Il seme più grande del mondo

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Il cocco, una risorsa dai mille impieghi

Il cocco è un frutto ottenuto dalla palma da cocco, una pianta appartenente alla famiglia delle Arecacee, che raggruppa più di 200 generi e oltre 2800 specie di piante che crescono per lo più in climi tropicali e sub-tropicali, conosciute comunemente con il nome di palme.

Etimologia

Il suo nome scientifico è Cocos nucifera. La parola cocco deriva dal portoghese “coco” che significa testa. Il nome è stato attribuito dal navigatore Vasco da Gama durante la sua prima spedizione nelle Indie, si suppone che sia per via della somiglianza alla testa di un mostro appartenente al folklore portoghese. Precedentemente il cocco era conosciuto nel mondo occidentale con il nome di nux indica, parola che veniva utilizzata da Marco Polo durante la sua permanenza nel 1280 a Sumatra, un’isola dell’Indonesia.

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Lastra di cocco pressata

Origine e habitat

L’origine della palma da cocco è ancora incerta, la maggior parte degli studi concordano identificandola principalmente in due regioni molto lontane tra loro, il sud America e l’Oceania.

Le zone costiere, soprattutto quelle caratterizzate da climi tropicali, sono l’ambiente che le palme da cocco preferiscono per crescere. In alcune zone dell’entroterra è possibile incontrare piantagioni di cocco ma le operazioni commerciali sono generalmente diffuse in regioni tropicali e sub-tropicali.

Anche la sua diffusione è oggetto di una disputa, infatti esistono due filoni di pensiero, il primo suppone che sia avvenuta ad opera dell’uomo, il secondo invece ipotizza che si sia diffusa in maniera naturale; infatti la noce di cocco, che rappresenta il seme della pianta, ha la capacità di germinare dopo aver trascorso circa tre mesi in acqua marina e facendosi trasportare dalle correnti anche a migliaia di chilometri di distanza, ne ha permesso la diffusione per il globo.

Descrizione

La palma da cocco è un arbusto perenne dal fusto colonnare, l’altezza di questa pianta varia da pochi metri fino a raggiungere anche i 30 metri negli esemplari più alti, alla base il fusto ha un diametro di circa 50-70 centimetri mentre alla sua estremità opposta misura 25-30 centimetri. Le foglie sono pinnate, lunghe da 1 a 4 metri e larghe anche 1,5 metri, le foglioline sono coriacee e di colore verde. Il sistema radicale è di tipo avventizio, le radici si sviluppano dalla base della pianta e si estendono in superficie, solo alcune radici penetrano a fondo per assicurare la stabilità dell’arbusto. I fiori sono dei grappoli piccoli di colore giallo, riuniti in infiorescenze a spadice; la palma da cocco presenta sia fiori maschili che femminili sul medesimo esemplare, tipico delle piante monoiche. Il frutto è una drupa conosciuto con il nome di noce da cocco o più semplicemente cocco, costituito all’esterno da una pelle sottile e dura di colore brunastro, più all’interno si trova la buccia che ha la consistenza di uno strato fibroso intorno ad un guscio duro e legnoso che protegge la polpa contenuta dentro. Il guscio è cavo all’interno e quando il frutto è poco maturo contiene molta acqua. La noce di cocco oltre ad essere un frutto rappresenta anche il seme della pianta, le sue dimensioni gli attribuiscono il primato di seme più grande del mondo.

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Palma da cocco

Usi del cocco

La palma da cocco è una pianta molto versatile, le varie parti che compongono la pianta sono impiegate in diversi ambiti.

Nel settore alimentare è utilizzata per ricavare la copra, cioè la polpa del cocco essiccata necessaria per la produzione di margarina, dalle infiorescenze viene ricavato l’aceto, l’acquavite e lo zucchero di palma; la polpa viene consumata sia essiccata e trasformata in polvere, oppure fresca soprattutto nei paesi di origine, dove molto spesso il cocco rientra pienamente nella dieta delle popolazioni locali.

Nella cosmesi, il cocco è utilizzato soprattutto per la produzione di creme abbronzanti. In Cambogia le radici della palma da cocco vengono utilizzate come spazzolino da denti.

Il legno ricavato dai tronchi delle palme rappresenta un’alternativa più ecosostenibile rispetto al legno che proviene dal disboscamento delle foreste, infatti quest’albero dopo circa 70 anni di età smette di essere produttivo e perciò viene tagliato e sostituito con delle palme nuove, fornendo milioni di tonnellate di legno utili per altri scopi. Trova largo impiego nel settore edile dedicato alla costruzione di case a basso impatto ambientale, oltre ad essere utilizzato per la produzione di mobili e vari utensili come scope e cestini.

Il cocco in agricoltura

In ambito agricolo il cocco è impiegato soprattutto per la produzione di un substrato inerte, la fibra di cocco. Utilizzata nelle coltivazioni fuori suolo o anche mescolata alla comune torba, la fibra di cocco è un substrato organico inerte, cioè privo di sostanze nutritive, è dotato di una soluzione tampone naturale che assicura la stabilità del ph. Quando le piante vengono irrigate con una soluzione nutritiva, il ph del substrato può essere alterato a causa dell’acidità di molti nutrienti in bottiglia, la soluzione tampone di cui è dotata la fibra di cocco evita le fluttuazioni del ph. La fibra di cocco possiede un’elevata capacità di scambio cationico (csc) cioè la capacità di trattenere sostanze nutritive e rilasciarle nel tempo, un substrato con csc elevata da un lato consente di risparmiare sulla quantità di fertilizzanti necessari durante il ciclo di vita della coltura ma d’altra parte obbliga i coltivatori ad impiegare fertilizzanti specifici per la coltivazione in cocco. La struttura porosa della fibra di cocco lo rende un substrato con una grande capacità di ritenzione idrica, fino al 300% del suo peso e inoltre garantisce elevate quantità di ossigeno, necessario per uno sviluppo esplosivo dell’apparato radicale.

Nelle colture fuori suolo, come ad esempio le coltivazioni eseguite con sistemi idroponici e aeroponici, la fibra di cocco può essere utilizzata come alternativa alla lana di roccia. Anche nelle tradizionali coltivazioni eseguite in vaso, il cocco può sostituire completamente un comune terriccio di torba oppure può essere aggiunto a qualsiasi substrato per potenziarne la struttura.

La fibra di cocco è disponibile in forma di slab, cioè delle lastre di fibra di cocco pressata, particolarmente indicate per la coltivazione idroponica, oppure in sacchi simili a quelli di terra.

Meno note sono le proprietà dell’acqua di cocco, un liquido opaco contenuto nelle noci di cocco da non confondere con il latte che invece è ricavato dalla spremitura della polpa. L’acqua di cocco è presente in maggiori quantità quando il frutto è poco maturo, cioè ancora di colore verde.

Questo sottoprodotto della famosa palma è ricchissimo di minerali, vitamine, carboidrati, proteine ed ormoni della crescita; la sua composizione lo rende ideale per essere impiegato nella coltura tissutale ma anche come un comune fertilizzante 100% naturale.

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I frutti poco maturi contengono molta acqua

Cannabis in cocco

Le coltivazioni che utilizzano fibra di cocco come medium di crescita, sia eseguite in vaso che in slab, devono essere dotate di sistemi di irrigazione tipo a goccia, per assicurare un apporto idrico costante, il substrato non deve mai essere completamente inzuppato ma mantenuto sempre umido. La fibra di cocco possiede un’elevata capacità di ritenzione idrica, l’irrigazione eccessiva del substrato frena la crescita dell’apparato radicale e provoca la formazione di malattie fungine; inoltre questa caratteristica consente di risparmiare acqua e fertilizzanti. Come già accennato precedentemente, la fibra di cocco possiede un’elevata capacità di scambio cationico, perciò sarà necessario impiegare delle linee di fertilizzanti specifici per questa tipologia di coltivazione.

Il cocco può essere utilizzato anche come ammendante; mescolato con il substrato ne migliora la struttura, aumenta la capacità di ritenzione idrica e allo stesso tempo facilita la sua ossigenazione. Un substrato di buona qualità può contenere fibra di cocco fino al 50% del suo volume.

Gli slab si presentano come lastre secche abbastanza leggere e comode da trasportare, alcuni slab prima di utilizzarli devono essere trattati con una soluzione tampone, o buffering, per regolarne il ph. I sistemi idroponici tipo NFT o a goccia sono l’ideale per la coltivazione di cannabis su slab.

Le dimensioni ridotte e lo scarso peso degli slab, gli rendono perfetti per le coltivazioni sviluppate in ambienti più pericolosi come gli appartamenti situati in condomini abitati da vicini ficcanaso. Inoltre la fibra di cocco può essere riutilizzata per diversi cicli consecutivi; prima di riciclare un substrato è necessario considerare come si è concluso il precedente ciclo di coltivazione, l’eventuale presenza di agenti patogeni, la struttura del substrato e il livello di sali minerali presenti in esso. 

Al termine di un ciclo di coltivazione si devono eliminare le radici, eseguire un test per conoscere il livello di sali minerali presenti nel substrato e nel caso risulti molto alto sarà necessario effettuare il lavaggio del substrato con acqua osmotica o distillata per riportalo ad un valore ottimale. Durante le prime fasi del ciclo di coltura è consigliato somministrare soluzioni nutritive ricche di enzimi per accelerare la decomposizione della materia organica presente nel substrato.

L'acqua di cocco nella coltivazione di cannabis

L’acqua di cocco è un vero elisir per la coltivazione della cannabis. È ricca di minerali come calcio, magnesio, fosforo e potassio, elementi fondamentali in tutte le fasi di vita della pianta. Il calcio contribuisce alla formazione di cellule più forti dotando la pianta di maggior robustezza e inoltre garantisce la disponibilità di acqua e sostanze nutritive mentre il magnesio è un elemento chiave al centro della fotosintesi clorofilliana. Il fosforo è fondamentale per il trasferimento dell’energia all’interno della pianta, durante le prime fasi di sviluppo e in piena fioritura le piante consumano alti livelli di fosforo. Il potassio è coinvolto in numerosi processi biologici, agevola lo sviluppo di un apparato radicale forte e stimola la fioritura della pianta. L’acqua di cocco contiene tutti questi elementi in grandi quantità.

È un ottimo stimolatore della crescita, infatti l’acqua di cocco è ricca di ormoni vegetali come auxine e soprattutto di citochinine, una famiglia di ormoni che stimola la divisione cellulare, la formazione di nuovi germogli, accelerano i processi di fotosintesi e ritardano l’invecchiamento delle cellule. Le vitamine del gruppo B contenute nell’acqua di cocco sono degli ottimi stimolatori radicali, la vitamina C è un potente antiossidante e favorisce la formazione di infiorescenze più dense. I carboidrati presenti nell’acqua di cocco sono un’ottima fonte di energia per i microrganismi che popolano il suolo.

L’impiego di acqua di cocco nella coltivazione di marijuana è utile per eliminare deficit nutrizionali, aumenta la disponibilità di sostanze nutritive necessarie alla pianta, stimola una crescita forte ed esuberante, favorisce la decomposizione dei sali minerali nel substrato migliorando la qualità del prodotto finale. La cannabis ama i fertilizzanti di origine naturale.

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La fibra e l’acqua di cocco sono delle risorse naturali a basso impatto ambientale, avvalersi di questi sottoprodotti per la produzione di marijuana ne rende la coltivazione più ecosostenibile.

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