Semitalia: giustizia è fatta

Soft Secrets
01 Jul 2011

Assolti con formula piena perché il fatto non sussiste. Marco Gasparrini e Luigi Bargelli, i titolari di Semitalia.it, il portale web per la vendita di semi di marijuana, sono stati assolti dal giudice per le udienze preliminari di Firenze Moneti dalle accuse di istigazione al consumo di stupefacenti e di istigazione alla coltivazione di piante vietate


Assolti con formula piena perché il fatto non sussiste. Marco Gasparrini e Luigi Bargelli, i titolari di Semitalia.it, il portale web per la vendita di semi di marijuana, sono stati assolti dal giudice per le udienze preliminari di Firenze Moneti dalle accuse di istigazione al consumo di stupefacenti e di istigazione alla coltivazione di piante vietate.

Gli inizi

Una vicenda giudiziaria spinosa, cominciata nel 2005 con le prime assurde inchieste e continuata nel peggiore dei modi lo scorso 28 aprile 2010, con l’arresto dei due imprenditori, la messa sotto sequestro del sito internet e la requisizione di tutta la merce presente nei magazzini a loro intestati.

In un’inspiegabile applicazione della custodia cautelare, Marco e Luigi hanno trascorso ben 18 giorni nel carcere di Sollicciano per quello che a tutti gli effetti non potrebbe essere altro che un reato d’opinione – sempre che di reato si possa parlare. “Un’esperienza tremenda”, dissero all’epoca i due interessati, frutto di un’inchiesta condotta dalla procura di Bolzano e, poi, trasferita per competenza a quella fiorentina, per decisione del Tribunale del Riesame.

Proprio a Firenze Marco e Luigi hanno avuto conferma che la loro attività era perfettamente nella norma. Stando alla legislazione vigente i semi di marijuana sono esclusi dalla nozione legale di Cannabis, ciò significa che questi non sono da considerarsi sostanza stupefacente (L. 412 del 1974, art. 1, comma 1, lett. B; Convenzione unica sugli stupefacenti di New York del 1961 e tabella II del decreto ministeriale 27/7/1992).

In Italia la coltivazione di marijuana è, come tutti sappiamo, vietata (artt. 28 e 73 del DPR 309/90) a meno che non si sia in possesso di apposita autorizzazione (art. 17 DPR 309/90). Pertanto i semi venduti attraverso attività commerciali potranno essere utilizzati esclusivamente per fini collezionistici e per la preservazione genetica.

Questi semi sono commercializzati con la riserva che essi non siano usati da terze parti in conflitto con la legge e chi commercializza tali prodotti solitamente si solleva da ogni e qualsiasi responsabilità derivante dall’uso improprio della merce venduta. Consapevoli di questi assurdi ma (ahinoi) sussistenti paletti legislativi, i proprietari di Semitalia.it avevano appositamente introdotto un disclaimer che avvertiva i potenziali acquirenti, ma per i giudici trentini questo non è bastato.

L’oscurantismo che tutt’oggi attanaglia le modalità attuative delle nostre istituzioni ha fatto sì che Marco e Luigi venissero citati in giudizio e accusati di proselitismo nonostante avessero seguito alla lettera la normativa al momento della costituzione della loro impresa.

“Il reato d’istigazione all’uso di sostanze stupefacenti non può reggere se si legge la condotta di Semitalia.it alla luce del suo essere semplicemente un’azienda che, in quanto tale, promuove i suoi prodotti„

Se la vendita in sé appunto è legale, farlo alla luce del sole ­– magari via Internet con una società regolarmente registrata con quell’oggetto sociale, come Semitalia – diventa automaticamente un reato d’opinione. Un’assurdità sia dal punto di vista giuridico che logico: sarebbe come accusare di istigazione a delinquere un negoziante di casalinghi perché vende coltelli, utilizzati a volte per commettere reati.

Gli sviluppi

Eppure è successo e, nonostante nel fascicolo che li riguardava ci fossero già state ben due assoluzioni, il Tribunale di Bolzano ha ritenuto necessario procedere con modalità che travalicano lo stato di diritto, arrestando due incensurati per quello che si configurava come un semplice reato d’opinione.

Sebbene una certa parte del Paese creda, con il nostro (speriamo ancora per poco) Premier, che la magistratura è un “cancro da estirpare”, la legge è pur sempre legge e basandosi esclusivamente su questa i giudici fiorentini hanno dato ragione ai ragazzi di Semitalia.it, assolvendoli con formula piena e facendo finalmente giustizia su una vicenda che aveva dell’assurdo.

L'avvocato difensore di Marco e Luigi, Carlo Alberto Zaina del foro di Rimini, commenta così la sentenza resa lo scorso primo giugno: “Con oggi, si consolida l'orientamento giuridisdizionale sulla vendita di semi. Questa attività – continua –  non accompagnata da strumenti di magnificenza sull'uso di sostanze stupefacenti e sulla coltivazione, non è reato per la legge italiana, nonostante le opinioni di pensiero e, - aggiunge il legale - , anche qualora ci fossero strumenti legati alla coltivazione, per la legge italiana rimane sempre nei limiti della legalità”.

Il giudizio di assoluzione è poi arrivato in sede di udienza: lo stesso pubblico ministero Cutrignelli – titolare dell’inchiesta per la Procura di Firenze – di fronte al giudice Moneti ha chiesto l'assoluzione appunto perché il reato non sussiste, ed ha accorciato così i tempi di uno scontro legale che, stando all’attuale legislazione in materia, non avrebbe portato che a questo esito positivo.

Difatti Marco Gasparrini e Luigi Bargelli non potevano essere imputati di alcunché: il reato d’istigazione all’uso di sostanze stupefacenti non può reggere se si legge la condotta di Semitalia.it alla luce del suo essere semplicemente un’azienda. Un’azienda che in quanto tale promuove un suo prodotto – tra l’altro assolutamente legale – come qualsiasi altro commerciante capace fa con la propria merce.

Purtroppo però la battaglia alla canapa rientra in una guerra che va oltre il comune raziocinio per abbracciare la più bieca ideologia. Qui in Italia la suddetta ideologia scade inevitabilmente nella politica – le assurde polemiche sul nuovo sindaco di Milano, Giuliano Pisapia ne hanno dato la triste misura – e non è difficile leggere l’accanimento contro Semitalia anche in questa chiave. Giustizia però è stata fatta e ci auguriamo che il trend imposto dalla Procura di Firenze possa essere utile in visione di quelli che, già lo sappiamo, saranno altri “casi Semitalia”.

Per una buona notizia che arriva ce n’è però quasi sempre una cattiva, e ora che l’avvocato dei due imprenditori farà istanza per ottenere la revoca del sequestro delle riserve di semi e del sito internet, Marco e Luigi non sanno ancora se riapriranno l’attività: “Il danno economico e di immagine che abbiamo subito è enorme – spiega il primo, che è oltretutto vicepresidente in quota Pd di Vicchio, un comune del Mugello – e sarà molto difficile ripartire”.

Noi di Soft Secrets siamo certamente vicini ai due imprenditori toscani e, nel congratularci con loro per la buona riuscita di quella che a tutti gli effetti è stata un’odissea giudiziaria in piena regola, ci auguriamo che la loro attività possa riprendere nel migliore dei modi. E senza ovviamente altri inutili intralci. Cheers!

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