Cannabis light, via libera alla vendita sotto lo 0,5%. Luca Marola: "Abbiamo vinto"

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Cannabis light, approvato l’emendamento della maggioranza, firmato da M5S, LeU e Pd, che consente il commercio di canapa con una soglia di Thc dello 0,5%, della biomassa e dei preparati al Cbd. Dopo quasi 2 anni e mezzo, il settore si libererà da problemi legali e sequestri continui. Sul tema della cannabis light odierno abbiamo intervistato Luca Marola, fondatore di Easyjoint e attivista storico del mondo della cannabis.

In un emendamento alla manovra approvato durante la notte è arrivato il via libera alla vendita della cannabis light in Italia. Fino ad oggi chi la commercializzava era esposto a rischi legati a controlli sulla quantità di THC presente nella sostanza e capitava che qualcuno subisse sequestri da parte delle forze dell’ordine e pure procedimenti penali. Diversi sono stati i casi in Italia che hanno messo in ginocchio diverse realtà di settore, le quali avevano investito molti propri risparmi per avviare un’attività collegata alla filiera della cannabis light.

Il testo approvato nella notte al Senato (e proposto dai senatori Francesco Mollame, Matteo Mantero,  Daniela Sbrollini, Loredana De Petris, Monica Cirinnà e Paola Nugnes) ha fatto chiarezza , focalizzandosi proprio sulla richiesta di riforma avanzata dalla magistratura. Parte dall’utilizzo della sostanza come biomassa arriva poi anche agli shop che vendono cannabis light. La nuova norma, prevede intanto una tassazione di 0,4 euro per grammo sul prodotto finito. E questo è un primo passo. Poi però si fa chiarezza sulla quantità di thc massima che devono contenere questi prodotti. Deve essere tassativamente inferiore allo 0,5%. Nelle norme applicate fino ad ora questa percentuale variava a seconda della fonte tra lo 0,2 e lo 0,5% e questo causavano non pochi problemi e fraintendimenti. Infine, l’emendamento, aggiunge che della canapa light non solo è possibile la coltivazione (già prevista dalla legge 242 del 2016) ma anche la vendita.
 
Abbiamo intervistato Luca Marola, attivista per la cannabis da oltre 18 anni e fondatore di Easyjoint, prima realtà italiana a commercializzare le infiorescenze della c.d. cannabis light, aprendo il mercato ad un settore che sta dando posti di lavoro a diverse migliaia di persona in tutto il Paese, con tantissime realtà che nascono giorno dopo giorno. Luca Marola, oltre ad aver lanciato il mercato della cannabis light, è anche attivista dei Radicali e titolare del Canapaio Ducale di Parma, un piccolo negozio che vende cannabis light e dal 2002 prodotti derivati dalla canapa.
A distanza di circa 2 anni e mezzo dal lancio di Easyjoint finalmente possiamo dire di essere arrivati ad un punto di svolta.
Abbiamo vinto, perché tutto ciò che chiedevamo due anni e mezzo fa è stato finalmente accettato. La legge è stata corretta, è stata finalmente inserita la possibilità di messa in commercio del prodotto ed un limite di THC come riferimento (sotto lo 0,5%). In questo modo il mercato, che abbiamo creato e si sta sviluppando nel nostro Paese, potrà finalmente vivere una vita più serena.
Quali pensieri positivi e prospettive in vista dell’operatività di questo emendamento previsto nel gennaio 2020?
Credo che vadano tenute presente due importanti considerazioni:
1) Abbiamo creato un’attenzione a livello internazionale sulla tematica e finalmente possono arrivare tutti i finanziamenti previsti dall’Estero, i quali erano rimasti impantanati a causa della situazione di stasi in Italia.

2) Tutti i processi, penso a Macerata oltre che qua a Parma e in altre località italiane, con annessi sequestri di materia prima e intere attività verranno lentamente a cadere e fiumi di erba dissequestrata potranno finalmente tornare sul mercato italiano.

Luca Marola Cannabis light
Luca Marola alla Camera dei Deputati nel 2017

In quasi un ventennio da attivista nel mondo della cannabis hai potuto assistere a molteplici fasi degli approcci che l’Italia ha avuto sulla tematica, pensi che si possa iniziare a fare un ragionamento per una legalizzazione in un futuro prossimo?
Il motivo per cui noi si è messo in piedi l’iniziativa politica con la c.d. cannabis light era quello della normalizzazione della cannabis. Toccarla, vederla e parlarne con tanto di negozi a tema e persone perbene appassionate in tutta Italia si è creato una sorta di esempio plastico di come potrebbe funzionare una legalizzazione. Credo che la strada imboccata possa decisamente essere quella giusta, per cercare di portare ad una maggioranza di italiani favorevoli a questo avvento. Questa opera di normalizzazione e socializzazione della cannabis credo che sia indispensabile per contrastare la assurda campagna proibizionista promossa dalle destre, Salvini e alcuni soggetti come Pignataro. Sarebbe importante che anche tra alcuni attivisti antiproibizionisti da tastiera, che hanno anche oggi criticato il fatto di “accontentarsi” di un basso limite di THC, venga assunto un atteggiamento di maggiore consapevolezza dell’importanza della battaglia vinta oggi. Mi riferisco al fatto che la pericolosità di una normalizzazione della cannabis, mediante la c.d. cannabis light, è stata fin dal principio compresa da Salvini e Giovanardi, i quali continuano ad essere spaventati che questo passo potrebbe portare alla legalizzazione.
Luca Marola con Marco Pannella

Il quadro politico finalmente ha portato ad una convergenza, dopo vari mesi di poco o nulla che è avanzato sulla tematica…
Ho vissuto la situazione in prima persona, seguendo da vicino gli aggiornamenti sulla materia, con la presenza di emendamenti non calendarizzati ed esplicati nel modo corretto. Con una successiva spiegazione ben chiara della norma e ottenuto il parere favorevole del Governo è stato raggiunto quanto indispensabile per il passo in avanti. Per fortuna sono stati superati anche i molteplici arrivismi che sono presenti anche all’interno dei partiti di maggioranza, i quali inizialmente sembrava tenessero maggiormente a mettere un proprio cappello sull’emendamento singolo che una vera utile convergenza.

Dal lato industriale, tenendo presente le tantissime realtà agricole e commerciali presenti possiamo maggiormente credere ad una rinascita ecologica per la canapa?
L’Italia per la canapa è dotata tradizionalmente del miglior terreno per coltivarla ed eravamo i migliori già negli anni ’50, seppur lo scopo era prettamente tessile allora. Noi possiamo attualmente essere il fenomeno europeo della cannabis, con il meraviglioso territorio fertile per la pianta che possediamo. Ho potuto apprendere, da colleghi statunitensi esperti di cannabis terapeutica, che la Calabria si trova al medesimo parallelo del triangolo d’oro della cannabis presente alla Contea di Emerald in California. Gli stessi americani mi hanno puntualizzato che la situazione geografica e geologica dell’Italia potrebbero essere ancora più favorevoli per lo sviluppo della coltivazione di importanti varietà di cannabis.

Luca Marola, quali sono le tue personali conclusioni per la giornata di oggi?
Missione compiuta. Due anni e mezzo fa ho individuato le problematiche delle legge, ho messo su un’azienda per la commercializzazione di un prodotto che ha mandato in cortocircuito la politica, la magistratura, le istituzioni e il dibattito pubblico e, a distanza del tempo che è passato, sono riuscito a dimostrare la bontà dell’iniziativa e della battaglia.

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