Il growing ha fatto boom

Exitable
24 Feb 2015

In Italia i grower di marijuana aumentano di giorno in giorno: i numerosi campi incolti che caratterizzano la nostra penisola starebbero tornando a nuova vita grazie alla coltivazione illegale di cannabis.


In Italia i grower di marijuana aumentano di giorno in giorno: i numerosi campi incolti che caratterizzano la nostra penisola starebbero tornando a nuova vita grazie alla coltivazione illegale di cannabis.

In Italia i grower di marijuana aumentano di giorno in giorno: i numerosi campi incolti che caratterizzano la nostra penisola starebbero tornando a nuova vita grazie alla coltivazione illegale di cannabis. Il mese scorso è scattata una maxi-operazione di Polizia per individuare coltivazioni e serre clandestine. In questo test limitato solo a Torino e provincia, i Carabinieri hanno scoperto piantagioni di piccole, medie e grandi dimensioni. Normale routine repressiva che però stavolta ha reso un quadro diverso dalla solita filiera che caratterizza il narcotraffico. Tra gli arrestati o i denunciati ci sono infatti agricoltori di professione, disc-jockey, assicuratori, commercianti, universitari, attivisti dei centri sociali. Età dai 20 ai 60 anni. Incensurati e, salvo le solite eccezioni, con profili personali lontanissimi dai soliti cliché. 

Gente normale che però è in grado di coltivare secondo tutte le prescrizioni tecniche: la marijuana sequestrata è infatti di qualità elevata, con una resa e un principio attivo molto alto. I più organizzati hanno creato una linea di produzione che va dalla coltivazione, all’essiccazione, al taglio e al confezionamento delle dosi, in vari format. Qualcuno addirittura “firma” il prodotto con un logo particolare, per non perdere l’effetto identitario e per fidelizzare ulteriormente il consumatore. Raramente però si trasformano in pusher. «Nel corso delle indagini - spiegano gli investigatori dell’Arma - abbiamo constatato che, quasi sempre, la droga viene distribuita da una rete scollegata dal racket, che invece continua ad importare lo stesso tipo di stupefacente dai Paesi tradizionalmente produttori». 

Ma quanti agricoltori vanno convertendo le loro coltivazioni verso la canapa e di conseguenza (ahinoi!) l'illegalità? Secondo le forze dell'ordine sono parecchi: le operazioni in corso in questi mesi sarebbero solo la punta di un iceberg. Se nel torinese c'è dunque chi ha già cominciato – evidentemente a suo rischio –, nel resto d'Italia i coltivatori chiedono a gran voce di poter convertire le loro colture a favore della canapa per scopi terapeutici. La crisi economica li ha messi a dura prova, dall’Emilia Romagna alla Puglia ci sono migliaia di serre abbandonate, spazzate via dalla globalizzazione e dalla tendenza a importare fiori e ortaggi, provenienti dai paesi in cui la manodopera costa meno. «Coltivare marijuana a uso terapeutico è l’unica soluzione per non scomparire», dice Germano Gadina, presidente di Coldiretti Liguria. Stando al recente studio pubblicato dalla Coldiretti la campagna italiana potrebbe mettere a disposizione da subito mille ettari di terreni protetti: ambienti chiusi, dove possono essere effettuate le procedure di controllo per evitare il rischio di abusi. 

In attesa del via libera su vasta scala della coltivazione di “cannabis indica” a scopo terapeutico, in Italia la coltivazione della variante “canapa sativa” sta già spopolando. Nel 2014 c’è stato un aumento del 150 per cento dei terreni coltivati con questa varietà di canapa: le aziende agricole coinvolte nella semina sono passate da 150 a 300, gli ettari coltivati erano 400 lo scorso anno e adesso sono oltre mille. Un vero boom.

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