Annullato il Decreto Speranza sul CBD come stupefacente. Intervista a Michele Sodano

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Annullato il decreto del Ministro Speranza sul CBD come stupefacente in attesa di un tavolo tecnico.
Il ministero della Salute lo scorso 28 ottobre ha firmato un nuovo decreto che sospende l’efficacia del precedente, con l’intenzione di convocare un tavolo di lavoro per affrontare la materia “in maniera sistematica e complessiva”. In particolare il dicastero di Lungotevere Ripa ha invitato l’Istituto superiore di sanità e il Consiglio superiore di sanità a esprimersi, con una rivalutazione complessiva, sull’aggiornamento delle tabelle degli stupefacenti e valutare “se gli effetti della sostanza attiva Cannabidiolo rimangono immutati a prescindere dalla percentuale di utilizzo della stessa“.

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Abbiamo intervistato l’On. Michele Sodano in merito alla notizia di oggi del passo indietro da parte del Ministero della Salute che ha annullato il Decreto Speranza sul CBD.

Come commenta la decisione del Ministero della Salute riguardo il passo indietro sul decreto delle scorse settimane?
Non la possiamo definire una vittoria, bensì una risoluzione di una violenza ingiustificata nei confronti del mondo della cannabis. La pressione da parte di molti di noi parlamentari è stata enorme, minacciando anche di non dare più la fiducia al governo se non avessero fatto questo passo indietro. Quindi ribadisco che non si può parlare di vittoria, bensì di ristabilire giustizia per questo cruciale argomento, il quale è necessario che sia affrontato in modo progressista come stanno facendo altri Paesi del mondo.

A Vienna negli scorsi giorni si è tenuta la riunione finale della Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti prima del voto di dicembre e l’Europa pare ancora incerta sulla rivalutazione della cannabis. Che scenario aspettarsi dal punto di vista comunitario?
Credo sia necessario che, dal punto di vista europeo, siano tutelati in primis i cittadini europei, gli attori coinvolti direttamente nel mondo della cannabis e non solo l’industria farmaceutica. Mi riferisco ai pazienti, ai malati, agli agricoltori e agli imprenditori del settore. Ritengo, quindi, necessario che anche l’Italia faccia la sua parte intraprendendo azioni che siano in reale controtendenza con quanto visto nelle scorse settimane.

Rimanendo sul tema nazionale, cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime settimane in merito al tema della cannabis?
Per quanto riguarda l’Italia è necessario un gesto di maturità e di comprensione reciproca tra i partiti di maggioranza. Qualcosa già si è mosso per cercare di portare quanto prima, presumibilmente per gennaio prossimo, nelle commissioni e poi alla Camera un testo che regolamenti finalmente la cannabis. L’idea è che sia finalmente aperto un dibattito onesto nei confronti di questo argomento uscendo dai dogmi del proibizionismo attualmente in auge. Come è noto abbiamo depositato il Manifesto Collettivo con l’adesione di 30 parlamentari della maggioranza. Sperando si cresca nelle adesioni, ritengo questo il miglior punto di partenza sul quale costruire un dibattito per riformare definitivamente questo settore.

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