Rumble Bee. Canapa, entropia ed apocalisse.

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Rumble bee, il romanzo scritto a due mani da Marco Philopat, autore post-punk milanese e del Duka, noto dandy della movida romana, è un racconto estremamente vivido ed allucinato di una storia collettiva in cui è coinvolto il protagonista, lo standista scrittore Malcom, che vive in un mondo sull'orlo del precipizio. E la cui esistenza sembra altrettanto ballerina. I due autori, divisi tra le due principali metropoli italiane, hanno costruito molte delle scene a partire da racconti orali e da incontri con protagonisti della scena alternativa.

Rumble bee, il romanzo scritto a due mani da Marco Philopat, autore post-punk milanese e del Duka, noto dandy della movida romana, è un racconto estremamente vivido ed allucinato di una storia collettiva in cui è coinvolto il protagonista, lo standista scrittore Malcom, che vive in un mondo sull'orlo del precipizio. E la cui esistenza sembra altrettanto ballerina. I due autori, divisi tra le due principali metropoli italiane, hanno costruito molte delle scene a partire da racconti orali e da incontri con protagonisti della scena alternativa.

A peggiorare la sua situazione già poco sostenibile, Malcom si è innamorato di una donna ricca ed impossibile. Deciso a ribellarsi alla sua condizione, coinvolge una banda di amici a lanciarsi in avventure grottesche e tragicomiche. Dopo aver cominciato a ronzare proprio come le api, gli amici e le amiche di Malcom cominceranno a sciamare colpendo i punti nevralgici di un immaginario ribelle che aspetta solo la scintilla giusta per esplodere. Ed è qui che si comincia a volare verso nuovi orizzonti liberati, scatenando una forte carica di follia creativa ma anche distruttiva che come la potenza di milioni di api ha degli aspetti estremamente perturbanti.

Nel libro ci si trova immediatamente proiettati in un mondo alla rovescia e in un contesto che ricorda le storie allucinate di Paura e Delirio a Las Vegas con una narrazione che sembra viaggiare su un tappeto volante dove si alternano tra passaggi apocalittici, il terremoto in Abruzzo, le code davanti alla Deutsche Bank in fallimento e le cavalcate a dorso di cammello in Egitto o quelle con le renne al vertice sul clima di Copenaghen. Ma non poteva mancare una Londra avvolta tra le fiamme, i più svariati traffici e le tante tipologie di erba di cui il grande amico, il bolognese Fritz è un gran conoscitore.

In tutto questo strano ed avvincente racconto gli autori sembrano privilegiare un approccio decisamente surrealista, perché Malcom – ma anche Fritz – rappresenta il possibile cambiamento di una generazione di fuchi che proprio come le api potrebbero un bel giorno decidere di uscire dal bozzolo e di spiccare il volo. Ad un certo punto i vari protagonisti elettrificano l'atmosfera e ribaltano una esistenza che pare insensata. E' il caso degli standisti scrittori e dei tanti creativi sottopagati di cui è pieno il nostro paese. Sono traduttori, grafici, correttori di bozze, direttori di collana e magazzinieri. In pratica tutto il settore dell'editoria che si trova in una costante ebollizione, in un calderone di creatività e di cocente frustrazione.

E' un romanzo in cui trionfa la cannabis in ogni sua manifestazione ma anche la voglia di uscire dalle convenzioni, in un mix dove prevale l'estetica della rivolta e della trovata curiosa. Siamo in una dimensione di sballo creativo presentato ai lettori e alle lettrici con amore ed entusiasmo. Una passione che ha portato gli autori molto vicini al movimento antiproibizionista che ha ricambiato invitandoli a presentare il libro alla vigilia di Canapisa 2011.

E' un romanzo in cui trionfa la cannabis in ogni sua manifestazione ma anche la voglia di uscire dalle convenzioni, in un mix dove prevale l'estetica della rivolta e della trovata curiosa.

E' stato qui che ho rivisto Marco Philopat, nei locali del growshop del Drago in via Sant'Antonio dove tra dove tra le pubblicazioni dell'underground italiano ed internazionale non poteva certo mancare il nostro Soft Secrets. Mancava il Duka, assente giustificato che però sembrava ricordare una battuta di Fritz secondo cui i romani sono sempre in ritardo. Molto spontaneamente, essendo alla vigilia del ballottaggio, ne abbiamo approfittato per parlare anche del clima che si respira a Milano. Per Marco nella città “dove se cadi per terra non ti tira su nessuno” si respira un'aria nuova e carica di energie positive che lascia sperare in una Italia migliore. Anche perché Giuliano Pisapia, il nuovo Sindaco di Milano, è un personaggio che ha da sempre contestato la Legge Fini-Giovanardi: ai tempi della sua attuazione la considerava “un drammatico ritorno al passato con l’equiparazione delle droghe leggere a quelle pesanti, la riproposizione della dose media giornaliera, il carcere per i consumatori e la negazione della libertà terapeutica”.

A Canapisa la presentazione di Rumble Bee non poteva essere tanto caotica quanto il libro, ma anche qui è avvenuta una vera e propria migrazione tra le belle piazze a cominciare dalla Chiesa sconsacrata di San Bernardo, una tappa a Piazza della Pera per poi concludersi con una performance itinerante sotto i portici di Piazza dei Banchi dove il libro è stato definitivamente presentato sulle rive dell'Arno. In puro stile beat ci siamo mossi sulle tracce del poeta Lawrence Ferlinghetti che sosteneva che “quando in città vengono chiusi gli spazi dove si fa cultura, le vie e le piazze si dorrebbero riempire di filosofi, di pittori, di ballerine, di scrittori e di poeti”. Ed effettivamente questo è tutto quello è successo.

La presentazione stessa ha spaziato tra viaggi mentali e fisici con un costante riferimento al moderno precariato disposto a tutto che fa da pendant con la storia di uno sciame cosmico, un ronzio tremendo che si incammina verso la battaglia finale al Parlamento. Tutto sembra essersi sciolta dalle identità, e il bene comune non è più lo zucchero o il miele, ma un grande pozzo riempito di Thc, verso cui le api si dirigeranno immancabilmente. Intanto Malcom grazie a Fritz riesce a degustare tipologie eccezionali di erba e di hashish continuando a volteggiare per il globo. Ma è sempre Fritz a ricordare la mitica Temple Ball, una varietà pregiata di hashish prodotta dai monaci nepalesi, fosse inizialmente trasportata negli Stati Uniti dentro enormi gabbie in cui erano rinchiusi dei molossi, un business organizzato da Joe Pietri e da un monaco nepalese. Tra canne e viaggi di ogni tipo i due riescono a far volare i lettori dalla Fiera del Libro fino all'immancabile Casino Finale. Bum, Bum, Bum!

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