volo. Non ho paura di volare. Ho solo fretta di arrivare. È il sesto anno che trascorro le mie vacanze in Giamaica e penso che in futuro non cambierò facilmente la mia meta. Amo profondamente quest’isola densa di ritmo e cultura dove i sapori africani si mischiano a quelli caraibici.

I love Giamaica! Tutti gli anni è per me ormai un must cari amici. Ogni volta che salgo sull’aereo per raggiungere la mia amata Giamaica sono elettrizzato dall’emozione! Durante il lungo volo non riesco a chiudere occhio, lo stomaco si tappa a causa del mio stato d’animo e rifiuto qualsiasi cosa mi venga offerta da mangiare in volo. Non ho paura di volare. Ho solo fretta di arrivare. È il sesto anno che trascorro le mie vacanze in Giamaica e penso che in futuro non cambierò facilmente la mia meta. Amo profondamente quest’isola densa di ritmo e cultura dove i sapori africani si mischiano a quelli caraibici. 

Ogni viaggio è per me una nuova esperienza, molto più di una vacanza. Essere legato a questa terra vuol dire amare le sue “vibes” artistiche e musicali e, visto che sono anche un’amante della canapa, oltre che per la musica stravedo anche per le famosissime jamaican big buds: ganja di altissima qualità. Potrei raccontarvi tantissime esperienze accumulate negli anni. Per non annoiarvi, mi limiterò a raccontarvi un aneddoto che forse a qualcuno risulterà interessante. Vi parlerò di Orange Hill e del Jamaican Finger Hash. 

Confesso di non aver sentito parlare del Finger Hash giamaicano prima del 2005. Ero convinto che l’hashish da quelle parti non venisse prodotto ma che l’usanza fosse principalmente coltivare e soprattutto consumare solo ganja. Luca, un caro amico di Negril, mi ha fatto spesso fatto assaggiare il fumo giamaicano, diceva non fumare altro ormai. Era convinto che grazie al suo aroma particolare me ne sarei innamorato perdutamente. Che dire? Non aveva assolutamente torto. Fu una di quelle scoperte che ti cambiano la vacanza. In meglio naturalmente. Dopo avermelo proposto numerose volte, ho deciso di accettare la proposta del mio amico Garnet e di andare a vedere come si produceva il Finger Hash. L’idea mi allettava da tempo. Saltiamo nella sua fatiscente auto e imbocchiamo la strada per raggiungere Orange Hill, una zona collinare dove viene prodotta la famosa ganja giamaicana, definita da molti, ed ora anche da me, la migliore del mondo. 

Situata nella regione del Westmoreland, ad una ventina di minuti di macchina a nord est di Negril, Orange Hill è il centro nevralgico della produzione di marijuana dell’isola. Il paesaggio è molto suggestivo. È un luogo senza strade né case, immerso in una selvaggia e fitta vegetazione caraibica. All’interno, più in alto, si nascondono radure con enormi distese di marijuana. I campi sono spesso interrati sotto il livello del suolo di circa un metro o due, in modo da risultare invisibili agli occhi indiscreti dei passanti. Una volta raggiunte le pendici della collina, proseguiamo a piedi per una ventina di minuti finché riusciamo a intravedere una piccola casa fra gli alberi. Nel cortile sono ammucchiati grossi fasci di rami pieni di cime ancora da pulire. Un ruscello scorre sulla sinistra della casa tra piante di mango e breadfruit e qualche colibrì svolazza tra i fiori. 

Il padrone di casa si chiama Paul. È seduto su una pietra e si alza per salutare Garnet e presentarsi a me. Paul è un rastaman molto pacato e amichevole. Indossa solo dei pantaloncini da calcio molto usurati e sfoggia una lunga chioma di grossi dreadlocks che gli arrivano quasi fino alle ginocchia. Noto subito che gli manca una mano. Mi racconterà poi di averla persa in un tremendo incidente anni prima. Vederlo lavorare è un vero spettacolo, credetemi. Tiene fermi i rami tra l’avambraccio offeso e la coscia. Utilizza l’altra mano per pulire le cime. È davvero velocissimo, stupefacente! Paul non fa altro che raschiare abilmente la patina scura che si forma sui polpastrelli utilizzando un coltello e raccoglie il tutto su un foglio di giornale. Man mano che si accumula la resina, Paul ne raccoglie tanta da formare una palla di piccole dimensioni, il colore è nero e si percepisce anche senza toccarla che la consistenza è oleosa ed appiccicosa. Questo è il Finger Hash. Una crema, come si suol dire dalle mie parti, a Milano. Anche io e Garnet ci mettiamo di buona lena a pulire rami e raccogliere resina. Paul è contento della cosa e comincia allegramente a parlare in patwa del più e del meno con Garnet. Non gli capita tutti i giorni di avere due persone che lavorano per lui gratis. 

Io mi concentro cercando di riuscire ad estrarre almeno uno spliff di resina prima che sia ora di tornare a casa. Il procedimento è simile a quello utilizzato in India per produrre la Charas, nel senso che la resina viene a raggrupparsi sulle mani durante la pulitura. In Giamaica però non maltrattano le cime macinandole con le mani, perché anche quelle poi verranno vendute e fumate. Garnet mi accenna al fatto che dopo qualche giorno, una volta eliminata ogni traccia d’acqua, il Finger Hash sarà al suo top di aroma e gusto.  

Il prezzo di un grammo di Finger Hash è decisamente più elevato rispetto alla ganja. Non tutti possono permetterselo perché ci troviamo di fronte a prezzi di vendita più europei che caraibici. Questo perché ci vuole molto tempo e tanta fatica per produrre anche un solo grammo della pregiata resina. Il suo sapore intenso, il suo aspetto e la sua consistenza ricordano resine cremose e scure come la Charas indiana o il Black Nepal. Al palato è assolutamente delizioso. L’effetto è forte ma per i fumatori abituali è molto piacevole. Ovviamente la qualità e il sapore variano in base al tipo di pianta utilizzata per la produzione, in Giamaica si coltivano semi di differenti qualità. Se si predilige l’erba alle resine è possibile che un sapore così forte alla lunga possa stancare, un po’ come accade ad alcuni con il Black Nepal. Secondo me è davvero ottimo, una primizia. 

Ammetto che quando vado in Giamaica ho sempre nel mio cassetto un ottimo Finger Hash oltre alle immancabili big buds. E dopo aver scritto questo articolo confesso che mi è venuta l’acquolina in bocca.

Enjoy Jamaica.

Blessed Love.

E
Exitable